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Ue, più poteri al Consiglio e agli Stati sovrani: l’Europa di Meloni chiude al sogno federale

Al castello di Alden Biesen i 27 si sono concentrati sul vertice europeo di marzo che dovrà fissare scadenze e mandati su competitività, prezzi dell’energia e semplificazione. I moniti di Letta e Draghi, le mosse di Meloni (e chi non ha gradito)

Ue, più poteri al Consiglio e agli Stati sovrani: l’Europa di Meloni chiude al sogno federale

Tra i viali del castello di Alden Biesen le delegazioni si affrettano per prendere posto nella sala allestita del “retreat” pensato e voluto dal presidente del Consiglio Ue, Antonio Costa. I leader dei 27 escono allo scoperto per sistemarsi sul podio della foto di famiglia. Ma vedendo il body language della premier italiana Giorgia Meloni è difficile non andare con la memoria a una celebre battuta del Jep Gambardella nel film di Sorrentino La grande Bellezza. “Io – sentenzia Gambardella – non volevo solo partecipare alle feste. Volevo avere il potere di farle fallire”. È un può questo il “mantra” che sembra seguire la premier italiana che da alcuni mesi prima con il dossier sui migranti e ora su quello della competitività sta sistematicamente oscurando con formati a geometria variabile le riunioni preparate dallo staff del presidente Costa che ai suoi più fidati collaboratori non avrebbe nascosto un certo disappunto.

Ultimo atto il “ritiro” informale nel castello di Alden Biesen preceduto nella mattina da un prevertice al quale hanno preso parte ben 19 Paesi più la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. Non senza una coda polemica con Madrid e Dublino che hanno criticato l’Italia per il mancato invito.

Il Governo spagnolo di Pedro Sanchez ha infatti protestato con l’Esecutivo italiano di Meloni per aver organizzato una riunione preliminare con diversi leader europei prima del summit europeo informale giudicandolo “inappropriato e divisivo”. La Spagna non chiedeva tanto di essere invitata ma riteneva che questo tipo di iniziative “minino i principi fondamentali dell’Ue e, invece di avvicinare le soluzioni, le allontanino”. El Pais ricostruisce, citando fonti governative, che la trattativa per organizzare il pre-summit “si è svolta a livello di sherpa e, quando si è iniziato a preparare l’incontro, la Spagna ha comunicato che non riteneva opportuno tenere incontri preliminari escludendo alcuni Paesi. A quel punto, l’Italia ha deciso di non invitare la Spagna, che era contraria all’incontro”. Palazzo Chigi ha smorzato i toni ricordando che i premier Sanchez e Meloni “hanno avuto modo di confrontarsi a margine dell’incontro informale dei leader Ue» e Sanches «non ha sollevato alcuna questione”.

Anche l’Irlanda ha criticato il fatto di non essere stata invitata. “Non ne capisco la necessità” ha affermato il primo ministro irlandese Micheal Martin, anche perché “quello di oggi è un vertice lungo e impegnativo”. Costa, ha aggiunto Martin “era molto ansioso di avere un’intera giornata qui per discutere di concorrenza e di competitività in Europa. E penso che questo sia un aspetto positivo”.

I 27 si sono comunque concentrati sul modo migliore per preparare il vertice europeo di marzo che dovrà fissare scadenze e mandati precisi sui temi della competitività, dei prezzi dell’energia e della semplificazione secondo una road map ben definita.

“Ciò di cui abbiamo bisogno ora è un percorso chiaro per completare il Mercato Unico con risultati rapidi e risultati concreti già nel 2026-27-28″. Così avrebbe ricordato l’ex premier Enrico Letta ai 27 ai leader Ue. “Abbiamo bisogno di un accordo interistituzionale che garantisca una corsia preferenziale per le misure chiave necessarie per – ha proseguito Letta – completare il Mercato Unico, approvato al più alto livello politico. Possiamo chiamarlo One Market Act, nello spirito dei primi giorni del Mercato Unico. Ora è il momento di costruire un Mercato Unico. Un’Europa Unica. Un mercato Unico”.

Anche l’ex presidente della Bce ed ex premier Mario Draghi, autore nel settembre del 2024 di un rapporto sulla competitività, ha insistito sulla necessità di accelerare sugli investimenti. Draghi ha chiesto uno sforzo di coraggio perché i tempi in cui il declino economico e di “potenza” dell’Unione europea può diventare un dato strutturale sono più rapidi di quanto si immagini. Rispetto a quanto venne pubblicato il suo rapporto le condizioni dell’economia “sono peggiorate”, ha detto l’ex premier ed ex presidente della Bce.

Quanto a Giorgia Meloni, ha parlato senza mezzi termini di un motore italo-tedesco della Ue che non vuole “escludere nessuno” e si è concentrata sui prezzi dell’energia. Servono risposte a livello nazionale, dice la presidente del Consiglio, “come la misura molto articolata che porteremo in Consiglio dei ministri la prossima settimana. Ma servono anche risposte a livello europeo, perché è il tema più serio che mette a repentaglio la competitività».

Ma è sull’architettura complessiva delle istituzioni europee che Meloni insiste perché vengano dati maggiori poteri al Consiglio in modo da ridurre i poteri della Commissione e la sua burocrazia. Un’Europa sempre più intergovernativa che chiude ogni speranza a chi finora aveva lottato e sperato in un’Europa federale.

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