Non vogliamo acquisire Generali, non vogliamo mettere becco nella gestione di Generali, la quota in Generali per noi è una partecipazione azionaria e “niente di più”. All’indomani del suo ingresso in pompa magna nel risiko bancario, una mossa attesa da quasi due anni, il ceo di Intesa Sanpaolo Carlo Messina mette in chiaro le sue intenzioni. E lo fa nel corso di una conference call con gli analisti convocata per spiegare la ratio dell’opas da 30,6 miliardi di euro lanciata domenica sera sul Monte dei Paschi e definita come “una grande opportunità strategica, che darà impulso a un’ulteriore crescita e accelererà l’attuazione del nostro piano senza alcun rischio di integrazione”. Nel corso della call, il manager ha sottolineato che l’operazione consentirà di “creare una banca di wealth management da duemila miliardi” e che “posiziona Intesa per un futuro ancora più forte”. “Abbiamo dimostrato di riuscire ad aggregare altre banche, e lo abbiamo fatto con le Venete e con Ubi. Questa operazione con Mps ci consente di crescere ancora. Questa integrazione ha zero rischi“, ha affermato con sicurezza Messina.
Nel frattempo, dopo un cda durato quasi nuove ore, il board di Siena ha preso atto delle offerte e ha fatto sapere che procederà alla valutazione di entrambe le proposte. Mps ha confermato inoltre che tutte le attività di integrazione con Mediobanca procedono in linea con quanto annunciato.
Intesa diventerebbe primo socio di Generali: “Comprato il 3% per non ripetere errori del passato”
Philippe Donnet, alla guida delle Generali da ben quattro mandati, può dormire sonni tranquilli. Almeno per quanto riguarda Intesa. “Se mi chiedete se vogliamo acquisire Generali la risposta è no. Non abbiamo nessuna intenzione di mettere becco nella gestione” del Leone, ha detto a chiare lettere Messina. “Consideriamo la quota in Generali meramente come una partecipazione azionaria e niente di più” ha aggiunto, specificando che “la nostra intenzione è mantenere il 13,3% di Generali” e la quota di utile netto collegata a questa quota.
In realtà, in caso di successo dell’operazione, Intesa diventerebbe primo azionista delle Generali con una una quota non del 13,3% di Generali (la partecipazione in pancia a Mps-Mediobanca, ndr.), ma del 16,3%, considerando anche il 3,01% acquisito direttamente. Un acquisto effettuato “perché vogliamo mantenere il trattamento della quota di Mediobanca, vogliamo mantenere questo livello e per farlo dobbiamo evitare qualche mossa da parte di Generali“, ha spiegato il numero uno di Intesa. Il riferimento è al 2017, quando Generali comprò il 3% di Intesa per proteggersi da eventuali mire di Ca’ de Sass, che a quel punto non avrebbe potuto a sua volta superare il 3% del Leone, pena il congelamento della quota in eccesso. Generali, ha notato infatti Messina, avrebbe potuto “comprare il 3% di Intesa: abbiamo già sperimentato questa strategia, si può fare un errore ma non lo puoi fare una seconda volta”. È quindi “molto meglio avere un 3% di Generali”, interamente coperto da derivati e senza impatti sul capitale e sui valori economici. I derivati, ha concluso, “saranno chiusi alla fine dell’operazione”. L’ingresso di Intesa nell’azionariato rappresenterebbe una svolta per il Leone, considerando che la prima banca italiana con la sua quota metterebbe dietro tutti gli altri soci: Delfin, con il 10,5%, Unicredit con l’8,8%, Caltagirone con il 6,32% ed Edizione con il 4,91%.
Messina: “Di Generali ci interessano gli utili. Unicredit? Se propone partnership non mi oppongo”
Il Leone è stato inevitabilmente al centro della conferenza stampa che il ceo di Intesa ha tenuto nel pomeriggio, durante la quale ha ribadito ai giornalisti che per lui è importante che Generali “sia ben gestita, a me interessa che rimanga una buona azienda ma non ho alcun interesse a essere quello che propone liste per il consiglio di amministrazione”, ha detto.
In quest’ottica, ha spiegato ancora, “se Unicredit vuole proporre una partnership e Donnet è contento, io non mi oppongo. Non ho un atteggiamento negativo nei confronti di Generali e Unicredit, mi interessa la difesa della stabilità. Se altri possono realizzare operazioni con sinergie tanto meglio. A me interessa l’utile netto di Generali che oggi è dentro Mps -Mediobanca”, a maggior ragione perché – ha concluso – la valutazione di Generali oggi è significativa perché ci sono attese di utile elevato.
Messina fiducioso: “Ottimi rapporti con Caltagirone e Delfin, raggiungeremo i ⅔ di Mps”
“Credetemi, penso raggiungeremo la soglia minima” dei due terzi del capitale di Mps “perché credo che tutti gli investitori privati valuteranno positivamente l’operazione. Abbiamo ottimi rapporti con Delfin, Caltagirone e la mia aspettativa è che possano avere un atteggiamento positivo nei confronti di questa transazione”, ha affermato Messina nel corso della conference di presentazione dell’opas su Mps. “La mia aspettativa è che possiamo raggiungere facilmente quel livello e avere il controllo dell’assemblea straordinaria”, ha aggiunto, notando che sebbene l’operazione ovviamente non sia concordata e quindi possa essere considerata non amichevole, “è amichevole per gli azionisti”, ha detto.
“La mia percezione – ha ribadito il manager – è che tutti gli investitori di Mps possano avere una valutazione positiva ma specialmente quelli che hanno quote rilevanti” che apprezzano pagamenti cash, assenza di rischi di esecuzione e una governance stabile, ha rassicurato ancora, negando per di aver aver avuto alcuna interazione con i principali soci dell’istituto toscano.
Messina ha inoltre fatto un confronto con la situazione attuale del Monte dei Paschi, sostenendo che “il piano di Mps non è facile”, che “la struttura di governance del cda ha qualche complessità, diciamo così” e che c’è “qualche complessità anche nel management team”, mentre in Intesa gli azionisti troveranno “un forte management team a una sostenibilità perpetua”. Un’opionione diventata ancora più dura parlando con i giornalisti: “‘Non c’e’ azienda al mondo che può essere gestita con una spaccatura in questo modo”, ha risposto il numero uno di Intesa, rispondendo a domanda sulla governance di Mps e le recenti tensioni con gli azionisti.
Messina: “Quella di Banco Bpm non è un’offerta, è una lettera d’amore”
Durante la call il ceo ha commentato anche l’offerta tra pari di Piazza Meda, che lui però non considera tale: “Quella di Banco Bpm non è un’offerta, penso sia una lettera d’amore”, un ‘ti amo, per favore rispondi alla mia richiesta’, ma non credo che si possa chiamare offerta”, ha affermato ironicamente Messina. “La nostra è una vera offerta”, ha aggiunto, specificando anche che l’ingresso di Intesa nel risiko e l’opas lanciata nella serata di domenica, non sono “una risposta a Banco Bpm”. “Abbiamo lavorato su questa operazione per molto tempo”, anche perché “c’è voluto tempo per definire l’intesa con Unipol”, ha notato ancora.
“Scrivendo quella lettera, Banco Bpm ha cercato di anticipare la nostra operazione. Giuseppe Castagna è un caro amico e mi è stato vicino (il riferimento è alla recente scomparsa della madre di Messina, ndr), ma non condivido questo approccio che ha avuto”, ha concluso.
Messina: “Su operazione Banco Bpm rischio Golden power”
Continuando a commentare la proposta di aggregazione di Banco Bpm a Mps, il ceo di Intesa Sanpaolo ha mostrato anche un’altra perplessità: “Dal mio punto di vista c’è anche un tema Golden power perché se Unicredit è stata considerata un elemento di attenzione nei confronti del risparmio delle famiglie italiane, non penso che possa essere considerata in modo diverso una banca che ha un azionista” estero “che può raggiungere il 30% con un’autorizzazione”. Banco Bpm ha infatti come primo socio Crédit Agricole, con una quota superiore al 22%. Lo scorso anno il Governo italiano è intervenuto a gamba tesa nel risiko italiano, applicando i poteri speciali e costringendo de facto Unicredit – definita all’epoca “una banca straniera” dal segretario leghista Matteo Salvini – a ritirare la sua offerta su Piazza Meda. E sono in molti, compreso Messina, a chiedersi come potrebbe ora lasciare mano libera alla Banque Verte.
L’amministratore delegato di Intesa ha inoltre notato che, essendo da oggi Mps sotto passivity rule per l’ppas della stessa Intesa, se la proposta di Banco Bpm a Siena si dovesse concretizzare entrambe le banche dovranno passare da “un’assemblea straordinaria” e quindi dovrebbero ottenere “una maggioranza significativa” per poter compiere una fusione.
Messina su possibile rilancio Unicredit: “Vince chi offre di più”
Nella conferenza stampa pomeridiana stato chiesto a Messina se si aspetta una possibile controfferta da parte di un “cavaliere bianco”, che potrebbe prendere le forme di Unicredit. “Se qualcuno – ha ribattuto – è disponibile a pagare un premio per cassa più alto di quello che abbiamo messo noi, vuol dire che si giocherà la sua partita. La nostra è un operazione di mercato, non di potere’.
Messina: “Il marchio Mediobanca sarà preservato”
Infine anche un riferimento a Mediobanca. In caso di successo dell’operazione, Intesa otterrà anche il controllo di Piazzetta Cuccia, di cui Mps possiede l’86,35% del capitale. “Il marchio di Mediobanca sarà preservato e valorizzeremo tutte le persone della banca. Mediobanca e le parti non cedute di Monte dei Paschi beneficeranno di una maggiore capacità di investimento e del nostro consolidato know-how nelle integrazioni bancarie”, ha rassicurato chiudendo la call.
La reazione della Borsa
Nel frattempo, come inevitabile che sia, a Piazza Affari l’attenzione degli investitori è tutta sul secondo tempo del risiko bancario. E così, pochi minuti dalla chiusura il titolo Mps vola (+12,2%), seguito a ruota da Mediobanca (+11,4%). Toniche anche Bper (+4,11%), Generali (+1,8%) e Banco Bpm (+0,7%). Riduce le perdite rispetto alle prime ore della giornata Intesa Sanpaolo, che segna -1,6% a 5,5581 euro per azione. Fa peggio Unicredit, che segna -1,85%.
(Ultimo aggiornamento: ore 19,09 di lunedì 8 giugno).
