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La Borsa galleggia. Asta Btp bene ma tassi risalgono

Listini europei prudenti per la situazione internazionale mentre Milano regge al verdetto Ue – Brilla Fincantieri, sbanda Pirelli – Bene le banche – Tra le medium cap si segnalano Technogym, Ima e Prismi – In caduta libera la fiducia degli industriali

La Borsa galleggia. Asta Btp bene ma tassi risalgono

A dominare i mercati sono i missili. Sia quelli della Corea del Nord, destinati a restare definitivamente nei silos se avrà successo l’incontro di stasera tra Donald Trump e Kim. Sia quelli che si sono scambiati stamane India e Pakistan: Karachi ha abbattuto due aerei militari indiani, New Delhi ha centrato un F16 pakistano. La rupia ha invertito la rotta ed ora si indebolisce su dollaro. L’indice BSE Sensex di Mumbai perde lo 0,2%, dal +1% di stamattina.

Perdono colpi anche i listini europei: Parigi -0,3%, Francoforte -0,6%, Madrid -0,5%. Fa peggio Londra (-0,7%). L’eccezione è Piazza Affari, che si tiene a galla (+0,02%).

In rialzo il petrolio per la seconda seduta consecutiva, grazie a un inatteso calo delle scorte Usa e dopo che l’Arabia Saudita ha confermato la politica di tagli alla produzione nonostante le pressioni del presidente Donald Trump. Il Brent sale di 81 centesimi a 66,02 dollari; il Wti85 cent (-0,22%) a 56,35 dollari. Piatte in Piazza Affari Eni e Saipem.

I riflettori del mercato sono stati concentrati sull’asta dei titoli a medio-lungo termine, aggiudicati con un modesto aumento dei tassi. Il Tesoro ha assegnato tutti i 6 miliardi di euro di Btp a 5 e 10 anni, ma con tassi in rialzo. Sulla scadenza a 5 anni il tasso è salito all’1,59% dall’1,49%, mentre su quella a 10 anni è cresciuto al 2,81% dal 2,6%. Venduti anche 1,25 miliardi di euro di Ccteu a un tasso dell’1,83%.
Dopo l’asta lo spread Btp/Bund si attesta a 260 punti base. Il Btp a dieci anni si indebolisce a 2,72% (+2 punti base), in prossimità dell’asta del decennale.

A frenare la tendenza positiva sarà probabilmente la bocciatura appena annunciata da parte della Commissione Europea dei provvedimenti che il governo gialloverde si accinge a varare: reddito di cittadinanza e quota 100 sulle pensioni, misure approvate nel decretone.

Si moltiplicano intanto le nubi sull’economia. Dall’Istat si apprende che gli industriali italiani sono sfiduciati come non succedeva da tre anni: l’indice manufacturing confidence scende in febbraio a 101,7 da 102 di gennaio. Il consensus si aspettava 101,4. L’indice generale sulla fiducia degli imprenditori, nel quale entra anche il commercio ed il terziario, scende sui minimi degli ultimi quattro anni.

In questa cornice gli spunti sul listino azionari sono davvero pochi. A sostenere l’indice sono solo le banche, puntellate dalla tenuta del mercato obbligazionario. L’indice del comparto del credito sale dello 0,75%. Gli acquisti si concentrano su Banco Bpm (+1,7%), seguita da Ubi (+1,4%). Lievi rialzi per i big Unicredit (+0,78%) e Intesa San Paolo (+0,8%), che ha collocato una nuova obbligazione garantita: scadenza cinque anni, importo un miliardo.

La nota più positiva viene da Fincantieri (+6%), che replica la performance della vigilia.
L’aspetto negativo è il tonfo di Pirelli (-3%) dopo aver ribaltato l’avvio positivo sulla scia dei conti. A far invertire la rotta è stata l’indiscrezione di Bloomberg: la cinese ChemChina si accinge ad alleggerire la quota nel gruppo della Bicocca.

Nell’automotive Sogefi lascia sul terreno un altro 4,2%. Deboli tra le blue chip Fiat Chrysler (-0,5%), Stm (-1%) e Moncler (-1,3%).

In terreno positivo diverse medium cap. Technogym in salita del 5,6%: Citi avvia la copertura con il giudizio Buy.

Ima (+4%) compra le quote di controllo di Spreafico Automation e Tecmar, la spesa complessiva per le due acquisizioni è 11 milioni di euro. I contratti preliminari prevedono per l’acquirente la possibilità di salire al 100%.

Prismi (+6%) ha diffuso stamattina il nuovo piano industriale, il quale, prevede 47 milioni di euro di ricavi nel 2023, da 27,2 milioni di euro stimati per il 2019.

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