Condividi

Mercati in attesa della Yellen che stasera svelerà il piano Fed sui tassi

La presidente della Fed dirà se e quando saliranno i tassi americani e la Lagarde predica prudenza: il mercato non si aspetta un rialzo a breve – Btp a 15 anni rende l’1,65% ma lo spread risale a quota 98 – Grecia ancora in bilico – Telecom Italia verso il ritorno all’utile: domani il Cda- Interpump fa shopping – Lazio superstar.

Mercati in attesa della Yellen che stasera svelerà il piano Fed sui tassi

L’attesa finirà stasera, quando il presidente della Fed Janet Yellen svelerà le decisioni della Banca centrale sui tassi. Nel frattempo a Wall Street è prevalsa la cautela: l’indice Dow Jones è sceso dello 0,71%, l’S&P 500 dello 0,33% solo il Nasdaq ha chiuso a +0,16%. Più articolata la risposta dei listini asiatici: debole Tokyo (-0,1%), in rialzo Hong Kong e Shanghai, ai massimi dal 2008. Prosegue anche il rialzo di Seul. Il dollaro è stabile poco sopra 1,06 sull’euro. 

Anche l’Europa si è concessa una pausa dopo il rally innescato dal Qe. A Milano l’indice FtseMib è sceso ieri dello 0,9% a 22.723 punti. Arretra dai massimi anche Francoforte (-1,5%). La Borsa di Parigi ha perso lo 0,7%,

FED MENO PAZIENTE, MA ANCORA COLOMBA 

I pronostici sono quasi unanimi: la Fed cancellerà nel comunicato finale di stasera il richiamo alla “pazienza” necessaria prima di alzare i tassi, ma spiegherà che questo non implica un automatico aumento, il primo da sei anni: prima saranno necessari altri dati sulla congiuntura perché l’aumento dell’occupazione da solo non basta.

Facile la previsione, difficile però interpretare quale possa essere la reazione dei mercati. Christine Lagarde, direttore generale del Fmi, ha messo in guardia sull’eventualità che il primo rialzo dei tassi di interesse negli Stati Uniti del 2006, sia accompagnato da un’esplosione della volatilità.

Più drammatico Ray Delio, mitico gestore del fondo Bridgewater. Esiste il rischio, ha detto, di replicare gli errori del 1937, quando la decisione di alzare i tassi fece precipitare di nuovo nella crisi l’economia convalescente dalla crisi del 29: 

IL BTP 15 PIAZZATO ALL’1,65%. GRECIA, CRESCE LO STRESS

Il nuovo Btp 15 anni marzo 2032 è stato collocato con una cedola fissata a 1,65%, più che dimezzata rispetto al 3,50% del Btp marzo 2030. Otto miliardi l’ammontare deciso dal Tesoro, contro una richiesta di oltre 16 miliardi. 

Il Qe produce intanto buoni frutti: l’inflazione nell’Eurozona si è attestata a -0,3% a febbraio, in linea al consenso e al dato preliminare. L’obiettivo sull’inflazione del +2% della Bce resta ancora lontano, ma secondo gli analisti si incominciano a intravedere i primi effetti degli acquisti. “E’ un buon segno – spiega il chief economist di Nomisma, Sergio De Nardis – Ora occorre tenere la barra dritta e resistere alle pressioni che arriveranno da Berlino per ritirare il programma di acquisti nel caso l’inflazione rialzi la testa”. 

In questo quadro, però, continua l’agonia della Grecia: il ministero tedesco Wolfgang Schaueble ha sottolineato ieri come nessun investitore straniero abbia partecipato all’asta di T-bill di Atene, vista l’incertezza che regna sulle scelte di Tsipras. Il titolo a 3 anni è intanto schizzato oltre il 20%. 

PRESE DI BENEFICIO SULLE POPOLARI

In attesa degli sviluppi sui mercati monetari, il settore bancario perde colpi sotto la spinta delle prese di beneficio. Fra le blue chip spiccano i ribassi delle banche popolari, che nelle ultime settimane hanno corso assai. Banca Popolare Milano, che resta comunque uno dei migliori titoli di Piazza Affari (+76% da inizio anno), arretra del 3,2%. Popolare Emilia -3,7%, Ubi -2,6%. 

Scendono anche le altre banche: MontePaschi perde l’1,1%. Intesa -1,2% e Unicredit -1,2%. Nel gestito Azimut -2,3% dimezza i guadagni della vigilia. Debole Generali (-1,4%). Tra le assicurazioni Cattolica ha chiuso a +0,27% a 7,43 euro. Mediobanca Securities ha aumentato il prezzo obiettivo sul titolo da 8 a 9 euro per riflettere una crescita del risultato netto dell’11% dal 2015 al 2016 (rating outperform invariato).

RIMBALZA ENI. BOFA: TROPPO SCOPERTO SUL SETTORE OIL 

In controtendenza i titoli del settore oil & service (+0,8%), il migliore in Europa malgrado la debolezza del petrolio. Ieri mattina Bank of America Merrill Lynch ha segnalato che sulle società del settore c’è un anomalo ed immotivato eccesso di posizioni che puntano al ribasso.

Eni ha recuperato lo 0,46% a 15,31 euro. Banca Imi che ha alzato il prezzo obiettivo sul titolo da 14,9 a 15,4 euro confermando la raccomandazione hold. Non ha pesato la gaffe, presto autosmentita, del viceministro Claudio De Vincenti che aveva dichiarato che “faremo quanto già fatto su Enel anche per Eni”. In realtà non è in vista un collocamento del cane a sei zampe, improponibile a poch giorni dal taglio del dividendo. Bene anche Saipem (+0,12%) e Tenaris, invariata.

TELECOM VERSO L’UTILE DOPO TRE ANNI

Telecom Italia dimezza le perdite nel finale e chiude in ribasso dello 0,6% portandosi a 1,1340 euro. Da inizio anno il titolo guadagna il 27%. Domani il cda approverà i conti a fine 2014 che si è chiuso, secondo le indiscrezioni, con un utile di 100 milioni di euro: primo risultato positivo dopo tre esercizi in rosso. Sarà distribuito, come già comunicato, il dividendo ai soli titoli di risparmio.

Intanto si scaldano i motori in attesa dell’arrivo dell’azionista Vivendi. Un report di Natixis sul gruppo guidato da Vincent Bolloré sottolinea che il mercato italiano è una “priorità strategica” per il gruppo francese.

Sale Mediaset +0,24%.

AL SETTIMO GIORNO SI FERMA LA CORSA DI FCA

Dopo sei rialzi consecutivi frena Fiat Chrysler (-2,1%), scivolata a 15,47 euro sulle prese di profitto. Il titolo guadagna il 103% nell’ultimo anno e il 65% da inizio 2015. Gli analisti sono rimasti “spiazzati” dal rally. Su 30 esperti censiti da Bloomberg, 13 suggeriscono ancora di comprare, ma il target price medio è fissato a 13,50 euro, quotazione ormai ampiamente superata dagli eventi.

Si ferma anche Exor -1,7%. La cinese Fosun International ha manifestato interesse per l’acquisto di Cushman & Wakefield, la controllata della finanziaria del gruppo Agnelli che avrebbe incaricato Goldman Sachs e Morgan Stanley di trovare un acquirente per il gruppo. Il valore dell’operazione è stimato in 2 miliardi di dollari. 

Tra gli altri titoli industriali Finmeccanica segna un ribasso del 2,6%. Oggi il gruppo pubblicherà i risultati del 2014. Domani tocca a Enel (-0,3%). Prysmian ha perso il 2,58% a 18,09 euro nonostante Exane abbia alzato il prezzo obiettivo sul titolo da 15,5 a 18 euro.

BALZO DELLA LAZIO, TREMA LA ROMA. INTERPUMP FA SHOPPING

Non sono mancati, comunque, altri temi al rialzo: Gtech (+2,3%) è stata ieri la migliore blue chip. Segue Campari (+0,46%). Tra le mid cap Interpump ha chiuso a +1,09%. L’azienda ha acquisito il 52,72% di Inoxihp, società italiana operante nel settore degli impianti per acqua ad alta ed altissima pressione, al prezzo di 8,6 milioni di euro.

Fuori dal paniere principale Ascopiave (+3,58%) grazie alla cedola generosa: la società ha chiuso il 2014 con un utile netto consolidato di 37,3 milioni. Il Cda ha deliberato un dividendo di 0,15 euro per azione, per un totale di 35,162 mln euro.

Grande balzo della Lazio (+9,3%) che dopo la vittoria contro il Torino insidia ad un solo punto di distanza la Roma (-2,44%) nella corsa per la qualificazione diretta alla Champions League. 

In calo, infine, i titoli del lusso: Ferragamo -1,5%, Moncler -2,3%, Tod’s -3,6%. 

Commenta