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Mps, ecco cosa cambia ora per azionisti e obbligazionisti

Per tutelare la clientela retail della banca il governo ha varato il decreto “salvarisparmio” – Gli obbligazionisti subordinati saranno tutelati al 100% grazie ad un meccanismo di compensazione – Per gli istituzionali la conversione riconoscerà il 75% del valore nominale dei titoli.

Mps, ecco cosa cambia ora per azionisti e obbligazionisti

Una nuova fase della storia di Mps si è aperta. Dopo il fallimento dell’aumento di capitale da cinque miliardi sul mercato, il Tesoro è diventato il socio di maggioranza dell’istituto senese. Per tutelare la clientela retail della banca il governo ha varato il decreto “salvarisparmio”.

Per il neo premier Paolo Gentiloni si tratta di “una giornata importante, di svolta” per la banca, ma anche “di rassicurazione per i suoi risparmiatori. Mps ha già richiesto di ottenere il sostegno straordinario, le cui modalità d’intervento, come la costituzione del fondo da 20 miliardi, sono state “concordate con le autorità europee”. “L’intervento statale non era sicuramente la prima opzione della banca – ha aggiunto l’Ad di Mps Marco Morelli in un videomessaggio – però ci darà comunque la possibilità di procedere con lo smaltimento accelerato dei crediti deteriorati e di avere una posizione diversa e più forte”. L’intervento dello stato, ha aggiunto, permetterà a Mps di ripristinare un assetto “per quel che riguarda la liquidità, in linea con quella che era la posizione della banca all’inizio del 2016”. Le azioni, i derivati e dieci obbligazioni Mps sono sospese per la seduta di venerdì,oggi. Lo ha comunicato la Consob.

Le tutele
Il decreto su Mps prevede che i 2 miliardi in possesso agli obbligazionisti subordinati retail di Mps siano tutelati al 100%. Il meccanismo di sicurezza prevede che ad essi, saranno assegnate prima azioni e poi obbligazioni ordinarie. L’intervento pubblico farà scattare la conversione forzosa con perdite. Per evitare che il peso di queste perdite si scarichi sui piccoli risparmiatori, lo stesso istituto senese attiverà un meccanismo di transazione per scambiare le obbligazioni in azioni e poi in obbligazioni ordinarie.

In buona sostanza, per salvaguardare il valore delle obbligazioni senza le perdite di conversione previste dalla normativa europea, si metterà in atto uno schema di compensazione che vede la banca scambiare le azioni con obbligazioni ordinarie di valore pari a quello delle subordinate. Sarà il Tesoro, poi, ad acquistare le azioni oggetto dello scambio.

“Al termine della procedura di compensazione orientata a tutelare i risparmiatori – spiga una nota del governo – coloro che inizialmente detengono obbligazioni subordinate si troverebbero quindi a possedere obbligazioni ordinarie, non soggette dunque a perdite. Così in sintesi lo schema di compensazione: 1. La banca propone di scambiare le azioni frutto della conversione delle obbligazioni subordinate con obbligazioni non subordinate di nuova emissione; 2. Il Tesoro acquista le azioni scambiate con le obbligazioni non subordinate di nuova emissione. Il riacquisto delle azioni frutto della conversione dalle obbligazioni subordinate ha lo scopo di prevenire liti giudiziarie connesse alla commercializzazione delle obbligazioni stesse».

Diverso il discorso relativo alla conversione delle obbligazioni Tier 1, quelle sottoscritte per lo più da investitori istituzionali. In questo caso gli la conversione prevede un taglio del 25% del valore nominale; incasseranno quindi solo il 75%.

Il decreto prevede infine la costituzione di un fondo di 20 miliardi per ricapitalizzazioni precauzionali di banche, nel solo caso di deficit patrimoniale derivante da scenario avverso di stress test così come prevede la legge che ha recepito la direttiva europea Brrd (bail in). Dopo Mps, potrebbe essere utilizzato per Popolare Vicenza e Veneto Banca così come per le 4 banche (Banca Etruria, Banca marche, CariFerrara e CariChieti).

In attesa della pubblicazione del decreto, mancano però ancora diversi dettagli non irrilevanti. L’entità dell’intervento del Tesoro per Mps, innanzitutto e poi i prezzi. In base ai calcoli di Equita, ipotizzando che venga riproposto il piano di ristrutturazione di Mps , quindi lo spin-off di 27 miliardi di euro di non performing loans svalutati a 67 centesimi e unlikely to pay a 40 centesimi, senza il coinvolgimento di Atlante nel finanziamento mezzanino della bad bank (1,6 miliardi di euro), l’entità della ricapitalizzazione salirebbe a 6,6 miliardi di euro.
Di questi, 2,5 miliardi verrebbero garantiti dalla conversione di subordinati istituzionali, mentre la ricapitalizzazione pubblica ammonterebbe a 4 miliardi di euro. Ipotizzando un prezzo di conversione dei subordinati in azioni pari a quello di sottoscrizione dell’aumento di capitale dal parte del governo, gli investitori istituzionali controllerebbero il 38% della nuova Mps e il governo il 62%.

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