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Auto elettriche, fino a 2 milioni di vendite in più con flotte aziendali al 69%: lo studio T&E

Secondo T&E, portare al 69% l’elettrificazione delle flotte aziendali Ue entro il 2030 potrebbe generare fino a 2 milioni di auto elettriche in più, rafforzando industria e mercato dell’usato

Auto elettriche, fino a 2 milioni di vendite in più con flotte aziendali al 69%: lo studio T&E

La transizione elettrica in Europa potrebbe passare più dai parcheggi aziendali che dalle concessionarie. È la tesi di una nuova analisi di Transport & Environment (T&E), l’organizzazione indipendente che monitora la decarbonizzazione del settore trasporti, secondo cui un salto di ambizione sugli obiettivi di elettrificazione delle flotte corporate potrebbe generare fino a 2 milioni di vendite aggiuntive di auto elettriche entro il 2030.

Secondo lo studio, se la Commissione europea portasse l’obiettivo medio di elettrificazione delle flotte delle grandi imprese dal 45% attuale al 69%, escludendo gli ibridi plug-in, si coprirebbe il 57% delle immatricolazioni necessarie ai costruttori per centrare i target climatici. Con la soglia oggi proposta, invece, i carmaker si assicurerebbero solo il 37% delle vendite utili a rispettare i propri obiettivi di Co2.

La proposta Ue e il rischio “business as usual”

Lo scorso dicembre, nel quadro del Pacchetto auto, la Commissione ha messo sul tavolo un regolamento per rendere più pulite le flotte aziendali. Il testo prevede target vincolanti a livello nazionale e fissa al 45% la quota media di veicoli a zero e basse emissioni – fino a 50 g/km di Co2 – includendo quindi anche gli ibridi plug-in.

Per T&E si tratta però di un traguardo troppo prudente, che rischia di consolidare un approccio “business as usual”. Le grandi aziende rappresentano appena lo 0,16% del totale delle imprese europee, ma concentrano circa il 37% delle nuove immatricolazioni nell’Unione. Eppure, con l’obiettivo al 45%, solo sei Paesi – tra cui Italia e Germania – dovrebbero chiedere alle proprie corporate un’accelerazione rispetto alla traiettoria già delineata dalla revisione degli standard Co2.

In Italia, ad esempio, le immatricolazioni elettriche delle grandi aziende arriverebbero al 36% nel 2030 seguendo l’attuale percorso. Per centrare il 45% servirebbe uno sforzo aggiuntivo limitato, stimato in circa due punti percentuali l’anno. Un progresso, ma lontano dalle best practice europee. In Belgio, una riforma fiscale che ha progressivamente eliminato gli ammortamenti per i veicoli più inquinanti ha spinto la quota di elettrico aziendale dal 9% del 2021 al 54% nel 2025.

Più ambizione, più industria europea

Secondo l’analisi, alzare l’asticella al 69% – soglia in linea con gli scenari più ambiziosi valutati dalla Commissione – potrebbe tradursi in 1,9 milioni di veicoli elettrici aggiuntivi entro il 2030. Con il target fermo al 45%, l’incremento si fermerebbe a circa 1,2 milioni.

Tra i marchi che beneficerebbero maggiormente di un’accelerazione della domanda corporate figurano Bmw, Volkswagen e Volvo, con quote di copertura delle vendite necessarie ai target rispettivamente del 72%, 61% e 59%.

Il dossier lega strettamente l’ambizione climatica alla politica industriale. Già nel 2025 il 74% dei nuovi veicoli elettrici aziendali immatricolati nell’Ue è stato prodotto all’interno dell’Unione. Una quota che potrebbe crescere se il requisito “Made-in-EU” diventasse condizione per accedere agli incentivi pubblici, come prospettato nella proposta sul Clean Corporate Vehicles Regulation e nel futuro Industrial Accelerator Act.

L’effetto leva sul mercato dell’usato

Le flotte aziendali non incidono solo sul nuovo. Con cicli di possesso o leasing tra i due e i quattro anni, alimentano in modo strutturale il mercato dell’usato, dove si concentra circa l’80% degli acquisti europei.

Secondo T&E, un obiettivo al 69% porterebbe tra il 2030 e il 2035 circa 21,1 milioni di veicoli elettrici nel mercato secondario, 3,6 milioni in più rispetto allo scenario attuale. Con l’impianto proposto dalla Commissione, invece, il numero resterebbe sostanzialmente invariato.

Esther Marchetti, Clean Transport Advocacy Manager di T&E Italia, avverte: “Proporre una legge sulle flotte che non incentivi le grandi aziende a guidare il cambiamento rischia di essere inefficace. I legislatori hanno due strade: aumentare gli obiettivi per i veicoli elettrici ed eliminare gli ibridi plug-in, oppure rischiare che questa norma non realizzi il suo pieno potenziale come volano strategico per la decarbonizzazione del trasporto stradale”. E aggiunge: “La normativa sulle flotte è l’asso nella manica dell’Ue per potenziare la produzione automobilistica interna. I veicoli elettrici made-in-Eu sono già la scelta preferita degli acquirenti corporate quando passano all’elettrico: obiettivi ambiziosi per le flotte sosterranno produttori e posti di lavoro europei. La mobilità elettrica non riduce solo le emissioni: aumenta l’indipendenza energetica dell’Europa, diminuendo l’import di petrolio (circa 250 miliardi l’anno) e limitando l’esposizione a tensioni geopolitiche. Inoltre, grazie alla maggiore efficienza dei veicoli elettrici, il fabbisogno complessivo di energia si abbassa a parità di mobilità.”

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