I dazi doganali sono imposte applicate sull’importazione e sull’esportazione di beni. Nel campo dell’arte contemporanea, essi incidono sul prezzo delle opere, sulla libertà di circolazione e sulla competitività delle gallerie e dei musei. Un settore che vive di prestiti, esposizioni temporanee e fiere internazionali risulta particolarmente sensibile a questi provvedimenti.
L’innalzamento dei costi doganali possono far aumentare il prezzo finale delle opere per musei e acquirenti
Ciò può dissuadere gallerie e collezionisti dall’investire in lavori provenienti dall’estero e limitare la visibilità internazionale degli artisti emergenti, con il rischio di ridurre la competitività complessiva del mercato dell’arte.
Oltre agli effetti economici, i dazi introducono barriere culturali
L’arte contemporanea, che trae forza dal dialogo tra culture e linguaggi diversi, potrebbe subire un impoverimento nella varietà delle esposizioni e degli scambi. I musei potrebbero preferire artisti nazionali per ragioni di costo, limitando così la diversità dell’offerta culturale. Negli ultimi vent’anni l’Unione Europea ha lavorato per creare un mercato unico dei beni culturali, eliminando dazi interni e armonizzando le norme per la circolazione delle opere d’arte tra gli Stati membri. Questo ha favorito lo sviluppo di fiere internazionali (Art Basel, Frieze, FIAC) e ha reso l’Europa uno dei poli centrali del mercato globale dell’arte contemporanea. Nonostante l’assenza di dazi interni, l’esportazione di opere verso Paesi extra-UE incontra ancora ostacoli rilevanti. Molti Stati applicano dazi, controlli doganali e restrizioni sui beni culturali per tutelare il proprio patrimonio, mentre la stessa UE richiede licenze e autorizzazioni per l’uscita di opere di particolare valore o antichità. Pur avendo finalità di salvaguardia, queste misure comportano per gallerie e artisti europei costi e tempi aggiuntivi. In prospettiva, il futuro del mercato dell’arte contemporanea europeo dipenderà dalla capacità di conciliare tutela del patrimonio e libertà di esportazione, negoziando accordi bilaterali e sfruttando nuove tecnologie (arte digitale, NFT, mostre virtuali) per mantenere un ruolo di primo piano nel panorama globale.
Rischio di marginalizzazione internazionale
Se le barriere doganali diventassero troppo onerose, l’arte europea contemporanea potrebbe perdere competitività a livello globale, con una minore partecipazione a fiere internazionali e meno visibilità degli artisti europei sui mercati extra-UE.
Nonostante i rischi, i dazi possono avere anche effetti indirettamente positivi?
Essi possono incentivare la valorizzazione del mercato interno, sostenendo artisti e gallerie locali. Inoltre, l’ostacolo ai beni fisici può accelerare l’interesse per forme d’arte immateriali, come già citato, installazioni digitali o NFT, non soggette a dazi tradizionali. I dazi nell’arte contemporanea, però, possono produrre conseguenze profonde, sia sul piano economico sia su quello culturale. Se da un lato rischiano di ridurre la circolazione delle opere e il confronto internazionale, dall’altro possono rafforzare i mercati locali e stimolare nuove forme artistiche. C’è solo da augurarci un futuro più roseo…
