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Manovra, che pasticci: salta l’anticipo della pensione di vecchiaia con fondi complementari

Meloni costretta a convocare un vertice di maggioranza per serrare i ranghi dopo lo strappo delle ultime ore all’interno della sua coalizione. Nuovi tagli per l’anticipo di pensione per i lavoratori precoci, cosa succede sul Tfr

Manovra, che pasticci: salta l’anticipo della pensione di vecchiaia con fondi complementari

Manovra, che pasticci: la premier Giorgia Meloni prova a serrare i ranghi dopo lo strappo, all’interno della sua maggioranza, sulle pensioni. E dunque, in commissione bilancio del Senato arriva oggi il nuovo emendamento del governo con gli aiuti alle imprese e le misure sul Tfr. Il testo stanzia risorse per i crediti d’imposta Transizione 5.0 e Zes, il Piano casa e rifinanzia il Ponte sullo Stretto dopo le decisioni della Corte dei Conti. Torna l’ampliamento dei datori obbligati a versare il Tfr al Fondo Inps: dal 2026 sopra i 50 dipendenti (60 nel biennio 2026-27), poi dal 2032 sopra i 40. L’emendamento cancella invece la possibilità di anticipare la pensione di vecchiaia cumulando rendite della previdenza complementare, con risparmi stimati fino a 130,8 milioni nel 2035. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, replica alla richiesta di dimissioni: “Conta il risultato finale, lavoriamo per il Paese”.

Manovra, cosa sta succedendo sulle pensioni

Torna, dunque, nel nuovo emendamento del governo alla manovra la misura per l’ampliamento dei soggetti tenuti al versamento del Tfr al Fondo Inps per l’erogazione del contributo. Si prevede, infatti, secondo quanto si legge anche nella relazione tecnica, che dal primo gennaio 2026 vi rientrino “anche i datori di lavoro che, negli anni successivi a quello di avvio dell’attività, hanno raggiunto o raggiungano la soglia dimensionale dei 50 dipendenti”. In via transitoria è, però, previsto per il biennio 2026-2027 che tale inclusione sia limitata ai datori di lavoro con un numero di dipendenti non inferiore a 60. Dal 2032 è invece prevista l’estensione dell’obbligo del versamento per le aziende con un numero di dipendenti non inferiore a 40.

Inoltre, salta la possibilità di andare in pensione di vecchiaia anticipatamente cumulando gli importi di forme pensionistiche di previdenza complementare. Lo prevede il nuovo emendamento del governo alla manovra che sopprime una norma introdotta dalla legge di Bilancio dello scorso anno, ottenendo così risparmi annuali fino a 130,8 milioni nel 2035 sulla spesa pensionistica nei prossimi anni. L’emendamento cancella la possibilità, in vigore dal 2025, di computare, su richiesta, anche il valore di una o più rendite di forme pensionistiche di previdenza complementare ai soli fini del raggiungimento degli importi mensili richiesti per accedere alla pensione di vecchiaia con almeno 20 anni di contributi e se si è pienamente nel regime contributivo.

Previdenza complementare, sì automatico dal 1° luglio 2026

Dal 1° luglio 2026 scatta l’introduzione di un meccanismo di adesione automatica alla previdenza complementare, con facoltà di rinuncia entro sessanta giorni, per i lavoratori dipendenti del settore privato di prima assunzione. Lo prevede la nuova versione del maxi emendamento del governo alla manovra in materia di impresa. La disposizione determina effetti finanziari connessi al prevedibile aumento delle adesioni alla previdenza complementare, che stima la relazione tecnica, “si manifesterà in maniera graduale e stratificata nel tempo riguardando i lavoratori di prima assunzione”. Tali effetti si sostanziano nel “venir meno della contribuzione presso la gestione a ripartizione presso l’Inps che eroga prestazioni di Tfr per i dipendenti presso aziende tenute a tale versamento, nonché per effetto di minori entrate fiscali e contributive connessi a benefici previsti dalla legislazione vigente nei casi di smobilizzo del Tfr e di adesioni e relativi versamenti alla previdenza complementare”. Le valutazioni tengono conto di una stima di maggiori adesioni tacite alla previdenza complementare pari in media nel periodo, su base annua, a circa 100.000 l’anno con profilo parzialmente crescente.

Pensioni, tagli all’anticipo per lavoratori precoci

Aumentano ulteriormente i tagli all’anticipo pensionistico per i lavoratori precoci. L’emendamento del governo alla manovra aumenta i tagli di 50 milioni nel 2033 e di 100 milioni dal 2034. La legge di Bilancio, nel testo originario, già prevede una decurtazione, “a seguito dell’attività di monitoraggio”, di 20 milioni nel 2027, 60 milioni per il 2028 e 90 milioni dal 2029. La modifica del governo prevede che restino 90 milioni in meno fino al 2032; nel 2033 l’ammontare dei tagli salga a 140 milioni, mentre dal 2034 la decurtazione diventi di 190 milioni annui.

Manovra, spoil system nelle Authority

Intanto, via libera a un emendamento alla manovra per lo spoil system nelle Authority. La proposta di modifica della Lega riformulata prevede, infatti, la possibilità di risoluzione “di diritto” dei contratti subordinati a tempo determinato di personale di livello dirigenziale ed inquadrato con la qualifica almeno di direttore o equivalenti” nel caso di “processi di riorganizzazione della struttura organizzativa” anche di singoli servizi, uffici o divisioni. La risoluzione dei contratti “si verifica anche”, più in generale, “per le assunzioni di personale” che abbiano “specifiche caratteristiche” che non sono non “rinvenibili tra il personale di ruolo, per l’espletamento delle funzioni da conferire”. L’emendamento specifica che “l’attuazione” della misura “non determina responsabilità amministrativo – contabile”.

Manovra, cosa ha detto Giorgetti sulle sue “dimissioni”

“Alle dimissioni ci penso tutte le mattine – ha detto il ministro Giorgetti, a margine dei lavori della Commissione Bilancio del Senato – sarebbe la cosa più bella da fare. Però siccome è la 29esima legge di Bilancio che faccio so perfettamente come funziona, so che sono cose naturali. C’è un Parlamento, ci sono le commissioni, ci sono le proposte del governo, alla fine a me interessa il prodotto finale non quello che presento io. Naturalmente crediamo di aver fatto delle cose giuste, pensiamo di lavorare bene nell’interesse di tutti gli italiani e i risultati vanno in questa direzione. Però adesso tocca al Parlamento”.

(Ultimo aggiornamento alle ore 14.10)

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