Dall’Istat a Bankitalia, dalla Corte dei Conti all’Ufficio parlamentare di bilancio passando per la Fondazione Gimbe. I numeri e i dettagli del Dfp 2026 – quel Documento di finanza pubblica che ha rivisto al ribasso sia il Pil 2026 sia la crescita del 2027 da +0,7% a +0,6% e su cui il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha già messo le mani avanti – sono stati analizzati martedì durante l’audizione dedicata nelle commissioni Bilancio congiunte di Camera e Senato. Ecco cosa hanno detto.
Dfp 2026: cosa ha detto l’Upb
L’andamento della spesa netta evidenzia “alcune criticità, in particolare nel 2027, quando, secondo il Dfp, la crescita dell’indicatore supererebbe il limite raccomandato dal Consiglio della Ue in sede di approvazione del Psb (2,2 per cento nel Dfp a fronte dell’1,9 raccomandato). Il Dfp rinvia alla prossima sessione di bilancio la valutazione dell’evoluzione della spesa netta e l’eventuale definizione degli interventi necessari al riallineamento. Sarebbe stato auspicabile che tali indicazioni fossero già state illustrate nel Dfp in modo da rafforzare la prevedibilità della politica di bilancio”. Lo afferma l’Ufficio parlamentare di bilancio nel corso dell’audizione.
L’Upb ricorda che il Dfp riporta una stima della crescita della spesa netta dell’1,9% nel 2025 a fronte dell’1,3% raccomandato dal Consiglio. Per il 2026, il Dfp stima una crescita della spesa netta pari all’1,6%, in linea con gli obiettivi. La Commissione dovrebbe condurre il prossimo giugno un’analisi complessiva per valutare se l’Italia ha dato seguito alle raccomandazioni del Consiglio considerando tutti i fattori aggravanti e mitiganti.
Lo scenario tendenziale dell’Ufficio parlamentare di bilancio delinea una fase di moderata espansione del Pil dell’Italia, allo 0,5 per cento quest’anno e allo 0,6 negli anni successivi. “Le nostre previsioni sono leggermente più caute” di quelle del governo” ma il quadro macroeconomico del Dfp è stato validato perché le sue previsioni “sono accettabili e ritenute condivisibili dall’Upb”. A dirlo è la presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio, Lilia Cavallari, sempre in audizione. “A oggi, a distanza di un mese, quelle previsioni ancora tengono” ma sono sottoposte “a rischi molto forti perché la tregua è ancora fragile”.
Dfp 2026: cosa ha detto Bankitalia
Secondo la Banca d’Italia “sarà cruciale monitorare in modo accurato l’andamento delle spese, tenendo conto che una crescita dei prezzi più accentuata di quella prevista renderebbe ancora più difficoltoso rispettare il percorso di consolidamento programmato”. E poi: “La politica di bilancio italiana sarà chiamata ad adempiere agli impegni internazionali sottoscritti in materia di difesa e a far fronte alla necessità di attenuare l’impatto della crisi energetica su famiglie e imprese. La risposta allo shock energetico andrebbe limitata a interventi mirati e di entità e durata contenute”, aggiunge.
Dfp 2026: cosa ha detto la Corte dei Conti
Nel caso di peggioramento del quadro economico, per la Corte dei Conti sarà necessario “sostenere i redditi disponibili delle famiglie e la liquidità delle imprese anche se la necessità di rispettare i parametri europei lascia spazi fiscali ridotti. Si conferma pertanto l’esigenza, da un lato, di mantenere il controllo sui conti pubblici, e, dall’altro, di garantire una più attenta selezione degli interventi da avviare al fine di contrastare gli effetti del rincaro delle materie prime energetiche e, conseguentemente, ridefinire le priorità con una sempre maggiore attenzione alla valutazione costo-efficacia che deve orientare l’azione del Governo nella definizione delle misure da attuare”. E ancora: “La restrizione dei margini di bilancio comporta dunque una rigorosa definizione delle priorità di spesa, inclusa la programmazione di alcuni aumenti settoriali (come quelli destinati alla difesa)”, sottolineano i magistrati contabili.
Dfp 2026: cosa ha detto l’Istat
“Le informazioni congiunturali disponibili per i primi mesi del 2026, il cui quadro informativo è ancora in fase di completamento, sembrano confermare una dinamica meno positiva per l’economia italiana rispetto a quanto rilevato nell’ultimo trimestre”. Lo afferma l’Istat in audizione sul Dfp ricordando che gli ultimi tre mesi del 2025 si erano chiusi con una crescita del Pil dello 0,3%. Indicazioni sull’andamento del primo trimestre dell’anno in corso giungeranno dalla stima preliminare del Pil che l’Istat diffonderà giovedì 30 aprile.
Dfp 2026: cosa ha detto la Fondazione Gimbe
“Le analisi sul Documento di finanza pubblica 2026 non rilevano alcuna inversione di tendenza della spesa sanitaria che rimane ferma al 6,4% del Pil fino al 2029“. Di contro, “a fronte di una crescita media annua del Pil nominale del 2,6%, per il triennio 2027-2029 il Dfp 2026 stima un incremento della spesa sanitaria solo del 2,37%”. Dietro l’apparente stabilità nella quota di Prodotto interno lordo destinata alla sanità quindi “si nasconde un quadro esposto a revisioni al ribasso”. Questa l’analisi della Fondazione Gimbe sui dati contenuti nel Dfp 2026 che parla di “una scelta politica precisa”.
Nello specifico, per il 2025 il Dfp 2026 certifica un rapporto spesa sanitaria/Pil pari al 6,3%, invariato rispetto al 2024. In valore assoluto, nel 2025 la spesa sanitaria ammonta a 141.539 milioni, con una crescita del 2,5% rispetto ai 138.335 milioni del 2024. “L’incremento di 3.204 milioni tra il 2024 e il 2025 – spiega il presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta – è molto inferiore alle previsioni dello scorso ottobre: infatti, il Documento stimava una spesa sanitaria di 144.021 milioni, quasi 2,5 miliardi in più rispetto a quella del consuntivo 2025. Un segnale evidente di quanto le previsioni siano instabili e avvengano sempre al ribasso”.
Per il 2026, il Dfp stima un rapporto spesa sanitaria/Pil è invece al 6,4%, in lieve aumento rispetto al 6,3% del 2025. In valore assoluto, la spesa sanitaria prevista è di 148.522 milioni, con un incremento di 6.983 milioni (+4,9%) rispetto all’anno precedente. “Considerando che l’ultima manovra ha fissato per il 2026 il fondo sanitario nazionale a 143,1 miliardi, la previsione di spesa sanitaria non è realistica senza aumentare i disavanzi regionali. Ovvero, come per il consuntivo 2025, – conclude – tale previsione sarà rivista al ribasso”.
“Nel triennio 2027-2029 il divario tra previsioni di spesa sanitaria per erogare i livelli essenziali di assistenza e le risorse disponibili ammonta a 30,6 miliardi. In assenza di consistenti investimenti a partire dalla prossima Legge di Bilancio questo squilibrio non potrà che scaricarsi sui bilanci delle Regioni, costrette ad aumentare la pressione fiscale o a tagliare i servizi”.
Il gap tra Fondo sanitario nazionale e spesa sanitaria, pari a circa 3 miliardi nel 2023, è salito a 4,3 miliardi nel 2024, anno in cui la Corte dei Conti ha già certificato un disavanzo delle Regioni superiore a 1,5 miliardi. E la forbice è destinata ad ampliarsi ulteriormente: 7,1 miliardi nel 2027, 10,1 miliardi nel 2028 e 13,4 miliardi nel 2029, “configurando un definanziamento strutturale del Servizio sanitario nazionale sempre più marcato”.
“In assenza di consistenti, ma poco realistici, investimenti a partire dalla prossima legge di Bilancio – commenta ancora Cartabellotta – questo scarto è una bomba a orologeria per i bilanci delle Regioni che senza risorse aggiuntive avranno solo due strumenti per evitare i Piani di rientro: tagliare i servizi e aumentare le imposte”.
E a pagare saranno comunque i cittadini. “Il Dfp 2026 – conclude Cartabellotta – fotografa una sanità pubblica sempre più sotto pressione finanziaria: a fronte dell’aumento dei bisogni di salute e della crisi di sostenibilità del Servizio sanitario nazionale, si amplia la distanza tra spesa prevista e finanziamento pubblico. In queste condizioni, il Ssn rischia di soffocare con ulteriore peggioramento dell’accesso alle cure e delle diseguaglianze, oltre che della spesa a carico dei cittadini”.
