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Borse oggi devono affrontare nuovi dazi di Trump, petrolio sopra 100 dollari, Wall Street e Asia in calo. Ma Intel brilla nell’after hours con un +10%

Trump allo scocco della mezzanotte ha rivisto il suo piano dazi e ha imposto nuove tariffe a 60 partner commerciali. Wall Street in netto calo con Alphabet e Tesla. Torna a salire l’indice della paura. A Piazza Affari occhi a Stm, Poste, Unicredit

Borse oggi devono affrontare nuovi dazi di Trump, petrolio sopra 100 dollari, Wall Street e Asia in calo. Ma Intel brilla nell’after hours con un +10%

Nuovi dazi, petrolio a cento dollari, crollo di Wall Street, Asia in calo, timori per l‘inflazione e i tassi: è troppo anche per l’investitore più ottimista che oggi si mette in vendita in vista del weekend. Ieri a Wall Street le vendite sono state consistenti sul settore dei tech, dopo i risultati di Alphabet e Tesla, mentre gli acquisti si sono spostati sul settore della difesa, con Lockheed e Rtx, per poi spostarsi nell’after hours su Intel. Borse europee viste aprire poco mosse.

Trump allo scocco della mezzanotte ha rivisto il suo piano dazi e ha imposto nuove tariffe del 10% e del 12,5% a 60 partner commerciali

L’amministrazione Trump ha imposto nuove tariffe del 10% e del 12,5% su merci provenienti da 60 partner commerciali, tra cui l’Unione Europea e la Cina, a causa di presunte violazioni dei divieti sul lavoro forzato, proprio mentre scadeva una tariffa globale temporanea del 10% alla mezzanotte tra ieri e oggi dopo 150 giorni. I nuovi dazi sono entrati in vigore nello stesso istante. Questa mossa rappresenta l’ultimo tentativo della Casa Bianca di ripristinare la visione elettorale di Trump di una tariffa quasi globale, dopo che la Corte Suprema degli Stati Uniti a febbraio aveva annullato i dazi “reciproci” dal 10% al 50% imposti lo scorso anno in base a una legge sullo stato di emergenza nazionale per cercare di ridurre il deficit commerciale statunitense. Le nuove tariffe, annunciate ieri in un avviso pubblicato sul Registro Federale coprono il 99,4% delle importazioni statunitensi, ma includono numerose esenzioni per determinati prodotti, come petrolio e gas, fertilizzanti e alcuni prodotti alimentari. Imposti ai sensi della Sezione 301 del Trade Act del 1974, i nuovi dazi consentono all’amministrazione di mantenere un livello tariffario minimo praticamente su tutte le importazioni statunitensi, nonostante la battuta d’arresto della Corte Suprema. È inoltre probabile che questi dazi affrontino meno rischi legali rispetto a quelli annullati a febbraio, poiché la Sezione 301 ha resistito a precedenti ricorsi giudiziari.

Il petrolio resta sopra i 100 dollari per l’interruzione del traffico energetico. Si guarda ai tassi Fed la prossima settimana

I prezzi del petrolio Brent si sono mantenuti sopra i 100 dollari al barile stamane, avviandosi verso la quarta settimana consecutiva di rialzi, spinti dalle preoccupazioni per le interruzioni dei flussi energetici nel Mar Rosso e dai timori di un’ulteriore escalation nella guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran. I future del Brent sono saliti di 37 centesimi, pari allo 0,37%, a 101,06 dollari al barile, dopo aver chiuso la sessione precedente in rialzo del 7% sopra i 100 dollari per la prima volta da maggio, in seguito alla dichiarazione degli Houthi, gruppo filo-iraniano, di aver colpito due petroliere saudite nel Mar Rosso. Il contratto è sulla buona strada per chiudere la settimana con un rialzo del 14,6%.
I future del West Texas Intermediate (WTI) sono rimasti pressoché invariati a 91,20 dollari al barile, il livello più alto dall’11 giugno, e si avviano a un aumento settimanale dell’11,8%. L’aumento dei prezzi del petrolio ha suscitato preoccupazioni sull’inflazione a pochi giorni dalla riunione di politica monetaria della Federal Reserve.

Ieri una sola petroliera è riuscita ad attraversare lo Stretto di Hormuz, secondo i dati della società di analisi di tracciamento navale Kpler. La rotta marittima di Bab el-Mandeb controlla l’accesso dal Mar Rosso all’Oceano Indiano ed è il secondo canale petrolifero più importante dopo lo Stretto di Hormuz. L’esercito statunitense ha lanciato un’altra serie di attacchi aerei contro l’Iran, e l’Iran ha risposto con il fuoco contro basi statunitensi nei paesi vicini. Trump ha promesso “pesanti punizioni militari” contro l’Iran e gli Houthi, dopo che i combattenti yemeniti hanno colpito due petroliere saudite nel Mar Rosso.

Wall Street in netto calo con Alphabet e Tesla. Guadagna la difesa e Intel nell’after hours. Torna a salire l’indice della paura

Ieri gli indici di Wall Street hanno chiuso in calo, con il Nasdaq che ha perso oltre il 2%, poiché gli ultimi aggiornamenti sulle trimestrali delle grandi aziende tecnologiche hanno riacceso le preoccupazioni per le ingenti spese in intelligenza artificiale, mentre l’impennata dei prezzi del petrolio ha amplificato i timori di inflazione, facendo salire i rendimenti obbligazionari. L’indice S&P 500 è sceso di oltre l’1%, con perdite generalizzate, dopo i risultati del secondo trimestre di Alphabet e Tesla. Il Dow Jones ha chiuso a -0,97%.

Gli investitori si sono spostati sul settore industriale che ha visto un rialzo dell’1,77% grazie alla spinta dei titoli della difesa, tra cui Lockheed Martin e Rtx. Le azioni di Lockheed sono salite del 10,5% dopo che la società ha rivisto al rialzo le previsioni di vendita e profitto per il 2026. Rtx è stato il secondo titolo a dare maggiore impulso all’indice S&P 500, chiudendo in rialzo del 7,3% dopo aver aumentato le previsioni di vendita e profitto per il 2026 grazie alla domanda di manutenzione di aerei commerciali e sistemi militari. Allo stesso modo Thermo Fisher Scientific ha registrato un rialzo dell’8,7% dopo che il produttore di apparecchiature mediche ha rivisto al rialzo le previsioni di profitto annuale e ha superato le stime per i risultati del secondo trimestre.

Le azioni di Alphabet, la società madre di Google, sono crollate del 7% dopo che la società ha annunciato piani di spesa più elevati e ha al contempo bruciato liquidità. Il calo del titolo ha trascinato al ribasso anche l’indice dei servizi di comunicazione del 5,20%. In calo anche il settore dei consumi del 5,12%. Il principale fattore di ribasso è stato Tesla, le cui azioni sono crollate del 14,5% dopo aver riportato un flusso di cassa libero negativo nel secondo trimestre per la prima volta in oltre due anni. L‘indice dei semiconduttori di Philadelphia ha chiuso in ribasso dello 0,5%. La società di chip analogici Texas Instruments ha chiuso in ribasso del 3%, nonostante le previsioni di ricavi trimestrali superiori alle stime .

Il gigante dei chip Intel invece, che ha pubblicato i dati trimestrali dopo la chiusura delle contrattazioni ufficiali, nell’after hours ha visto un rialzo del 10% grazie alle previsioni di utili e ricavi superiori alle stime che hanno incoraggiato l’azienda ad aumentare i piani di spesa nei prossimi due anni, poiché la costruzione di un data center per l’intelligenza artificiale spinge la domanda di unità di elaborazione centrale (Cpu). Intel prevede per il terzo trimestre un fatturato compreso tra 15,8 e 16,8 miliardi di dollari, rispetto alla stima media degli analisti di 15,1 miliardi di dollari, secondo i dati raccolti da Lseg. L’utile rettificato si attesta a 38 centesimi per azione, contro i 27 centesimi stimati dagli analisti.

L‘indicatore della paura di Wall Street, l’indice di volatilità Cboe ha aggiunto 2,06 punti, a quota 18,7, dopo aver toccato in precedenza 20,3, il suo livello più alto in quasi un mese.

Con l’aumento dei prezzi del petrolio, i timori di inflazione hanno spinto i rendimenti dei titoli di Stato statunitensi a 10 anni ai livelli più alti dall’inizio del 2025. Tuttavia, secondo il FedWatch del CME Group, gli operatori continuavano a scommettere su una probabilità di circa il 64% che la Fed mantenesse i tassi di interesse invariati la prossima settimana.

Asia sotto pressione con Kopsi e Nikkei. La Cina inietta liquidità

L’indice Msci Asia Pacific è in ribasso del 2,2%, prima seduta con il segno meno dopo tre consecutive con il segno più. Nella Corea del Sud, l’indice Kospi della borsa di Seul perde il 6% e la settimana sta per terminare con un ribasso del 2%.
Alcuni hedge fund asiatici stanno vendendo Samsung (-7%) e SK Hynix (-3%) per fare spazio all’acquisto di azioni di Cxmt, un produttore di chip di memoria che debutterà sul mercato il 27 luglio in Cina. Per il decimo giorno consecutivo, a causa dei fortissimi scostamenti di prezzo, c’è stata stanotte l’attivazione del cosiddetto “sidecar”, la sospensione per qualche minuto delle contrattazioni .

In Giappone l’indice Nikkei di Tokyo è a -3% e la settimana si chiude con un calo di circa il 3,5%. Intanto lo yen va sempre più giù rispetto al dollaro e tocca un nuovo massimo ultra decennale a 163,8. Le autorità giapponesi hanno ribadito che adotteranno misure coraggiose per contrastare le oscillazioni del mercato valutario, se necessario, mentre un rapporto del Tesoro statunitense pubblicato nella notte sottolinea che i timori sugli eccessi di volatilità sono condivisi a Washington. Il rendimento dei titoli di stato giapponesi a dieci anni sono in rialzo di 3 punti base a 2,78%, di nuovo vicino ai massimi di lunghissimo periodo toccati lo scorso mese. Intanto l’inflazione in Giappone accelera per la prima volta in tre mesi, un dato che mantiene la banca centrale sulla rotta per un ulteriore aumento dei tassi d’interesse quest’anno. L’indice dei prezzi al consumo, esclusi i prodotti alimentari freschi, è salito dell’1,6% a giugno rispetto all’anno precedente, in linea con le attese. Un indicatore che esclude sia i prodotti alimentari freschi che l’energia — seguito con attenzione dalla Boj come indicatore dell’inflazione di fondo è salito dell’1,7%.

In Cina, l’indice Hang Seng di Hong Kong è a -1,3%, per una chiusura settimanale positiva, +1,2%. CSI 300 dei listini di Shanghai e Shenzhen -1,2%, +3% la settimana. Taiex di Taipei -2,5%, +2,2% la settimana. La banca centrale cinese ha effettuato la più consistente iniezione di liquidità nell’economia degli ultimi cinque mesi (500 miliardi di yuan pari a 73,8 miliardi di dollari) attraverso il proprio strumento di prestito a medio termine (Mlf), per sostenere la crescita in vista della riunione del Politburo prevista per la fine di luglio e agevolare l’emissione di titoli di Stato. L’entità dell’operazione supera quella dei prestiti in scadenza, determinando un’iniezione netta di 100 miliardi di yuan.

Borse europee viste aprire poco variate. A Piazza Affari occhi a Stm, Poste, Unicredit

Per le borse d’Europa si prospetta un’apertura sulla parità: i future sull’Euro Stoxx 50 sono a +0,1%.

Eni. Il governo ha istituito, nel ddl Concorrenza approvato ieri, un fondo da 120 milioni di euro tra il 2028 e il 2030 per i titolari di impianti di distribuzione del carburante che scelgono di riconvertirli in una stazione di ricarica di veicoli elettrici o per la produzione di biocarburanti, dice una nota del ministero dell’Ambiente. La misura prevede un contributo fino a 60.000 euro, per un massimo del 50% delle spese sostenute, per ogni titolare dell’impianto.

Poste Italiane. Ha registrato un aumento degli utili e dei ricavi nel primo semestre del 2026, confermando la guidance per l’intero anno. In particolare, il fatturato si è attestato a 6,8 miliardi di euro, in crescita del 5,9% rispetto al primo semestre del 2025.

Stm. Investirà circa 2,4 miliardi di euro a Catania tra il 2026 e il 2028 per rafforzare la capacità nel carburo di silicio a 8 pollici e 1,4 miliardi ad Agrate Brianza, dove punta a portare la produzione a 8.000 wafer a settimana entro fine 2027. Lo conferma l’ad Jean-Marc Chery a La Repubblica. Jefferies mantiene il rating Buy, ma abbassa il target price a 68 euro da 82 precedenti.

Unicredit. Mediobanca conferma il rating Outperform e alza il target price a 100 euro dai 92 precedenti.

Caltagirone Editore. Oggi c’è il Cda su conti semestrali.

Mare Group. Ha sottoscritto un accordo vincolante per acquisire il 100% di Ctmavio per 9 milioni di euro, di cui 6 milioni in cassa e 3 milioni in nuove azioni, con closing entro il 15 novembre subordinato al via libera Golden Power.

The Italian Sea Group. Oltre all’interesse per alcuni asset di Azimut-Benetti, che avrebbe già firmato un accordo di riservatezza ottenendo l’accesso ai dati, si sta ragionando sulla nascita di un polo nautico a Carrara che coinvolga uno o due operatori industriali e che potrebbe includere Sanlorenzo, scrive stamani La Repubblica. Il polo manterrebbe i marchi di Tisg, la concessione e la gestione del cantiere e l’operazione sarebbe aperta anche ai fornitori, aggiunge il quotidiano. Vi sarebbe interesse anche da parte di un gruppo tedesco attivo nelle costruzioni navali, che potrebbe valutare un’alleanza con un grande gruppo italiano.

Zucchi. Oggi c’è il Cda sui conti semestrali.

Buzzi. Jefferies mantiene il giudizio Hold, ma abbassa il target price da 49,5 a 46,5 euro.

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