Meta spinge sull’acceleratore dell’intelligenza artificiale, ma non sempre trova la strada libera. Da un lato, il gruppo guidato da Mark Zuckerberg mette a segno una delle operazioni più ambiziose della sua storia recente, acquisendo la start-up di Singapore Manus, considerata da molti la prossima “DeepSeek cinese”. Dall’altro, in Italia l’Antitrust frena Meta su WhatsApp, bloccando clausole che avrebbero escluso i chatbot AI concorrenti dalla piattaforma.
Due notizie diverse, ma legate da un filo comune: la battaglia per il controllo dell’AI generativa, dei suoi canali di distribuzione e, soprattutto, dell’accesso agli utenti.
Meta compra Manus, un’operazione strategica sull’AI avanzata
Meta ha deciso di rafforzare la propria strategia sull’AI avanzata acquisendo Manus, start-up fondata in Cina e poi trasferita a Singapore, sostenuta da investitori di peso come Tencent, ZhenFund, HSG e, più recentemente, dal fondo americano Benchmark. Il prezzo ufficiale non è stato comunicato, ma secondo fonti vicine al dossier l’operazione valuta Manus oltre 2 miliardi di dollari.
Non è solo una questione di cifre. Si tratta infatti di una rara acquisizione di una società tecnologica asiatica da parte di un big tech statunitense, segnale che la competizione globale sull’AI non guarda più soltanto a Silicon Valley ed Europa, ma sempre più all’Asia.
Meta continuerà a gestire e vendere il servizio di Manus, integrandolo progressivamente nei propri prodotti. Il team – circa 100 persone – entrerà nell’organizzazione del gruppo, con il ceo e co-fondatore Xiao Hong che risponderà direttamente al coo di Meta, Javier Olivan.
Cos’è Manus e perché interessa Meta
Manus è diventata nota all’inizio del 2025 dopo il lancio di quello che definisce il primo agente di intelligenza artificiale generale, progettato non solo per rispondere alle richieste degli utenti, ma per prendere decisioni ed eseguire compiti in autonomia con un numero significativamente ridotto di istruzioni rispetto ai chatbot tradizionali.
In concreto, l’agente AI di Manus è in grado di svolgere attività operative come l’analisi di curriculum, la creazione di itinerari di viaggio, il supporto a decisioni finanziarie di base e l’automazione di attività digitali senza supervisione continua. È il paradigma degli AI agent, che molte aziende del software enterprise, da Salesforce a ServiceNow, considerano il vero salto evolutivo rispetto alla semplice intelligenza artificiale conversazionale.
Secondo la stessa Manus, le prestazioni del suo agente AI supererebbero quelle di DeepResearch di OpenAI. Un’affermazione ambiziosa, rafforzata dal supporto politico e industriale mostrato da Pechino e dalla collaborazione strategica con Alibaba sul fronte dei modelli di intelligenza artificiale.
Un’acquisizione che può portare ricavi subito
Oltre alla tecnologia, Manus porta in dote un elemento molto caro agli investitori: fatturato. La start-up ha generato 125 milioni di dollari di ricavi grazie alla vendita del suo agente AI alle aziende tramite abbonamenti.
In un momento in cui Meta sta spendendo cifre colossali sull’AI, questo aspetto non è secondario. Zuckerberg ha promesso fino a 600 miliardi di dollari di investimenti infrastrutturali negli Stati Uniti nei prossimi tre anni, molti dei quali legati a data center e modelli avanzati. Una strategia che entusiasma gli ingegneri, ma rende più nervosi alcuni investitori, preoccupati per i ritorni nel breve periodo.
Non a caso, il titolo Meta ha chiuso la seduta del 29 dicembre in lieve calo (-0,69%), pur restando in forte crescita su base annua. Nel pre-market segna invece un leggero rialzo.
WhatsApp e chatbot AI, l’Antitrust italiana frena Meta
Mentre Meta espande il suo impero AI a livello globale, in Italia arriva un segnale opposto. Nei giorni scorsi l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha infatti sospeso in via cautelare le nuove condizioni di WhatsApp Business, che avrebbero impedito ai chatbot AI concorrenti di operare sulla piattaforma.
Secondo l’Antitrust, le nuove clausole – in particolare quelle sugli “AI Providers” – rischiavano di escludere dal mercato gli operatori alternativi, lasciando di fatto Meta AI come unico assistente generalista integrato in WhatsApp.
Il provvedimento non entra ancora nel merito definitivo, ma punta a evitare un danno irreversibile in un mercato nascente, dove il fattore tempo è decisivo. In altre parole: se oggi chiudi l’accesso a una piattaforma con milioni di utenti, domani potresti ritrovarti con un mercato già “congelato”.
