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Polonia, grande voglia di lingotti d’oro: Varsavia ha più riserve della Bce e un piano da 700 tonnellate

La Banca nazionale polacca ha già accumulato oltre 76 miliardi di dollari in oro e vuole arrivare a 700 tonnellate. In un mondo di guerre, sanzioni e dollaro incerto, l’oro resta il “bene rifugio” preferito dalle banche centrali: stabile, liquido e immune alle tensioni politiche

Polonia, grande voglia di lingotti d’oro: Varsavia ha più riserve della Bce e un piano da 700 tonnellate

Un nuovo attore domina la corsa globale all’oro: la Polonia. La Banca nazionale polacca (Nbp) ha annunciato un nuovo piano di acquisti che porterà le riserve auree del Paese a 700 tonnellate, dalle 550 tonnellate registrate a fine 2025. Un incremento superiore al 27% che, secondo la banca centrale, consentirà a Varsavia di entrare “nell’élite dei dieci Paesi con le maggiori riserve d’oro al mondo”.

Non è stato fissato un calendario preciso, ma la portata dell’operazione è già misurabile: 150 tonnellate di oro, ai prezzi correnti, costerebbero oltre 23 miliardi di dollari. E il valore complessivo delle riserve polacche supera oggi 76,5 miliardi di dollari, confermando la centralità crescente del metallo giallo nella strategia di Varsavia.

Oro come scudo: la scelta di Varsavia

La scelta di Varsavia non nasce dal caso, ma da un contesto internazionale che ha rimesso in discussione molte certezze. Guerre, sanzioni, tensioni tra grandi potenze e mercati sempre più volatili hanno riportato l’oro al centro delle politiche monetarie. Negli ultimi 18 mesi il prezzo del metallo è raddoppiato, spinto soprattutto dalla domanda ufficiale Il 20 gennaio, l’oro ha superato i 4.860 dollari l’oncia, un record storico alimentato anche dal crescente braccio di ferro tra Stati Uniti ed Europa sul futuro della Groenlandia, che ha spinto gli investitori verso i beni rifugio.

In questo scenario, Varsavia ha deciso di accelerare, rilanciando una strategia avviata da anni e ribadita all’inizio di gennaio dal governatore Adam Glapiński. Non si tratta di inseguire un trend speculativo: l’obiettivo è costruire una riserva che garantisca stabilità, credibilità e autonomia finanziaria in un mondo sempre più imprevedibile.

Il sorpasso sulla Bce e la scalata verso la top ten

La Polonia ha già messo un segno indelebile sulla mappa europea. Nel maggio 2025 la Nbp ha annunciato che, per la prima volta, le sue riserve auree avevano superato quelle della Banca centrale europea, ferme a 506,5 tonnellate. Un sorpasso che, pur non alterando gli equilibri monetari dell’Eurozona nel breve periodo, ha un peso simbolico importante, perché avviene in un momento in cui le banche centrali di tutto il mondo tornano a comprare oro per diversificare dal dollaro e proteggersi dalle oscillazioni dei mercati.

Nel primo semestre del 2025 gli acquisti ufficiali globali hanno raggiunto 123 tonnellate, con Uzbekistan, Kazakistan, Cina e Turchia tra i protagonisti più attivi, e molte economie emergenti che puntano a ridurre la dipendenza dal dollaro. In questo contesto la Polonia è salita al dodicesimo posto mondiale nel 2025, subito dietro Paesi Bassi (612,5 tonnellate) e Turchia (644,3 tonnellate), mentre la Bce si posiziona al quattordicesimo posto. Con l’obiettivo delle 700 tonnellate, Varsavia non solo consolida il sorpasso sulla Banca centrale europea, ma entra stabilmente nella top ten globale.

Una strategia costruita nel tempo

L’accumulo di oro da parte della Nbp non è frutto di una scelta improvvisata, ma di una strategia costruita con pazienza e costanza. Nel 1996 la Polonia possedeva appena 14 tonnellate. Nel 2016, anno dell’arrivo di Glapiński, le riserve erano salite a 102 tonnellate. Da allora la crescita è stata costante e più marcata dopo il 2022, in coincidenza con la guerra russo-ucraina e l’intensificarsi delle tensioni geopolitiche.

Le riserve sono passate da 228 tonnellate nel 2022 a 480 tonnellate nel 2024, fino al balzo decisivo del 2025. Nel primo semestre del 2025, secondo il World Gold Council, la Polonia ha acquistato 67 tonnellate, risultando il principale acquirente sovrano al mondo. Nel solo ultimo anno, con un rialzo delle quotazioni superiore al 60%, la Nbp ha accumulato oltre 100 tonnellate.

Il confronto con la Cina è emblematico: Pechino ha aumentato le riserve di circa 24 tonnellate nel 2025, portandole a 2.306 tonnellate, ma l’oro rappresenta solo poco più dell’8% delle sue riserve complessive. In Polonia, invece, il metallo pesa circa il 22%, oltre l’obiettivo interno del 20%.

La Polonia accelera sull’oro: dove sarà custodito?

Secondo Glapiński, circa un terzo dell’oro resterà sul territorio nazionale, mentre il resto sarà suddiviso tra Londra e New York. Il governatore ha anche avvertito che l’impennata dei prezzi non potrà durare all’infinito e che una correzione è possibile. 

Secondo gli analisti, però, il rialzo potrebbe non essere ancora finito. A sostenere la pressione al rialzo contribuiscono l’incertezza sui tassi, un dollaro in flessione e il ritorno delle banche centrali sul mercato dell’oro. Se la Fed dovesse tagliare i tassi prima del previsto, se emergessero nuovi shock geopolitici o se l’economia globale dovesse rallentare, il metallo potrebbe spingersi oltre i 5.000 dollari l’oncia nel corso del 2026. Anche la Cina, con una quota di oro nelle riserve ancora relativamente bassa, ha margini per incrementare gli acquisti, mentre gli Etf restano un canale aperto per la domanda degli investitori privati.

“Nessuno oggi si illude – ha aggiunto Artur Sobon, membro del consiglio di amministrazione della Nbp -. Viviamo in tempi geopoliticamente instabili e lo resteranno. E ogni giorno le decisioni dei principali attori globali – Stati Uniti, Cina e Russia – lo confermano”.

In questo contesto, la scelta di Varsavia appare meno come una scommessa e più come una scelta di Stato: puntare sull’oro per rafforzare la propria sovranità economica e posizionarsi tra gli attori più determinati della nuova geografia delle riserve auree globali.

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