Nel giorno della annuale conferenza stampa della presidente Giorgia Meloni, ma soprattutto dell’attesa della decisione della Corte Suprema Usa sulla legittimità dei dazi, del via libera – a proposito di libero commercio – dell’accordo Ue-Mercosur e del rally del petrolio che prosegue come effetto delle vicende venezuelane, Piazza Affari prova a rispondere presente. Anche se però il listino milanese è decisamente più timido rispetto alle altre Borse, che siano europee o al di là dell’Atlantico: il Ftse Mib dopo una seduta intonata chiude di fatto non molto sopra la parità (+0,1%), limitandosi a consolidare i 45.000 punti. Meglio fanno Francoforte +0,4%, Londra +0,9% e soprattutto Parigi +1,3%. Oggi la Francia si distingue anche per essere l’unico grande Paese europeo ad aver votato contro l’accordo commerciale tra Ue e Mercosur, che però sarà ugualmente firmato la settimana prossima in Paraguay, spinto soprattutto da Germania e Spagna e con una tiepida adesione dell’Italia.
LEGGI QUI LA DIRETTA DI BORSA DI OGGI
In apertura di seduta parte forte Wall Street: Nasdaq +0,7% con Sandisk che balza del 10% dopo aver perso lo stesso valore percentuale ieri. Riflettori puntati anche su Compass che guadagna l’8% nell’orario in cui da noi le Borse chiudono i battenti. Bene anche il Dow Jones che però dopo un avvio sprint perde smalto e rimane intorno allo 0,2%. I rialzi sono sostenuti dal miglioramento della fiducia dei consumatori statunitensi a gennaio: secondo i dati preliminari dell’Università del Michigan, l’indice di sentiment sale a 54 punti, in aumento rispetto ai 52,9 di dicembre e sopra le attese del mercato. In crescita anche le componenti: l’indice sulla situazione attuale avanza a 52,4 punti, mentre quello sulle aspettative sale a 55 punti, segnalando un moderato rafforzamento della percezione economica delle famiglie americane. Delude invece l’atteso dato sul lavoro: inferiore alle aspettative la creazione di posti di lavoro in Usa a dicembre 2025. Secondo i dati forniti dal Bureau of Labour Statistics sono stati creati 50 mila di posti di lavoro nei settori non agricoli (non-farm payrolls), il consensus indicava 66 mila.
In ogni caso il grande protagonista finanziario dell’ultimo giorno della settimana è ancora il petrolio: il Brent, che aveva iniziato il 2026 sotto i 60 dollari per barile, tocca oggi i 63,5, mentre il Wti Crude quotato a New York cresce quasi del 3% e ormai vede quota 60 dollari al barile. Una delle conseguenze per l’Italia è che Eni è uno dei titoli migliori a Piazza Affari, guadagnando più del 2% per salire sopra i 16 euro per azione. Non male pure Saipem col suo +1,4%. Sul Ftse Mib tuttavia svetta Cucinelli +3,3% e sempre nel lusso si mette in luce Moncler +2%, mentre vanno male le utilities: Italgas dopo il rally di questa settimana cede il 2%, giù anche A2a e Hera con perdite superiori all’1%, così come Poste Italiane. In ordine sparso le banche: Mediobanca +0,7%, piatta Unicredit, Intesa Sanpaolo -0,3%, Banco Bpm -0,6%, Mps +0,7%.
Per quanto riguarda lo spread Btp Bund è ancora una giornata di massima tranquillità, col dato che scende ulteriormente sui 63 punti base, con il rendimento del nostro Btp 10 anni saldamente sotto il 3,5%, in zona 3,46%. L’euro continua a deprezzarsi rispetto al dollaro Usa: oggi scambia a 1,163. Sulla scia del petrolio riprendono a correre anche le altre materie prime strategiche del momento e cioè l’intramontabile oro che ritocca quota 4.500 dollari l’oncia e pure l’argento che proprio al termine di una settimana flop dà un colpo di coda avanzando del 3,6% a sfiorare di nuovo quota 80 dollari all’oncia.