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AI, produttività e futuro del mercato del lavoro, cosa dobbiamo aspettarci: parla il premio Nobel David Card

Intervista all’economista canadese DAVID CARD, premio Nobel 2021. che insegna a Berkeley. Con l’arrivo dell’Ai ci sono già stati “guadagni di produttività in settori specifici”. “Nel lungo periodo probabilmente alcuni lavori scompariranno e altri mestieri evolveranno”

AI, produttività e futuro del mercato del lavoro, cosa dobbiamo aspettarci: parla il premio Nobel David Card

Con la diffusione massiva dell’AI nei processi aziendali, sia sul fronte manifatturiero e in misura ancora più forte nei servizi, vedremo finalmente uno scatto di produttività delle economie più avanzate? E ancora: gli effetti sul numero di occupati saranno significativi? Avranno, invece, ragione i sostenitori del paradosso di Jevons e dunque l’AI amplierà spazi inediti per aumentare la richiesta di servizi specialistici, in procinto di diventare sempre più personalizzabili e a buon mercato. L’unica certezza attuale vede il mercato del lavoro destinato a cambiare forme, ritmi e regole d’ingaggio in modo rapido e con scenari che non si possono ancora delineare con chiarezza.

Il premio Nobel per l’Economia nel 2021 David Card, economista canadese che insegna a Berkeley in California, ha concentrato la sua produzione scientifica sui fattori che influenzano l’economia del lavoro, a partire dal salario minimo, dai flussi migratori, l’istruzione e la formazione professionale. Per FIRSTonline delinea la sua visione dei cambiamenti in arrivo per il mercato del lavoro, in un momento storico in cui i progressi tecnologici sembrano in grado di deformare molte delle strutture sociali strutturatesi degli ultimi decenni.

Professor Card, le grandi corporation stanno ridimensionando il numero dei colletti bianchi, soprattutto nelle posizioni intermedie. Con i prossimi step di diffusione dell’AI nelle imprese statunitensi ed europee, dobbiamo attenderci significativi aumenti della produttività del lavoro?

“Credo che si siano già osservati alcuni guadagni di produttività in alcuni settori specifici, come ad esempio nell’ingegneria del software e, probabilmente, anche in settori fortemente basati sulla gestione dei documenti, come i servizi legali. Rimane, tuttavia, oggetto di ampio dibattito se questi benefici siano di grande o di modesta entità e se i licenziamenti che abbiamo visto nelle aziende tecnologiche siano effettivamente il risultato di una maggiore produttività. Oppure di esigenze di liquidità da parte di imprese che stanno investendo enormemente in infrastrutture informatiche e data center. La mia impressione è che vivremo una fase simile a quella degli anni Novanta, quando il grande economista Robert Solow osservò che la rivoluzione di Internet era visibile ovunque, tranne che nelle statistiche sulla produttività”.

Alcuni economisti sostengono che l’AI aumenterà la domanda dei servizi del terziario, che diverranno sempre meno costosi e più facili da fruire. La tecnologia sostituirà dunque i “task” ma non i lavori?

“Nel lungo periodo alcuni lavori probabilmente scompariranno del tutto. Tuttavia, molti altri mestieri si evolveranno e alcune specifiche mansioni verranno trasformate. Ad esempio, potrebbero diminuire i tradizionali posti di lavoro per i tassisti, mentre continueranno ad esistere servizi più specializzati, rivolti ai turisti o alle persone con disabilità”.

Per molti anni l’immigrazione ha contribuito a compensare il declino demografico delle economie più avanzate. Quali effetti si aspetta sui salari e sulla struttura del mercato del lavoro quando questi due fenomeni, invecchiamento e migrazioni, diventeranno sempre più difficili da governare per le democrazie liberali?

“È una domanda molto interessante. I modelli economici suggerirebbero che la prova più evidente di una carenza di manodopera, dovuta al declino demografico, dovrebbe manifestarsi in un aumento dei salari dei lavoratori all’ingresso del mercato rispetto a quelli dei lavoratori più esperti. Finora, tuttavia, non sono a conoscenza di molte evidenze che indichino un fenomeno di questo tipo, nemmeno in Paesi dove il declino demografico è già in corso, come il Giappone. Forse ciò significa che i modelli sono eccessivamente semplificati. Oppure potrebbe essere che la domanda relativa di lavoro stia cambiando parallelamente all’offerta relativa, impedendo così variazioni significative nei salari relativi”.

Se il progresso tecnologico metterà in forte competizione macchine e uomini, in un modo anche inedito, aumenterà il potere contrattuale delle grandi imprese nei confronti dei lavoratori qualificati?

“La mia impressione è che la quota del reddito destinata al lavoro continuerà a diminuire, come è accaduto negli ultimi vent’anni. Sono invece meno convinto che i salari relativi dei lavoratori più qualificati subiranno cambiamenti significativi”.

Il progresso tecnologico unito ai profondi cambiamenti socio-demografici in corso in Occidente (società vecchie e con poche nascite) è destinato ad allargare di più le disuguaglianze di reddito “tra” le economie o “dentro” le economie nazionali?

“Probabilmente gli effetti più evidenti si manifesteranno all’interno dei singoli Paesi. A livello internazionale esistono infatti molti altri fattori ancora poco compresi o difficili da spiegare, il che renderà complicato isolare il ruolo specifico della tecnologia”.

Nelle economie occidentali, il cambiamento tecnologico richiederà più o meno intervento pubblico nella regolazione del mercato del lavoro? Formazione dei salari, norme per regolare l’utilizzo dell’AI, obblighi per le imprese di formazione continua.

“La mia impressione è che negli Stati Uniti, per esempio, tutte queste forme di regolamentazione siano destinate a ridursi e a essere progressivamente accantonate. Credo che una tendenza simile possa manifestarsi anche in molti altri Paesi occidentali, sebbene probabilmente con un’intensità inferiore rispetto agli Stati Uniti”.

L’istruzione è stata il principale strumento di mobilità sociale nelle economie avanzate. L’AI rafforzerà o indebolirà il valore economico e sociale dell’istruzione e delle competenze specialistiche?

“La mia impressione è che l’intelligenza artificiale aumenterà la domanda dei livelli più elevati di istruzione e formazione. Ciò potrebbe ampliare ulteriormente le disuguaglianze tra coloro che accedono all’istruzione superiore presso istituzioni d’élite e coloro che ricevono una formazione di livello inferiore in scuole pubbliche con risorse e finanziamenti più limitati”.

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