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Schlein dove vai, se il centro non ce l’hai? L’autolesionismo della sinistra-sinistra e la sua incorreggibile allergia al riformismo

L’incontro dei quattro leader della sinistra-sinistra senza la presenza dei riformisti è un pessimo segnale per le sorti del centrosinistra che rischia di farsi male da solo regalando al centrodestra la vittoria nelle prossime elezioni politiche

Schlein dove vai, se il centro non ce l’hai? L’autolesionismo della sinistra-sinistra e la sua incorreggibile allergia al riformismo

Chissà cosa avrebbe mai pensato Nino Andreatta, economista di raffinata cultura e politico lungimirante degli anni Ottanta, se entrando ieri nella Costanza Hostaria, il suo ristorante romano preferito che gli riservava sempre un tavolo vicino all’ingresso, avesse incontrato i quattro amici al bar della sinistra-sinistra: Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni Probabilmente avrebbe fatto loro una lezione di sano riformismo e avrebbe raccomandato di ripassare l’aritmetica della scuola elementare perché i numeri sono numeri e tutti i sondaggi elettorali dicono che, sommando solo i voti attribuiti al Pd, ai Cinque Stelle e Avs ma dimenticando le formazioni del centro riformista, la sinistra-sinistra non vede Palazzo Chigi nemmeno con il binocolo. Romano Prodi, che di Andreatta è stato il discepolo più importante, ha provato a spiegarlo anche l’altro giorno a Schlein: “Cara Elly, se non allarghi il campo al centro e ai riformisti, puoi scordarti la vittoria alle prossime elezioni politiche” del 2027 che saranno fondamentali anche per la scelta del nuovo Presidente della Repubblica nel 2029. Ma l’incontro alla Costanza Hostaria dei della sinistra-sinistra è un segnale che va nella direzione opposta, rimarca il carattere identitario dell’ala massimalista della sinistra e rispolvera la politica dei veti non solo nei confronti della Casa riformista di Matteo Renzi ma di tutti i gruppi riformisti potenzialmente disponibili a far parte a far parte dello schieramento di centrosinistra (da +Europa ai civici di Onorato, al gruppo di Ruffini e tanti altri). Schlein cerca ora di addolcire l’ennesimo passo falso promettendo un secondo giro di tavolo con i riformisti, ma c’è un punto dirimente che non può essere risolto tra un bicchiere e l’altro ed è la visione del mondo, il progetto e il programma dello schieramento che vorrebbe candidarsi a rappresentare l’alternativa al centrodestra. O Schlein e soci si convincono che i voti riformisti non sono un gentile orpello e che le proposte dei riformisti devono avere pari dignità della sinistra-sinistra o alle prossime elezioni avranno amare sorprese. Perchè gli italiani non sono sciocchi e sanno distinguere tra una piattaforma realmente riformatrice e una massimalista malamente mascherata da qualche goccia di riformismo.

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