La Cucina italiana, la maiuscola iniziale è d’obbligo, è da oggi, mercoledì 10 ottobre, patrimonio culturale immateriale Unesco, a seguito della decisione presa a New Delhi dal Comitato esaminatore dell’istituzione, nel corso della sua ventesima sessione. La proclamazione è avvenuta alla presenza del ministro degli Affari esteri, Antonio Tajani, in occasione della sua missione in India. Avanzata dal “Collegio Culinario associazione culturale per l’enogastronomia italiana”, in collaborazione con Casa Artusi, Accademia della Cucina italiana e la rivista La Cucina Italiana, la candidatura della Cucina italiana nella lista Unesco mira a promuovere principi e valori tipici della tradizione italiana, come il contrasto allo spreco alimentare e la riduzione del consumo di risorse.
Prima al mondo come patrimonio immateriale
Lo straordinario riconoscimento, che aveva avuto una pre-scelta a novembre da parte del comitato tecnico Unesco, era stato supportato da un dossier, a cura di Pier Luigi Petrillo, professore alla Luiss Guido Carli. “La cucina italiana sarebbe la prima al mondo – scriveva, tra l’altro, Petrillo nel dossier – a ottenere, nel suo complesso, il titolo di patrimonio immateriale dell’umanità”.
Un riconoscimento alla filiera
Questa dell’Unesco è la più importante certificazione di una particolarissima sintesi storica, culturale ed economica di primati italiani dell’immenso settore che fa capo alla Cucina italiana. E cioè il cibo e tutto ciò che vi ruota intorno, le materie prime, le tecniche uniche di trasformazione e elaborazione ma anche tutti quegli strumenti, quei riti e quelle abitudini che non riguardano soltanto le cucine e le tavole delle famiglie ma anche quelle professionali. E che uniscono tradizione e innovazione, che spesso significano rispetto delle risorse alimentari nella conservazione, nella preparazione e nel riutilizzo che evita inutile sprechi, un classico delle nostre ricette, un retaggio sempre vivo.
Non solo i 70 miliardi di food-export
A fine anno, grazie anche all’effetto del riconoscimento Unesco, l’esportazione dei prodotti agroalimentari italiani potrebbe superare i 70 miliardi. Ma a guadagnarci in immagine e vendite sarà anche quella filiera imponente che, secondo gli esperti gourmet di tutti i paesi, è la prima al mondo per la qualità e che va dalla cucina, alla tavola, al ristorante, al bar e che andrà a sommarsi ai 70 miliardi delle vendite estere.
E alcuni settori esportano il 90%
La conferma di questa affermazione proviene dal fatto che quasi tutti i segmenti di questa filiera esportano da un minimo di 50 ad un massimo del 90%. E sono più quelli che vendono tra l’80 e il 90 per cento in tutto il mondo. Ma c’è un terzo fattore qualificante: che – come risulta dai dati elaborati per Firstonline dal Sistema Informativo ExportPlanning, diretto da Marcello Antonioni – spesso in alcuni settori l’Italia è al primo posto del range mondiale delle fasce redditizie, quella medio-alta e quella altissima.
Casalinghi, tornano in Italia
Il mercato italiano degli articoli per la casa è in buona crescita anche perché dopo il Covid, con le difficoltà – tuttora pesanti – della logistica dall’Asia, nel distretto più forte, quello bresciano, è in atto un lento ma costante reshoring. Il mercato dell’intero settore, che comprende strumenti di cottura, utensili da cucina e tessile casa, dovrebbe essere intorno ai 7 -8 miliardi di euro anche se i dati non sono strutturati né organici. Si tratta comunque del sell-out che comprende le merci di importazione ma la crescita costante degli ultimi anni è basato soprattutto sugli incrementi che premiano la qualità dei prodotti nazionali.
Export record di posate e tegami
Dopo il Covid le famiglie italiane hanno imparato ad apprezzare più che il prezzo, la qualità. Ma è soprattutto l’export a dare valore e risorse alle aziende italiane. Secondo l’Ufficio Studi di Fiac, Associazione fabbricanti italiani articoli per la casa, la tavola ed affini di Anima-Confindustria, l’export del comparto ha raggiunto una media del 68% e si mantiene in crescita da diversi anni nonostante la pesante competizione sul prezzo dei cinesi.
La qualità supera le crisi
In particolare, l’incidenza delle vendite italiane “premium-price”– specifica Marcello Antonioni – nei primi nove mesi 2025 è particolarmente rilevante nei segmenti Coltelleria e Posateria (82.5% del totale esportato) e Pentole e Tegami (74.2%). A livello mondiale, l’export Italia si posiziona sui segmenti “premium-price” al 3° posto assoluto (assieme. la Cina), alle spalle di Germania e Francia.
Le belle cucine Grandi Firme
Ma lo stesso comparto degli elettrodomestici, pur investito da acquisizioni, delocalizzazioni e dalla concorrenza di prodotti cinesi cheap, riserva una sorpresa in linea con questi trend. Un export dall’80-90 per cento per le semiprofessionali cucine di linea e materiali pregiati, il built-in di gamma elevata e i piccoli elettrodomestici di edizioni speciali e molto glamour, firmate da designer e stilisti.
I fattori e i segreti vincenti
Vi sono comparti del made in Italy ancor più selezionati sui quali le incertezze, i costi dell’energia e i dazi hanno una minore negativa influenza. Sono quelli “certificati” in diversi modi, quelli che sono decisamente riconoscibili come italiani, per il design, per l’accuratezza dell’esecuzione, per le eventuali etichette energetiche e per i brevetti. E perché fanno parte di distretti storici noti in tutto il mondo. L’esempio più clamoroso di questa “certificazione” vincente è un dato preciso, quello delle specialità alimentari: le esportazioni dei prodotti DOP e IGP hanno infatti raggiunto nel 2024 i 12,3 miliardi di euro (+8,2% sul 2023), trainate sia dal settore alimentare (superando i 5 miliardi) che dal vino (oltre 7 miliardi), con gli USA che, nonostante i dazi, restano come mercato principale (dati Ismea Qualivita). Per entrambi si tratta di valori mai raggiunti prima. La crescita si registra sia nei mercati Ue (+5,9%) sia negli Extra Ue (+10,4%). Gli Stati Uniti restano il primo mercato di destinazione, assorbendo il 22% dell’export totale.
Ma molte le incertezze
Non c’è dubbio che la continuità dei dazi americani peserà sui consuntivi di fine anno, così come peseranno i gravi errori della Ue per quanto riguarda diversi provvedimenti come quello riguardante una materia prima molto importante per il settore casalinghi italiani: l’acciaio. La Ue ha imposto rigidissime normative ambientali sull’acciaio prodotto in Europa ma ha lasciato totale libertà di entrata ai casalinghi di importazione in acciaio. Un oggettivo dumping, un autogoal molto pesante per il made in Italy.
Quanto vale la nomina Unesco?
Per quanto riguarda i siti turistici inseriti nell’elenco dei patrimoni materiali, sembra proprio che l’effetto sia nettissimo, con una media di +30% immediato degli arrivi anche se alla lunga in alcuni di questi siti come Venezia, le Galapagos o il monte Everest (diventato una discarica) la crescita costante di decenni ha prodotto negativi e costosi effetti. Le Colline del Prosecco Superiore di Conegliano e Valdobbiadene hanno registrato un +45,4 di strutture turistiche (contro una media del 3% in siti simili) e +35,4 posti letto (contro 8,2% in siti simili). Molto positivi gli effetti per i siti patrimonio immateriale: la tecnica dei Pizzaiuoli Napoletani ha visto un +283% di corsi professionali e un +420% di scuole accreditate dei pizzaiuoli (tutte all’estero). E la dieta mediterranea che riguarda i paesi mediterranei ha promosso da decenni il nostro patrimonio agroalimentare.