“L’entità dei rincari delle commodities energetiche configura uno shock di entità decisamente meno intensa rispetto a quello del 2022, successivo alla guerra in Ucraina. E quindi anche gli impatti sull’inflazione, che quest’anno sale al 3,2 per cento, e sulla crescita del Pil, allo 0,4 per cento, appaiono nel complesso gestibili“. La considerazione emerge dalla Congiuntura di Ref Ricerche, società di consulenza specializzata in analisi macroeconomiche, alla luce delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente.
Congiuntura Ref: l’analisi sulla base di un quadro prudente
Nello scenario delineato, non si tiene conto delle “ipotesi peggiori”: si tratta, quindi, di un quadro “prudente” ma che non incorpora gli effetti “più dirompenti” che deriverebbero da una prolungata chiusura del passaggio da Hormuz e dalla distruzione di infrastrutture energetiche nell’area del conflitto.
Congiuntura Ref: le stime sull’Italia
Per quanto riguarda l’Italia, “l’ammontare del nostro debito pubblico suggerisce una elevata attenzione nell’orientare la politica di bilancio, e non a caso l’obiettivo sul 2025 puntava ad anticipare il raggiungimento della soglia del 3 per cento per il deficit. Secondo le stime preliminari, tale target è stato mancato per un decimo. Di buono tale strategia ha portato comunque la riduzione dello spread e i miglioramenti delle valutazioni sull’Italia da parte delle agenzie di rating”.
Tuttavia, osserva Ref, “le cose adesso cambiano. A rigore dovremmo mantenere una politica di bilancio che conferma la traiettoria della spesa primaria netta, consentendo di lasciare operare gli stabilizzatori automatici del ciclo, e quindi accettando un peggioramento del deficit nella misura in cui questo deriva dal deterioramento delle componenti cicliche del saldo. Per questo, tutti gli interventi adottati per alleggerire la pressione delle materie prime sui prezzi dovranno trovare una corrispondente copertura”.
Ref: e se lo shock energetico fosse maggiore?
Il quadro però sarebbe più complicato se l’entità dello shock energetico dovesse rivelarsi maggiore. “Ci si avvicinerebbe ad uno scenario recessivo, segnato soprattutto dall’arretramento dei consumi delle famiglie, che già vengono da un periodo di arretramento di alcune voci di reddito, soprattutto i salari. In questa ipotesi, sarebbe importante fornire una risposta di policy adeguata. Le regole europee consentono in casi di recessione di disallineare i conti pubblici dalla traiettoria della spesa netta, ma di fatto questo porterebbe indietro l’orologio della finanza pubblica, vanificando gli sforzi di correzione del bilancio degli ultimi tre anni”.