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Barometro Cisl: il benessere degli italiani non torna ai livelli pre-crisi

Il Barometro elaborato dalla Cisl insieme alla Fondazione Tarantelli e a REF Ricerche sullo stato di benessere (e malessere) degli italiani rileva che, malgrado la timida ripresa degli anni scorsi, non siamo ancora tornati ai livelli di vita del 2007

Barometro Cisl: il benessere degli italiani non torna ai livelli pre-crisi

Gli anni della crisi hanno intaccato il benessere degli italiani, e la timida ripresa degli ultimi anni non è bastata a risollevarlo. E’ quanto emerge dal Barometro del benessere, calcolato ogni trimestre da CISL in collaborazione con Fondazione Tarantelli e REF Ricerche: uno strumento che, elaborando i dati a disposizione di CISL e quelli dell’Istat, offre un quadro complessivo dei fenomeni socio-economici. Le aree di ricerca sono cinque: Attività economica, Lavoro, Istruzione, Redditi/Pressione fiscale e Coesione Sociale.

Dal report relativo al secondo trimestre del 2018 emerge che il picco ciclico di espansione è ormai alle spalle. La domanda estera, che è stata il principale driver della crescita italiana negli ultimi anni, è invece divenuta un freno a inizio 2018. E così non deve stupire che “nella prima metà dell’anno in corso l’economia italiana ha mantenuto un ritmo di crescita lento; il Pil è aumentato dello 0.3 per cento nel primo trimestre e dello 0.2 nel secondo, un ritmo inferiore rispetto a quello registrato nel 2017”.

Non mancano gli spunti positivi, come la spesa delle famiglie che, pur rallentando, è rimasta in crescita, o come gli investimenti, specie in impianti e macchinari, che hanno mantenuto un’intonazione positiva, nonostante una forte volatilità, grazie soprattutto agli sgravi fiscali. Ma tutto ciò non è bastato e lo stesso barometro CISL “è rimasto stabile nell’ultimo anno e mezzo dopo la crescita che aveva caratterizzato il triennio 2014-16, e solo nel secondo trimestre di quest’anno si è osservato un miglioramento più evidente per la convergente azione dei domini dell’Attività economica, Coesione Sociale e Redditi”.

Posto pari a 100 il valore dell’indicatore nel primo trimestre 2007, si osserva infatti che nel secondo trimestre del 2018 si è arrivati a 91.6, registrando dunque un incremento di 1.9 punti percentuali sul trimestre precedente. “Il rialzo sembra però legato – sostiene il Barometro – molto a fattori di carattere transitorio, e non dovrebbe preludere all’avvio di una nuova fase di crescita”. Tanto più che l’economia italiana ha subito un nuovo rallentamento nella seconda parte del 2018. Il Pil nel terzo trimestre, secondo quanto riporta l’Istat, ha segnato una variazione congiunturale nulla interrompendo la fase costantemente espansiva iniziata nel 2015. Sia le componenti interne della domanda, sia le esportazioni nette hanno fornito un contributo pari a zero.

Le prospettive per la fine dell’anno e per il 2019 non sono migliori: nella sua analisi il Barometro CISL riconosce la presenza di alcuni provvedimenti nel progetto della legge di bilancio che andranno a incidere sulla coesione sociale (come il reddito di cittadinanza), ma “se l’economia continuerà a rallentare è probabile che sul finire dell’anno e poi nel corso del 2019 l’indicatore complessivo del benessere delle famiglie possa subire una nuova inversione di tendenza”.

Attività economica. In definitiva l’intero scenario è a rischio: l’Italia da alcuni mesi sta comunque evidenziando un netto peggioramento della congiuntura economica solo in parte riconducibile a un quadro europeo che si sta rivelando decisamente meno positivo rispetto alle attese; contano però anche le tendenze specifiche del nostro paese e la valutazione dei mercati finanziari del nostro quadro economico. Nel complesso, quindi, il quadro degli indicatori congiunturali all’inizio del quarto trimestre dell’anno induce a ritenere improbabile che si possa produrre in tempi brevi un rafforzamento dell’attività produttiva.

Redditi. Dai redditi arrivano i segnali più positivi. Dopo un lungo periodo di stagnazione, negli ultimi mesi le retribuzioni hanno mostrato una crescita vivace. Nella Pa le retribuzioni contrattuali hanno registrato una variazione tendenziale del 2 per cento nel secondo trimestre e del 4 per cento nei mesi estivi di luglio e agosto. Nel settore privato si è invece osservata una dinamica decisamente più regolare. Gli indici di fiducia dei consumatori sono comunque rimasti stabili su livelli elevati, riflettendo il mood positivo delle famiglie: si sono confermate le preoccupazioni per l’andamento dell’economia e in particolare del mercato del lavoro, in connessione con l’indebolimento della domanda di lavoro in estate; ma sono invece migliorati i giudizi sulla situazione personale.

Lavoro. Da ormai un anno e mezzo l’indicatore del dominio Lavoro sta registrando una fase di rallentamento; nel secondo trimestre di quest’anno è diminuito ancora una volta su base annua, posizionandosi su un valore pari a 78.3 (era 80.1 nello stesso periodo del 2017). Osservando l’andamento dei due indicatori che sintetizzano la quantità e la qualità del lavoro emerge come sia in realtà quest’ultimo a determinare il peggioramento dell’indicatore sintetico di dominio.

Coesione sociale. A partire da questo trimestre sono stati introdotti nel dominio della Coesione sociale l’indice della povertà assoluta individuale e quello della povertà relativa. Questo permette di osservare come gli anni della recessione abbiano intaccato il benessere dei cittadini, in particolare accentuando le disuguaglianze e aggravando il fenomeno della povertà assoluta individuale. Nel 2017 l’Istat ha stimato che 5.6 milioni di individui (l’8.4 per cento dell’intera popolazione) siano in condizione di povertà assoluta.

Si tratta del valore  più alto dal 2005. Dal 2007 il tasso di povertà assoluta riferito agli individui è passato dal 3.1 per cento al 7.3 per cento nel 2013; dopo una parziale riduzione nel 2014, la tendenza è stata ancora in salita. Tra il 2016 e il 2017 l’incidenza è cresciuta dal 7.9 all’8.4 per cento. Per il 2017 le stime indicano che vi siano circa 3 milioni di famiglie in condizione di povertà relativa (il 12.3 per cento tra tutte le famiglie residenti), corrispondente ad un totale di 9.3 milioni di individui (il 15.6 per cento dell’intera popolazione).

Istruzione. Tra le variabili che compongono il dominio si osserva un certo ridimensionamento della quota di
Neet dal quarto trimestre 2017. I Neet con livello di istruzione inferiore (fino alla licenza media) sono rimasti così praticamente invariati rispetto ad un anno prima, arrivando a rappresentare il 22 per cento della popolazione corrispondente; si tratta di una categoria di giovani particolarmente a rischio perché ad una preparazione scolastica insufficiente sommano la mancanza di lavoro; vi è quindi l’impossibilità di costruirsi esperienze e qualificazioni da spendere sul mercato e non a caso vengono anche definiti “left behind”.

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