Emmanuel Macron lancia un segnale forte all’Europa: è ora di smuovere le acque. In un’intervista rilasciata a Le Monde e ad altri sei giornali europei, il presidente francese delinea la sua ricetta per un’Unione più ambiziosa, fatta di eurobond, mercato unico rafforzato e investimenti strategici in difesa, intelligenza artificiale e transizione green. La mossa arriva in un momento delicato: l’intesa tra Giorgia Meloni e Friedrich Merz rischia di isolare la linea francese, mentre Bruxelles sembra pronta a ridisegnare gli equilibri politici ed economici.
Nonostante la fermezza dimostrata a Davos e l’attivismo sul terreno – dalla visita ad ArcelorMittal a Dunkerque al summit industriale di Anversa – Macron affronta il suo ultimo anno da capo di Stato tra sfide interne e scetticismo europeo. Tra instabilità politica a Parigi e dubbi sui partner, la sua visione di autonomia strategica sembra dover fare i conti con un’Europa più pragmatica e meno incline a seguire il ritmo dettato dall’Eliseo.
L’Europa deve scegliere il suo futuro
Nell’intervista, Macron rilancia il suo appello: un debito comune Ue per finanziare difesa, intelligenza artificiale, tecnologie quantistiche e transizione ecologica. “Se vogliamo che preservi il mercato interno, che non lo frammenti ancora un po’ di più, non dobbiamo rigettarlo sulle nazioni. Deve essere un investimento congiunto”, afferma, sottolineando la necessità di un’azione collettiva e coordinata.
“L’Europa è nei fatti il fattore di aggiustamento del resto del mondo. La domanda è se siamo capaci di diventare una potenza, sul piano economico, finanziario, militare e anche a livello democratico. L’Ue deve decidere se diventare una potenza o sarà spazzata via”, aggiunge ilcapo dell’Eliseo evidenziando come la Cina abbia accelerato enormemente, con un attivo di 1.000 miliardi di euro con il resto del mondo, e avverte che se l’Europa resta un mercato aperto “ai quattro venti” rischia di essere superata.
Tre battaglie strategiche
Per Macron, l’Europa deve concentrare le proprie energie su tre fronti principali. La sicurezza e la difesa rimangono priorità per non rimanere indietro rispetto a Cina e Stati Uniti. Le tecnologie della transizione ecologica richiedono investimenti immediati per garantire sostenibilità e competitività industriale. Infine, intelligenza artificiale e tecnologie quantistiche rappresentano il terzo fronte cruciale: se l’Ue non agirà nei prossimi 3-5 anni rischia di essere “spazzata via” da questi settori.
Il fabbisogno annuo stimato da Macron per sostenere queste priorità è di circa 1.200 miliardi di euro tra investimenti pubblici e privati, calcolati partendo dai numeri indicati da Mario Draghi: “Mario Draghi stimava in 800 miliardi di euro all’anno i bisogni di investimenti pubblici e privati nelle tecnologie verdi e digitali. Se aggiungiamo la difesa e la sicurezza, arriviamo circa a 1.200 miliardi di euro all’anno”.
Mercato unico e autonomia industriale
Sul piano economico, Macron invita l’Europa a “diventare adulta”. La sua visione prevede la semplificazione e il rafforzamento del mercato interno, l’unione dei mercati dei capitali e l’integrazione delle reti elettriche, creando un mercato nativo di 450 milioni di consumatori invece dei 27 mercati separati attuali.
Parallelamente, Macron punta a nuovi partenariati commerciali, come quello appena firmato con l’India, per ridurre le dipendenze strategiche e stimolare la crescita. Propone anche un marchio “Made in Europe” e regole sugli appalti pubblici per sostenere l’industria europea e aumentare l’autonomia strategica dall’America.
Difesa e progetti militari comuni
Sul fronte industriale e della difesa, Macron difende il progetto dell’aereo da combattimento franco-tedesco (Fcas), a rischio secondo le indiscrezioni, collegandolo al carro armato comune. “È un buon progetto. Se la Germania dovesse rimettere in discussione l’aereo comune, saremmo costretti a rivalutare anche il carro armato. Quanto gli industriali cercano di rinunciare alle sinergie, è una cosa, ma non sta a noi difenderla. Ne riparleremo con il cancelliere Friedrich Merz”, spiega il presidente francese, ribadendo la necessità di coordinamento e protezione delle sinergie industriali europee.
Un’Europa a due velocità in vista del summit in Belgio
Mentre Macron insiste sulla preferenza europea, Meloni e Merz, insieme al belga Bart De Wever, hanno convocato un pre-summit giovedì 12 febbraio ad Alden Biesen, con oltre una dozzina di leader Ue, inclusi molti Paesi nordici e dell’Est. L’obiettivo è definire una linea comune su deregolamentazione, mercato unico e centralità del commercio, in continuità con i report di Draghi e Letta sulla competitività. I due ex premier italiani si uniranno ai 27 dopo che Mario Draghi aveva invitato l’Unione a lavorare come una vera comunità e ad adottare un approccio federalista “pragmatico” per i progetti comuni, dall’energia alla sicurezza.
I Paesi nordici e baltici mettono in guardia: una preferenza europea generalizzata “rischia allontanare gli investimenti”. La ministra tedesca Katherina Reiche ammonisce: “Isolarsi non è una risposta”, sostenendo un approccio aperto ai partner globali. In Belgio si discuterà quindi non solo di competitività, ma del futuro dell’Ue.
A due giorni dal vertice informale, l’Europa appare divisa tra la visione federalista di Macron e l’approccio più pragmatico di Roma e Berlino. Per il presidente francese, il tempo per decidere è ora: “Uscire dallo stato di minore età” è il monito che lancia all’Unione.