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La “Vita privata” della psicanalista Foster si tinge di giallo

Un all-star cast per l’ultimo film di Rebecca Zlotowski, che fonde thriller e commedia e che ha il ritmo di una vera pochade, costruita intorno a Jodie Foster splendida protagonista.

La “Vita privata” della psicanalista Foster si tinge di giallo

Ci sono film che più di altri svelano le intenzioni e la storia di chi sta dietro la macchina da presa. Vita privata appare come un tributo della regista Rebecca Zlotowski, classe 1980, a Jodie Foster, che ne è protagonista indiscussa, e al cinema della sua formazione di cineasta. Un lavoro che fonde mistero e commedia, psicanalisi e umorismo, per il quale Zlotowski ha messo insieme un dream team di coprotagonisti: Daniel Auteuil – che fa risedere al tavolo del bistrot parigino dove l’avevamo conosciuto giovane e con il cuore in inverno -, Irène Jacob, che negli anni novanta illuminava il film rosso di Kieslowski, Mathieu Amalric, Virginie Efira, Frederick Wiseman in un bel cameo.  
Jodie Foster, che per la prima volta recita in francese in un ruolo da protagonista, è Lilian Steiner, una psicanalista americana espatriata a Parigi, convinta che una sua paziente morta suicida, Paula, sia stata invece assassinata. Coinvolge nelle sue congetture anche l’ex marito Gabriel, un oculista cui chiede di curare lo strano sintomo che l’ha colpita dopo la morte di Paula – lacrima copiosamente senza nessuna apparente ragione – e, insieme, cominciano a investigare.

Se in questo il film sembra omaggiare Manhattan Murder Mistery di Allen – Jodie Foster e Daniel Auteuil nella versione parigina dell’indagine borghese e amatoriale di Diane Keaton e Alan Alda – o collocarsi nel solco dell’epigono Only Murders in the Building, Vita privata si muove anche sulla parallela (auto)indagine psicanalitica di Lilian. La ricerca del presunto killer e quella introspettiva procedono di pari passo. Attraverso l’ipnosi, Lilian accede ad uno stato di alterazione della coscienza che sfocia in commedia per poi portarla ad una rinnovata consapevolezza di sé. Se prima registrava le sedute con i pazienti – perché non era in grado di ascoltare davvero? -, alla fine, avendo accettato di ascoltare se stessa, può farlo anche con loro e rinunciare a fissare tutto sui mini-disc.

Ma al di là dell’esile filo di trama, il film si mostra attraverso i continui cambi di registro: dramma psicologico, giallo grottesco, commedia onirica a tratti screwball, e Daniel Auteuil è la spalla in quota umoristica della splendida Foster, intorno alla quale è costruito tutto il film. La colonna sonora poggia su Psycho Killer (Talking Heads), che accompagna i titoli di testa come una dichiarazione di intenti. Un grand divertissement: un po’ fine a se stesso, ma con piacevole ritmo.

Ancora al cinema – Titolo originale: Vie privée, Produzione: Francia 2025, Regia: Rebecca Zlotowski, Sceneggiatura: Rebecca Zlotowski, Anne Berest, Gaëlle Macé, Montaggio: Géraldine Mangenot, Fotografia: George Lechaptois, Interpreti principali: Jodie Foster, Daniel Auteuil, Virginie Efira, Mathieu Amalric, Sophie Guillemin, Irène Jacob, Durata: 103’.

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