Condividi

Banner FIRSTonline

Gas addio. Ma la casa “tutta elettrica” a pompe di calore conviene davvero? Dipende

Aria condizionata d’estate e riscaldamento d’inverno: la tecnologia delle pompe di calore fa passi da gigante. Ma fare a meno del gas non sempre è un affare. In Italia remano contro le tasse, e anche le zone climatiche. Al Sud conviene, al Nord molto meno. Per ora.

Gas addio. Ma la casa “tutta elettrica” a pompe di calore conviene davvero? Dipende

Se gli orientamenti super-green dell’Unione Europea fossero stati confermati i giochi si sarebbero presto chiusi. Solo le caldaie a gas già installate avrebbero avuto salva la vita. Per ogni sostituzione, ogni nuovo impianto, la scelta, tra meno di un quinquennio, sarebbe obbligata: tutto elettrico. Ma il green deal europeo sta perdendo rapidamente i pezzi. Il divieto di costruire e vendere auto con motore termico dal 2035 è sparito, anche se in quella data scatteranno vincoli sulle emissioni che daranno alle auto ad elettroni una corsia preferenziale. La retromarcia sulle caldaie gas è più decisa: il divieto di installarle dopo il 2029 salta del tutto.

Ma la tecnologia avanza. Gli equilibri sulla convenienza economica cambiano. Domanda: fare a meno del gas conviene? La risposta non è semplice. Può essere sintetizzata (di seguito i dettagli) così:

Se abitiamo in una casa isolata, che magari dobbiamo costruire da zero o ristrutturare pesantemente, ci conviene largamente fare a meno del gas anche se questo dovesse essere facilmente disponibile grazie ad un metanodotto pubblico e non solo con un “bombolone” di gas Gpl.

Se abitiamo in un appartamento che dobbiamo ristrutturare radicalmente e siamo dotati di una buona superficie esterna (terrazzo o grande balcone) la soluzione del “tutto elettrico” può essere largamente conveniente, e non solo perché con un unico sistema risolviamo brillantemente il problema del rinfrescamento d’estate e del riscaldamento d’inverno.

Se il nostro appartamento è nel sud i vantaggi del tutto elettrico sono significativi.

Se abitiamo nel centro-nord anche se la nostra casa deve subire una ristrutturazione pesante non è detto che il tutto elettrico sia la migliore soluzione, per ora. La scelta più conveniente potrebbe forse essere quella di un sistema ibrido, con il gas chiamato a risolvere il problema del riscaldamento e dell’acqua calda mediante una caldaia a condensazione di ultima generazione, affiancato da un sistema di climatizzazione a pompa di calore che integra il riscaldamento oltre a raffrescare d’estate.

La casa a elettroni, soluzioni ma anche molti vincoli

Cosa sono le soluzioni a pompa di calore? Usiamo il plurale perché questa tecnologia ha molte declinazioni diverse tra loro. Il concetto di pompa di calore si basa sul principio dello scambio termico tra entità diverse: aria-aria; aria-acqua (superficiale o di falda); acqua (o aria) con superfici solide, tipicamente il terreno, con sonde geotermiche.

L’efficienza, quindi la convenienza economica prodotta dal rapporto tra costi e benefici? La soluzione migliore è quella delle pompe di calore con sonda geotermica o superficiale o di profondità, con scambio di calore con il terreno o con una falda acquifera. Si tratta di apparati che possono essere impiegati sia con la diffusione del calore all’interno dell’immobile attraverso la ventilazione di aria calda, in maniera analoga a quella dei normali climatizzatori split, sia per produrre acqua calda sanitaria che per alimentare i normali radiatori-termosifoni.

La pompa di calore geotermica è una soluzione che con le ultime tecnologie si presenta globalmente la migliore, ma naturalmente può essere praticabile solo nel caso di un immobile con la disponibilità diretta di un terreno di proprietà e non certo di un appartamento, a meno di installazioni condominiali consortili. Una soluzione i cui parametri di efficienza tra l’altro non dipendono, o dipendono solo in maniera ridotta, dalla collocazione geografica e dalla zona termica del nostro immobile, perché il liquido o il terreno che caratterizzano lo scambio termico della nostra pompa di calore presentano indici di temperatura che variano relativamente poco rispetto alla collocazione geografica.

Diverso, anche non poco, il caso delle pompe di calore aria-aria che caratterizzano praticamente la totalità delle installazioni praticabili negli immobili nei centri urbani, specie se in condominio. Si tratta in sostanza di apparecchiature comunque simili o analoghe alle unità esterne dei più comuni condizionatori d’aria fissi installati negli appartamenti, che possono appunto essere dei semplici climatizzatori a pompa di calore o possono produrre anche acqua calda. In quest’ultimo caso hanno però bisogno di un sistema di accumulo, ovvero un contenitore di acqua di volume almeno equivalente a quello di uno scaldabagno gas. Nel nostro esame ci limiteremo dunque alla più comune tecnologia della pompa di calore aria-aria.

Le cifre della sfida e la scelta da fare

Impianto tradizionale con caldaia gas, tutto con la pompa di calore elettrica, sistema ibrido che conserva anche la caldaia: per capire qual è la scelta migliore occorre innanzitutto verificare se il nostro immobile può eventualmente ospitare gli apparati di una pompa di calore. Se siamo in un centro storico e non abbiamo terrazzi o balconi, non possiamo neanche installare un semplice condizionatore con unità esterna: i giochi sono chiusi. Se abbiamo un terrazzo o un balcone l’operazione pompa di calore è teoricamente possibile, ma occorre comunque verificare se la struttura e i flussi delle tubazioni consentono l’operazione.

Se l’immobile è oggetto di una ristrutturazione pesante e gli impianti vengono realizzati a nuovo non c’è alcun problema. Se invece vogliamo o dobbiamo utilizzare le vecchie tubazioni dell’acqua calda dobbiamo tener conto che non sempre potremmo piazzare le unità della nostra pompa di calore dove ora c’è la caldaia gas. Sono l’esame preventivo di un tecnico specializzato potrà sciogliere l’enigma.

Ma veniamo alla valutazione sulla convenienza economica dell’operazione, che molti casi può realizzarsi nonostante l’attuale penalizzazione fiscale delle bollette elettriche rispetto a quelle del gas. Una penalizzazione oggetto anche in questi giorni di forti appelli per un ridimensionamento, nel nome della strategia condivisa con l’Europa per una progressiva elettrificazione dei consumi. Al momento bisogna però fare i conti con la struttura tariffaria esistente.

Per motivare quanto abbiamo anticipato prendiamo un caso già citato degli analisti, che si colloca a metà delle possibili casistiche rappresentando una fascia di consumo tipico: un appartamento di 100 m quadri a Firenze, dunque in una zona climatica media, dotato di una caldaia a gas da 24 kilowatt (kW) di potenza che funziona per circa 600 ore annue. Bisognerebbe tener conto di molti fattori accessori: l’efficienza dell’isolamento con l’esterno, l’esposizione dell’immobile, le abitudini degli occupanti (regolazione del termostato), le condizioni meteorologiche. Con parametri “medi” il fabbisogno termico annuo e ipotizzato attorno ai 14.400 kilowattora (kWh) termici, frutto della moltiplicazione dei 24 kW della caldaia per 600 ore di funzionamento.

In questo caso una moderna caldaia a condensazione, che può vantare un rendimento del 90%, per produrre la quantità di energia ipotizzata sulla base di un prezzo attuale della materia prima gas di circa 0,33 euro al metro cubo standard (Smc) ci farà spendere circa 530 euro per la sola materia prima gas, che però rappresenta solo il 40% circa del costo totale della bolletta. Il resto, a parte i margini per l’operatore, è costituito da oneri di sistema (come il trasporto e la distribuzione) e le tasse.

Le zone climatiche fanno ancora la differenza

Per il confronto con una pompa di calore prendiamo a riferimento un apparato di efficienza medio-alta, con un COP medio (Coefficient of Performance, l’unità di valutazione tecnica comunemente usata) di 3,5 ovvero capace di trasformare un chilowattora di elettricità consumato in 3,5 kWh trasferiti nell’immobile. Il problema è che il COP dipende molto dalla temperatura esterna. Ha infatti un’efficienza minore, fino a 2, quando fa più freddo e un drastico aumento, fino a 5, quando la temperatura esterna è più alta.

Se prendiamo riferimento un COP di 3,5, per produrre la quantità di energia ipotizzata la nostra pompa di calore consumerà poco più di 4100 kWh di elettricità. Il costo totale annuo, tenendo costo del costo attuale per la materia prima elettricità attorno a 0,15 € a kilowattora, sarà di poco più di 600 euro, che pesano anche qui per circa il 40% del costo totale della bolletta: un apparente pareggio sugli oneri accessori che sul fronte fiscale vede comunque penalizzata la nostra elettricità rispetto a quanto pagato dagli altri consumatori europei.

Ma ecco l’indicatore più importante ai fini delle nostre valutazioni. Come cambia il rapporto di convenienza rispetto alle zone climatiche? Nel nostro esempio-tipo, riferito a Firenze, il gas mostra qualche vantaggio nei costi finali e il vantaggio si fa più consistente andando verso Nord. Ma applicando gli stessi coefficienti di calcolo le valutazioni degli analisti ci dicono che già in molte città della zona climatica D, come Roma, Ancona e Perugia, il vantaggio delle pompe di calore è un lieve ma comunque confortante 5%, che si porta a ridosso del 10% nella zona climatica B, che comprende città come Reggio Calabria, Palermo e Catania.

Ma a favore del “tutto elettrico” va considerato anche un altro importante elemento: una sola bolletta e un solo contratto, con un solo onere per i costi fissi anziché due. Un vantaggio che produce benefici importanti in proporzione ai periodi di assenza da casa (vacanze o altro). Se tutto è spento un solo costo fisso può rendere la convenienza significativa. E a questo può aggiungersi un risparmio significativo nelle spese di installazione, nel caso di un immobile da allestire da zero o da ristrutturare.

Un vantaggio nei costi che tra qualche anno, in caso di nuove installazioni, tenderà comunque a salire considerando che i progressi di efficienza delle pompe di calore sono più rapidi di quelli delle caldaie a gas, per ora sopravvissute al taglione della UE ma decisamente insidiate dalla tecnologia e dal mercato.

Commenta