Settembre è tradizionalmente un mese di vendemmie e anche sui mercati molte aziende si lanciano in annunci di possibili quotazioni in Borsa per raccogliere fondi, in un contesto che mostra comunque non pochi grattacapi: dall’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato e le aspettative di rialzi dei tassi da parte delle banche centrali, al perdurare delle tensioni in Medio Oriente che tengono il prezzo del petrolio sopra i 90 dollari, mentre non sono poi così lontane le elezioni di Midterm Usa di inizio novembre. Eppure molte aziende non si perdono d’animo. La maggior parte punta a quotarsi negli Stati Uniti, pochi in Europa, mentre aumentano le Ipo di società europee o statunitensi in India. Anche se c’è un caso controcorrente.
L’attesa principale è per Anthropic. A seguire c’è anche OpenAI che non ha fretta
Anthropic sarà probabilmente la prossima azienda tecnologica a grande capitalizzazione a quotarsi in Borsa, dopo la colossale Ipo di SpaceX di giugno. La società americana che ha sviluppato Claude, fondata dai fratelli Dario e Daniela Amode, Anthropic prevede di presentare il suo prospetto per l’Ipo dopo la Festa del Lavoro che cade il prossimo 7 settembre, con una potenziale quotazione a fine settembre o inizio ottobre, ha riferito giovedì The Information, citando persone a conoscenza dell’iter, e sta considerando periodi di blocco più lunghi dei consueti 180 giorni. La startup ha presentato in via riservata la domanda di quotazione in borsa all’inizio di quest’anno, in una corsa contro il tempo con la rivale OpenAI per il debutto sul mercato. Secondo il New York Times, la raccolta sarebbe nell’ordine di 100 miliardi, sulla base di una valutazione che potrebbe raggiungere i 2.000 miliardi di dollari. Un livello che collocherebbe la società, nata appena cinque anni fa, tra i maggiori gruppi tecnologici al mondo.
Il lato negativo della medaglia è che la sua Ipo potrebbe rappresentare un ulteriore rischio per il settore dell’intelligenza artificiale, visto che i mercati sono già alle prese con l’impennata delle vendite di obbligazioni delle grandi aziende tecnologiche che hanno bisogno di finanziare le spese in conto capitale. A giugno SpaceX, il gruppo guidato da Elon Musk, aveva inizialmente raccolto 75 miliardi di dollari; la cifra era poi salita a 85,7 miliardi dopo che le banche del consorzio avevano esercitato l’opzione per collocare ulteriori azioni. Al debutto, SpaceX era stata valutata circa 1.770 miliardi. Successivamente, il rialzo del titolo aveva portato la sua capitalizzazione oltre la soglia dei 2.000 miliardi. Dal prezzo del debutto di 150 dollari, il titolo si è impennato subito fino ai 200 dollari, ma poi ha iniziato a perdere progressivamente terreno fino a scendere sotto il prezzo dell’Ipo attorno ai 140 dollari.
A giugno anche OpenAI aveva depositato in via riservata il suo prospetto per l’Ipo presso la Securities and Exchange Commission, ma non ha ancora reso pubblica la data prevista per il debutto in Borsa e pare non abbia fretta e non abbia intenzione di mettersi in competizione con Anthropic. Pochi giorni fa, Sara Friar, Cfo di OpenAI, ha comunicato ai dipendenti che il laboratorio di intelligenza artificiale “diventerà una società quotata in Borsa nel 2027” o forse anche prima. Ma ha detto ai dipendenti di non preoccuparsi della tempistica per la quotazione della rivale Anthropic, secondo Cnbs. L’obiettivo di Sam Altman, amministratore delegato è di raggiungere una capitalizzazione di 1.000 miliardi di dollari, sebbene la redditività e i costi operativi elevati rappresentino una sfida. Per il 2026 l’azienda prevede di superare i 40 miliardi di dollari di ricavi grazie ad abbonamenti, software AI e pubblicità.
Altre società in lista per decollare a Wall Street
Oura Health Oy, il produttore di anelli per il monitoraggio dell’attività fisica sta valutando un’offerta a settembre o ottobre, dopo aver presentato la documentazione a maggio, secondo alcune fonti. Si prevede che la società possa raggiungere una valutazione superiore agli 11 miliardi di dollari ottenuti nel round di finanziamento dello scorso anno. Secondo quanto riportato da Bloomberg, la startup finlandese potrebbe raccogliere fino a 3 miliardi di dollari a New York. A febbraio Oura ha annunciato il trasferimento della propria sede legale negli Stati Uniti, pur mantenendo la Finlandia come centro nevralgico per le sue attività.
Electra Therapeutics ha presentato domanda per un’offerta pubblica iniziale per finanziare la sua produzione di farmaci in fase clinica per il trattamento di malattie immuno-mediate e del cancro. Secondo quanto riportato nei documenti depositati presso la Sec Usa, Electra ha raccolto circa 182,7 milioni di dollari in un round di finanziamento di Serie C a ottobre e al 30 giugno di quest’anno disponeva di 97,7 milioni di dollari in liquidità e mezzi equivalenti. Secondo i dati raccolti da Bloomberg, le offerte pubbliche iniziali (IPO) di società biotecnologiche e farmaceutiche negli Stati Uniti hanno raccolto complessivamente 6,8 miliardi di dollari quest’anno. Queste offerte hanno generato un rendimento medio ponderato di quasi il 70%, come dimostrano i dati, trainato dal guadagno del 476% registrato da Veradermics Inc., azienda sviluppatrice di farmaci per la caduta dei capelli , dal suo ingresso in borsa a febbraio.
Anche Aggreko, società britannica di noleggio di attrezzature elettriche, sostenuta da fondi di private equity, diventata redditizia grazie all’aumento del fatturato, ha presentato domanda di quotazione in Borsa negli Stati Uniti. Secondo un documento depositato presso la Sec Usa, la società ha registrato un utile netto di 80 milioni di dollari su un fatturato di 1,92 miliardi di dollari nei sei mesi conclusi il 4 luglio. Una quotazione in Borsa potrebbe valutare l’azienda circa 15 miliardi di dollari, secondo fonti vicine alla vicenda.
Switch, operatore di data center con sede a Las Vegas, ha presentato in via riservata la documentazione per una quotazione iniziale in Borsa negli Stati Uniti che potrebbe avvenire già a novembre, secondo quanto riportato da Bloomberg, citando fonti a conoscenza della questione. Switch potrebbe puntare a una valutazione vicina ai 50 miliardi di dollari, incluso il debito. La società ha inoltre lavorato a un round di finanziamento guidato dalla società di venture capital Andreessen Horowitz, che a luglio puntava a raccogliere circa 2 miliardi di dollari.
Anche la società di infrastrutture energetiche per data center SB Energy, sostenuta da SoftBank, ha annunciato in questi giorni l’intenzione di presentare in via riservata la documentazione per un’offerta pubblica iniziale negli Stati Uniti in vista di una quotazione in borsa prevista per la fine dell’anno, secondo quanto riferito da alcune fonti. SB Energy, in recenti incontri, ha evidenziato l’accordo per un data center in Ohio con OpenAI, siglato all’inizio di questo mese dopo settimane di trattative.
Anche Nscale, società di cloud computing di nuova generazione, sta incontrando potenziali investitori, sempre secondo alcune fonti.
In Europa si potrebbe vedere quotato il colosso della difesa Knds
Ritorna sul tavolo anche il dossier Ipo per Knds, il produttore franco-tedesco di carri armati, che si appresta a riprendere questa settimana gli incontri con gli investitori dopo che il calo dei titoli del settore della difesa aveva vanificato i piani di quotazione in giugno alle borse di Francoforte e Parigi. La nuova data potrebbe essere individuata nella seconda metà di settembre, dicono alcune fonti, anche se la finestra temporale di inizio 2027 rimane una possibilità. Secondo alcune fonti, un punto cruciale del dibattito sulla valutazione è se il governo tedesco assegnerà o meno un contratto per la fornitura di ulteriori veicoli corazzati da combattimento Boxer, prodotti congiuntamente da Knds e Rheinmetall (già quotata a Francoforte). Knds, con sede ad Amsterdam, produce i carri armati Leopard 2 per la Germania e Leclerc per la Francia. È di proprietà congiunta dello Stato francese e degli azionisti familiari. Il ministero della Difesa tedesco ha dichiarato di rimanere impegnato “a realizzare rapidamente un’offerta pubblica iniziale e ad acquisire una partecipazione federale in Knds, nel rispetto della procedura concordata a giugno”.
Vista Jet degli Emirati Arabi punta a un’Ipo a Milano o Zurigo
Se la maggior parte delle aziende cerca di quotarsi a Wall Street, c’è anche chi va controcorrente. Stando a quanto riferito da fonti a conoscenza della questione, Vista Global Holding sta valutando un’Ipo in Europa, a Milano o a Zurigo, con cui potrebbe raccogliere oltre 1 miliardo di dollari, riporta Bloomberg. Il gruppo di aviazione privata con sede negli Emirati Arabi Uniti, che opera con i marchi VistaJet e XO, sta studiando l’operazione, prevista per l’anno prossimo, con Bank of America, Ubs e Unicredit. VistaJet potrebbe essere valutata oltre 10 miliardi di dollari in occasione della quotazione, che potrebbe avvenire il prossimo anno. Fondata da Thomas Flohr nel 2004, VistaJet opera con un modello di abbonamento che consente ai membri di prenotare voli sulla sua flotta di aerei privati, con durate che vanno dai 30 minuti alle 17 ore senza scalo. Leona Qi, presidente di VistaJet US, ha dichiarato questo mese a Bloomberg Businessweek che la domanda di jet privati è in crescita. Ha affermato che i clienti considerano sempre più questa modalità di viaggio come uno strumento di gestione per “produttività e mobilità” e meno come un lusso ostentato.
