Via libera del consiglio dei ministri al nuovo documento di finanza pubblica 2026 che rivede al ribasso sia il Pil 2026 che quello del 2027 da +0,7% a +0,6%. Percentuali su cui il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti mette però le mani avanti: “Non vediamo circostanze normali ma di tipo totalmente eccezionale, e quindi le previsioni, validate del Upb, sono già oggi discutibili e già nelle prossime settimana sono meritevoli di ulteriori approfondimenti, adeguamenti ed aggiornamenti” ha detto in una conferenza stampa a Palazzo Chigi al termine del Cdm. Come a dire, dati i tempi che corrono, impossibile dire cosa accadrà, tanto più dopo la doccia fredda arrivata questa mattina dal Lussemburgo, da dove l’Eurostat ha confermato che il rapporto tra deficit e Pil del 2025 è sceso, ma non abbastanza per uscire dalla procedura d’infrazione per disavanzo eccessivo: al 3,1% dal 3,4% del 2024. Si tratta di un dato chiave, che rappresenta la base per i numeri contenuti nel Dfp, anche se Giorgetti minimizza: “A me l’uscita dal deficit interessava moltissimo fino al 28 febbraio 2026, dopo assolutamente meno” ha aggiunto, sottolineando quanto il quadro sia mutato a causa del conflitto in Medio Oriente.
L’Eurostat su deficit e debito
La notizia era già nell’aria da quando, a inizio mese, l’Istat aveva stimato un rapporto deficit/pil al 3,07%, arrotondato al 3,1%, poco sopra la soglia del 3% (anzi del 2,9%) necessaria per uscire con un anno d’anticipo dalla procedura d’infrazione aperta dall’Unione Europea nel 2024. L’Eurostat ha oggi confermato questo dato, spostando in avanti di un anno, al 2027, la chiusura della procedura. Una brutta notizia per il governo, che contava di archiviare la pratica alla fine del primo semestre del 2026, liberando spazi e risorse in vista della prossima Manovra, l’ultima prima di tornare alle urne. “Come diceva Boskov rigore è quando l’arbitro fischia. Quindi l’arbitro ha deciso il rigore, puoi essere d’accordo o no, ma queste sono le regole del gioco”, ha commentato il numero uno del Mef.
Nello stesso frangente, l’ufficio europeo di statistica, vede il debito dell’Italia in salita al 137,1% del Pil nel 2025, rispetto al 134,7% del 2024. Resta il secondo debito rispetto al Pil nella Ue alle spalle della Grecia, che si attesta in calo al 146,1% del Pil (dal 154,2%). Sotto i valori dell’Italia il debito della Francia, in aumento al 115,6 del Pil (dal 112,6%). “Senza i dati” sul superbonus “l’andamento” del debito pubblico “sarebbe stato discendente” ha sottolineato Giorgetti in conferenza stampa.
Dfp, Pil giù e deficit su. Giorgetti: “Attenzione a shock energetico”
Il Documento di Finanza pubblica che sarà inviato a Bruxelles entro la fine del mese, prevede, come detto, un prodotto interno lordo allo 0,6% quest’anno (da 0,7%) e l’anno prossimo (da 0,8%) e allo 0,8% (da 0,9%) nel 2028. Sale invece il deficit, “nel 2026 dal 2,8% al 2,9%, nel 2027 dal 2,6% al 2,8%, nel 2028 dal 2,3% al 2,5%”, ha spiegato Giorgetti.
“Abbiamo approvato il Dfp un po’ diverso rispetto a quello cui eravamo abituati: si tratta di una fotografia dell’andamento di finanza pubblica collegata all’andamento dell’economia”, ha detto il ministro dell’Economia, parlando di “circostanze eccezionali” e di numeri già in discussione. “Mi sembra chiaro – ha detto ancora il ministro – che questo quadro, che fotografa la realtà, meriterà di essere approfondito a brevissimo con decisioni di natura politica in merito a quella che è la possibilità, già consentita, di deroga sulle spese della difesa, e io aggiungo, inevitabilmente per la situazione eccezionale, merita altrettanta attenzione lo shock di tipo energetico che la guerra in Medio Oriente sta generando a livello globale, europeo e italiano”.
I numeri contenuti nel dfp cambieranno ancora, dunque. Anzi, probabilmente sono già cambiati a causa dell’evoluzione della situazione in Medio Oriente. “La manovra dovrà essere adeguata alle situazioni del momento, se non facciamo nulla e aumentano prezzi dei carburanti, aumenta l’energia e l’inflazione, non posso dire che non è cambiato niente. Penso che dobbiamo prendere atto della situazione nuova, il dfp prevede degli scenari, favorevoli, sfavorevoli, avversi, poi se mi chiedono una previsione corretta, dico ‘chiedetelo a Trump’, purtroppo io prendo atto di decisioni che stanno ben oltre il governo italiano”, ha detto il ministro.
Giorgetti sullo scostamento: “Ci muoveremo da soli? Non lo escluderei”
“Ci muoveremo da soli? Non lo escluderei”, ha detto il ministro Giorgetti rispondendo a chi gli domandava se, in caso di mancato intervento dell’Europa, l’Italia possa fare da sola sullo scostamento. “Però – ha aggiunto – siccome parlando con i miei colleghi in tanti si ritrovano come me a fare il medico nell’ospedale da campo, in tanti condividiamo il nostro stesso modo di vedere la situazione: abbiamo feriti che arrivano da tutte le parti e che dobbiamo curare. Non possiamo dargli l’aspirina“.
“Per quanto riguarda lo scostamento c’è una priorità e deve essere valutata per essere massimamente produttiva: se voglio evitare che aumentino i prezzi al supermercato, devo evitare che qualcuno ribalti i maggiori costi dei trasporti sul dettaglio, questa cosa l’abbiamo già discussa in termini informali tra colleghi ministri la settimana scorsa, c’è una proposta che io, il collega spagnolo e tedesco abbiamo sottoscritto per una tassazione eccezionale alle grandi compagnie petrolifere ed energetiche che vada a finanziare questi interventi, non mi sembra sia stata ben accolta, certo chi fa il medico nell’ospedale da campo ha problemi diversi dallo Stato maggiore” ha detto ancora il ministro dell’Economia.
Poi un riferimento anche al Patto di stabilità: “Io non ho chiesto la deroga”, ha specificato, “ho chiesto che si sia flessibili. A livello europeo ho chiesto che bisogna essere pronti e flessibili a rispondere alle situazioni, e non rilassati. Quello che non va è la rigidità rispetto ad approcciare un mondo che è completamente cambiato. Questo non sta in piedi” ha incalzato Giorgetti. “Siamo di fronte a un mondo che ci ha posto sfide che esigono risposte prontamente”, ha aggiunto.
Giorgetti: “La prossima settimana decideremo su nuovo taglio delle accise”
Rispondendo a chi domandava se il governo varerà un nuovo taglio delle accise, Giorgetti ha affermato: “Scade il primo maggio, la settimana prossima valuteremo l’ordine di priorità”.
“La priorità assoluta per quanto riguarda l’economia, a mio giudizio, è quella di tamponare la situazione dell’incremento degli oneri per i combustibili in particolare per gli autotrasportatori perché questo è uno dei tra principali fattori di tensione inflazionistica sui prezzi al consumo, più o meno oggettive e più o meno di ordine speculativo”, ha spiegato il ministro. “Dobbiamo cercare in qualche modo di definire e limitare comportamenti opportunistici, e per fare questo dobbiamo muoverci. So che le categorie sono sul piede di guerra e credo che questa sia la priorità assoluta in questo momento”, ha aggiunto.
Giorgetti: “Freni bravissimo, su Consob nomina il prima possibile”
“Il giudizio su Freni non dovete chiederlo a me, è il mio sottosegretario, ho totale fiducia e credo sia assolutamente bravissimo e competente”, ha detto il ministro Giorgetti, rispondendo a una domanda sulle nomine al vertice di Consob e Antitrust. “L’auspicio è che si faccia il prima possibile perché è giusto dare certezze al sistema”, ha aggiunto il ministro.
Giorgetti: “Unicredit-Commerz? Progetto ha cui guardo con favore”
Per la prima volta Giorgetti si è espresso anche sulla scalata di Unicredit a Commerzbank, un’operazione che ha causato dure reazione dai vertici della seconda banca tedesca e del governo guidato da Friedrich Merz: “Rispettiamo il progetto di Unicredit che è ambizioso. Lo guardo con favore, secondo me ha dei razionali economici importanti” ha detto Giorgetti. “Dopodiché prima di pensare al trasferimento della sede in Germania che ovviamente non ci vedrebbe favorevoli mi sembra che uno degli oggetti del contendere sia se la sede si sposti in Baviera a Francoforte che è un problema tutto tedesco” ha aggiunto.
Il ministro ha infine fatto riferimento anche al caso “Giuseppina Di Foggia”, amministratrice delegata uscente di Terna destinata alla poltrona di presidente dell’Eni. “Ringrazio Di Foggia per aver rinunciato alla severance, un atto di assoluta correttezza – ha commentato -. Ringrazio tutti i manager che rinunceranno, e rispetterò chi non lo farà. Per quanto riguarda il mio pensiero, è nella direttiva del primo maggio 2023, che non posso che ribadire dalla prima all’ultima sillaba”.
