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Ex Ilva, il Tribunale dichiara lo stato di insolvenza: oltre 3 miliardi di debiti. Verso sblocco fondi Mef fino a 320 milioni

Ex Ilva, la decisione del Tribunale di Milano dà il via libera all’amministrazione straordinaria. E si profila l’ipotesi di un’inchiesta per bancarotta. Ecco cosa scrivono i giudici: “Assoluta assenza di liquidità di cassa” che può compromettere la “sopravvivenza” della società

Ex Ilva, il Tribunale dichiara lo stato di insolvenza:  oltre 3 miliardi di debiti. Verso sblocco fondi Mef fino a 320 milioni

In Acciaierie d’Italia Spa c’è una “assoluta assenza di liquidità di cassa“. E dunque, no dei giudici alla richiesta del concordato di gruppo. Via libera, invece, allo stato di insolvenza. È del futuro dell’ex Ilva che si tratta. Il Tribunale fallimentare di Milano, infatti, ha dichiarato oggi lo stato di insolvenza per Acciaierie d’Italia Spa, il cui profilo finanziario è caratterizzato da numeri che – scrive il Sole 24 Ore – fanno male: al 30 novembre 2023 i debiti ammontavano a 3,1 miliardi di euro secondo quanto delineato dagli avvocati di Adi Spa.

Ex Ilva: verso l’amministrazione straordinaria, ipotesi bancarotta

Il passaggio, quello dello stato di insolvenza, consente di fatto di avviare l’amministrazione straordinaria della società. La dichiarazione dell’insolvenza, allo stesso tempo, dovrebbe far scattare un’inchiesta con l’ipotesi di bancarotta sulla gestione e i conti dell’ex Ilva.  I giudici (riuniti nel collegio presieduto da Laura De Simone) hanno fissato l’udienza per l’accertamento dello stato passivo e le domande dei creditori al 19 giugno.

Ex Ilva, le richieste del commissario Quaranta ai giudici

Nell’udienza di due giorni fa, davanti alla Sezione fallimentare, i legali di Invitalia, socio pubblico di AdI Spa, e del commissario straordinario Giancarlo Quaranta, nominato dal Governo, avevano ribadito la richiesta di dichiarazione dello stato di insolvenza per far partire di fatto l’amministrazione straordinaria. Mentre gli avvocati di ArcelorMittal, ancora socio privato di maggioranza, avevano chiesto, invece, come contromossa il cosiddetto concordato “in bianco” per tutto il gruppo, che comprende Acciaierie d’Italia spa, AdI Energia Srl, AdI Servizi Marittimi Srl e AdI Tubiforma Srl. Istanze queste ultime respinte. Intanto, il procuratore aggiunto Laura Pedio, che ha anche preso parte a una delle udienze di martedì, ha aperto un fascicolo, al momento senza ipotesi di reato né indagati, sul caso dell’ex Ilva. Gli accertamenti sono affidati anche al pm Pasquale Addesso. Il fascicolo conoscitivo dovrebbe diventare presto, con la dichiarazione dell’insolvenza e come previsto in questi casi, un’inchiesta con l’ipotesi di reato di bancarotta.

Acciaierie d’Italia, ecco cosa dicono i giudici

In Acciaierie d’Italia Spa c’è una “assoluta assenza di liquidità di cassa” che può compromettere la “sopravvivenza” della società. È quanto emerge dal provvedimento del Tribunale fallimentare di Milano. Uno stato di “assenza di liquidità” non contestato, tra l’altro, nemmeno dalla stessa società. Con riguardo “allo stato di insolvenza”, scrivono i giudici De Simone-Rossetti-Giani, si segnala “l’irreversibile impossibilità di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni e l’assoluta assenza di una liquidità di cassa per la sopravvivenza della continuità aziendale diretta” e “la stessa non è in alcun modo contestata dalla società”. E in ogni caso “è stata acclarata” anche “dall’esperto” nel corso “della composizione negoziata e vagliata dal Tribunale” negli “argomentati provvedimenti adottati dal giudice designato per la conferma delle misure protettive richieste nel contesto della composizione”. Composizione negoziata che era stata già chiesta da Adi Spa col socio Mittal e che era stata bocciata dal Tribunale fallimentare. 

Ex Ilva, il Mef può versare fondi fino a 320 milioni per il 2024

Con la dichiarazione di insolvenza e l’avvio della procedura di amministrazione straordinaria, ad Acciaierie d’Italia, ossia all’ex Ilva, potranno essere concessi dal ministero dell’Economia e delle Finanze “uno o più finanziamenti a titolo oneroso” per un massimo di 5 anni fino a un importo di 320 milioni di euro per il 2024. Sono gli effetti sia del provvedimento del Tribunale fallimentare di Milano sia del decreto legge dello scorso 18 gennaio che ha puntato a rafforzare le misure di tutela occupazionale dei lavoratori e della continuità produttiva nelle imprese strategiche come il gruppo siderurgico italiano.

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