Con le previsioni di primavera, il centro studi di Confindustria taglia le stime di crescita per l’Italia valutando l’impatto del conflitto in Iran. Tre scenari: nel peggiore, quello di una guerra che si protragga per tutto l’anno, il Pil 2026 è visto “in recessione” a – 0,7%; con quattro mesi di guerra, fino a giugno, “è stimato in stagnazione“, crescita zero; con uno stop alla guerra entro marzo “sarà pari a +0,5%”.
In autunno la stima degli economisti di viale dell’Astronomia era +0,7%. I tre scenari “non contemplano una auspicabile azione sia a livello europeo che italiano per affrontare una situazione grave”: per Confindustria “si impone quindi la preparazione immediata di misure italiane ed europee in grado di sostenere l’economia di imprese e famiglie“. Il presidente Emanuele Orsini: “Urgenti misure incisive e forti per le imprese. L’Europa deve fare presto, servono Eurobond e mercato unico dell’energia”.
Confindustria e l’allarme bollette
Con il nuovo shock energetico dovuto alla guerra in Iran, nell’ipotesi in cui il conflitto si dovesse protrarre fino all’estate, con prezzi superiori a 60 euro/Mwh per il gas e di 110 dollari/barile, le imprese manifatturiere italiane si troverebbero a pagare ulteriori 7 miliardi l’anno in più in bolletta rispetto al 2025. Nell’ipotesi di uno scenario peggiore, con il protrarsi della guerra fino a fine anno e con un prezzo del gas di 100 euro/Mwh e del petrolio di 140 dollari/barile, le imprese manifatturiere italiane pagherebbero 21 miliardi in più, stima Confindustria.
Confindustria: serve Governo stabile
“È importante, anche nei prossimi anni, riuscire ad avere Governi stabili e a mantenere una determinazione condivisa trasversalmente tra le forze politiche su alcuni punti cruciali dell’azione di governo”, rileva ancora il centro studi di Confindustria esaminando, nel rapporto con le previsioni economiche di primavera, i vantaggi legati al fatto che “negli ultimi anni l’Italia, contrariamente al passato, è stata caratterizzata da una relativa stabilità politica, che è legata alla durata del Governo in carica, ma anche al commitment dei governi che si sono succeduti dal pre-pandemia nel mantenere una politica di bilancio pubblico virtuosa, nel rispettare i parametri del Patto di Stabilità e Crescita, nel procedere con determinazione all’implementazione del Pnrr“.
Questi elementi – evidenziano gli economisti di viale dell’Astronomia – “hanno consentito al Paese di essere percepito positivamente da mercati finanziari e agenzie di rating, che stanno migliorando le loro valutazioni sull’Italia, accrescendo il clima di fiducia intorno al Paese. Questo sta determinando un calo del rendimento dei titoli pubblici italiani e quindi: una riduzione della spesa per interessi della PA; un più basso costo del credito per le imprese, che vale tra 0,5 e 1,4 miliardi di euro; un migliore andamento della Borsa: +28,4% nel dicembre 2025 da dicembre 2024, più che in Germania e Usa”.
