La Camera dei Deputati ha approvato in terza lettura la riforma costituzionale che introduce la separazione delle carriere dei magistrati, con 243 voti favorevoli e 109 contrari. Hanno votato a favore tutte le forze di centrodestra e Azione, mentre le opposizioni si sono espresse compatte contro. Il provvedimento, promosso dal ministro della Giustizia Carlo Nordio e sostenuto con forza da Forza Italia, passa ora al Senato per la quarta e ultima votazione.
Non essendo stata raggiunta la maggioranza dei due terzi, la riforma della Giustizia dovrà comunque passare per il referendum confermativo.
Riforma della giustizia: cosa è successo alla Camera
La seduta a Montecitorio non è stata priva di tensioni. Dopo il voto favorevole, i banchi della maggioranza hanno applaudito, gesto che ha suscitato la protesta delle opposizioni. Ne è nata una bagarre che ha costretto il presidente d’Aula a sospendere brevemente i lavori.
Il vicepremier Antonio Tajani ha negato di aver applaudito e ha accusato esponenti di Pd e M5S di essersi avvicinati ai banchi del governo con atteggiamenti minacciosi. La premier Giorgia Meloni, invece, ha definito la riforma “storica” e ha ribadito che il governo andrà avanti con determinazione. Di segno opposto le parole della segretaria del Pd Elly Schlein, che ha parlato di “governo ossessionato dal potere” e ha annunciato una battaglia politica fino al referendum.
Separazione delle carriere: cosa prevede la riforma della Giustizia
Il cuore del provvedimento è la netta divisione tra giudici e pubblici ministeri. Oggi un magistrato può cambiare ruolo una sola volta nei primi dieci anni di carriera, sebbene sia una scelta molto rara. Con la riforma questo non sarà più possibile: ciascun magistrato dovrà scegliere all’inizio della carriera se diventare giudice o pubblico ministero e non potrà più cambiare ruolo. Secondo i sostenitori, questa novità renderà più chiara e netta la divisione dei ruoli; per le opposizioni, invece, rappresenta un attacco all’autonomia dei magistrati e un tentativo di subordinare i pubblici ministeri all’esecutivo.
Con carriere divise, anche il Consiglio superiore della magistratura cambia volto: nasceranno due Consigli separati, uno per i giudici e uno per i pm, entrambi presieduti dal presidente della Repubblica e con mandato di quattro anni. Il Capo dello Stato e il procuratore generale della Corte di Cassazione resteranno membri di diritto, mentre gli altri saranno scelti in parte tramite sorteggio: per la parte laica da elenchi di avvocati e professori con almeno quindici anni di esperienza predisposti dal Parlamento, per la parte togata tra magistrati giudicanti e requirenti. L’obiettivo dichiarato della maggioranza è limitare l’influenza delle correnti interne alla magistratura.
Un’altra novità rilevante riguarda la disciplina dei magistrati. La competenza, oggi in capo al Csm, verrà trasferita a un nuovo organo, l’Alta Corte disciplinare. Sarà composta da quindici membri: tre nominati dal presidente della Repubblica e gli altri estratti a sorte da liste predisposte dal Parlamento e tra magistrati giudicanti e requirenti. A presiederla sarà un magistrato scelto dal Capo dello Stato o dall’elenco parlamentare.
Referendum confermativo: come funziona e quando si voterà
Poiché la riforma non ha ottenuto i due terzi dei voti in Parlamento, scatterà automaticamente la possibilità di sottoporla a referendum confermativo. Questo tipo di consultazione popolare, a differenza del referendum abrogativo, non richiede quorum: sarà sufficiente che i cittadini esprimano un sì o un no alla riforma per renderla valida, indipendentemente dall’affluenza alle urne. Secondo l’articolo 138 della Costituzione, la richiesta di referendum può essere avanzata entro tre mesi da un quinto dei membri di una Camera, da 500mila elettori o da cinque Consigli regionali.
Le opposizioni hanno già annunciato che presenteranno la richiesta, mentre la maggioranza non esclude di partecipare per dimostrare sicurezza nel risultato. Il ministro Tajani ha dichiarato che Forza Italia è pronta a organizzare i comitati per il sì. La consultazione è attesa tra aprile e giugno 2026 e rappresenterà il passaggio finale prima dell’eventuale entrata in vigore della riforma.
Quanti tipi di referendum ci sono in Italia?
In Italia i referendum sono strumenti di democrazia diretta che permettono ai cittadini di esprimersi su leggi o riforme senza intermediari. La Costituzione prevede principalmente tre tipi: il referendum abrogativo, per cancellare leggi o atti aventi forza di legge; il referendum costituzionale o confermativo, che serve a sottoporre all’approvazione popolare modifiche della Costituzione o leggi costituzionali; e il referendum territoriale, che riguarda la fusione, la creazione o il passaggio di regioni, province e comuni. Oltre a questi, a livello pratico esistono anche i referendum consultivi o di indirizzo, che raccolgono l’opinione dei cittadini su questioni politiche senza vincolare la legge successiva.
Le prossime tappe della riforma della giustizia
Entro fine 2025 il Senato sarà chiamato ad approvare in quarta e ultima lettura il testo della riforma della Giustizia. Si tratta di un iter più complesso rispetto a una legge ordinaria, perché la modifica della Costituzione richiede due votazioni a distanza di almeno tre mesi in ciascuna Camera. Dopo l’ok di Palazzo Madama scatterà ufficialmente la procedura che porterà al referendum confermativo. La campagna referendaria accompagnerà dunque buona parte del 2026 e il voto dei cittadini deciderà se la riforma entrerà definitivamente in vigore.
La maggioranza di centrodestra considera il referendum un banco di prova politico e confida che gli italiani premieranno la scelta di separare le carriere dei magistrati. Le opposizioni, invece, puntano a trasformarlo in uno strumento per fermare la riforma e rilanciare la battaglia sul terreno dei diritti e dell’equilibrio tra i poteri dello Stato.