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Oro e argento torneranno a salire nonostante le future mosse della Fed: ecco perché per le banche centrali sono ancora bene rifugio

Secondo un’indagine del World Gold Council, le banche centrali incrementeranno le loro riserve in oro nel prossimo anno. L’argento ha un appeal in più, per il suo ruolo anche industriale in molti business all’avanguardia

Oro e argento torneranno a salire nonostante le future mosse della Fed: ecco perché per le banche centrali sono ancora bene rifugio

Torna al centro dell’attenzione l’oro. Dopo la lunghissima cavalcata a massimi mai visti lo scorso anno e il successivo storno in coincidenza con la crisi in Medio Oriente, ora l’interesse per il metallo giallo, in particolare da parte delle banche centrali, sta tornando e gli analisti si esercitano nell’individuare la prospettiva del mercato.

Dopo aver registrato qualche oscillazione in questi ultimi giorni, oggi il prezzo dell’oro è tornato a registrare un consistente rialzo, sostenuto dalla firma del Memorandum di intesa tra Stati Uniti e Iran per una pace in Medio Oriente, nonostante ieri la Federal Reserve abbia segnalato un possibile aumento dei tassi di interesse nel corso dell’anno.

L’oro ha guadagnato fino all’1,7%, raggiungendo i 4.328 dollari l’oncia, annullando il calo della sessione precedente. Anche gli altri metalli preziosi hanno brillato. Anche l‘argento ha guadagnato l’1,5%, arrivando a 68,96 dollari, dopo essere sceso del 3% nella sessione precedente: in questo caso l’attrattiva non è solo per il ruolo di bene rifugio,bensì anche per quello di bene industriale per il suo impiego in molti settori trainanti il mercati. Il platino è sceso dello 0,1% a 1.735,34 dollari e il palladio è rimasto invariato a 1.312,54 dollari.

“L’oro è in ripresa oggi, dopo che i mercati hanno rapidamente ignorato i segnali restrittivi della Fed, con gli investitori rialzisti che hanno optato per ulteriori guadagni derivanti dall’accordo di pace provvisorio tra Stati Uniti e Iran”, ha detto a Reuters Han Tan, analista di mercato capo di Bybit che ha tuttavia sottolienato che , “l’orientamento restrittivo della Fed lascia all’oro spot una maggiore propensione a scendere nuovamente sotto i 4.000 dollari piuttosto che a riconquistare la soglia dei 5.000 dollari nella seconda metà del 2026”, ha aggiunto Tan.

Ieri la Federal Reserve ha mantenuto i tassi di interesse invariati, ma i responsabili delle politiche monetarie prevedono un aumento dei costi di finanziamento entro la fine dell’anno, a causa delle crescenti preoccupazioni per un’inflazione che si mantiene al di sopra dell’obiettivo del 2% fissato dalla banca centrale statunitense. L’oro in genere diventa meno attraente in un contesto di tassi di interesse elevati perché non offre alcun rendimento. In una nota, Anz ha scritto che “la domanda di investimento (per l’oro) è debole, con deflussi dagli Etf e posizioni più contenute, ma la domanda fisica, soprattutto dalla Cina, e gli acquisti delle banche centrali stanno sostenendo il mercato”. Ha inoltre aggiunto che i fattori strutturali, come la geopolitica e la de-dollarizzazione, rimangono favorevoli.

Secondo un’indagine del World Gold Council, le banche centrali incrementeranno le loro riserve nei prossimi 12 mesi

La spinta maggiore dovrebbe in effetti arrivare proprio dalle banche centrali. L’ultima indagine annuale del World Gold Council ha rilevato che le banche centrali del mondo vedono ancora nel metallo prezioso uno strumento fondamentale per proteggersi dall’inflazione, dai rischi valutari e dalle tensioni politiche globali e continuerà a sostenere il mercato.

Il 45% dei gestori di riserve intervistati dal Wgc, in aumento di 2 punti percentuali rispetto a un anno fa, prevede di incrementare le riserve auree delle proprie istituzioni nei prossimi 12 mesi, ha detto l’organizzazione internazionale, mentre solo l’1% le diminuirà e il 54% le manterrà invariate. Le banche centrali continuano a essere interessate all’oro e il recente calo dei prezzi non ha cambiato la loro opinione, ha affermato Shaokai Fan, responsabile del settore delle banche centrali presso il Wgc.

Il Wgc sta mantenendo la sua previsione che le banche centrali acquisteranno tra le 700 e le 900 tonnellate quest’anno, in linea con l’attività osservata nel 2025, ma in calo rispetto ai tre anni precedenti, che hanno visto aumentare le riserve globali di oltre 1.000 tonnellate.

Secondo la società di consulenza Metals Focus, la domanda di oro da parte delle banche centrali rallenterà del 15% su base annua nel 2026 in termini di tonnellate, ma rimarrà al di sopra dei livelli pre-2022, un fattore di supporto costante per il mercato.

Tra i fattori che spingono a possedere oro, ben il 90% degli intervistati ha citato la sua performance durante i periodi di crisi. Le risposte più frequenti includono anche la funzione di riserva di valore a lungo termine e la diversificazione del portafoglio. Il ruolo dell’oro come copertura contro i rischi geopolitici è stato particolarmente apprezzato dagli intervistati provenienti da mercati emergenti e economie in via di sviluppo (85%).

Gli analisti puntano l’attenzione anche sull’argento per il suo ruolo industriale

“Sul medio periodo il quadro strutturale rimane costruttivo“, commenta Gabriel Debach, market analyst di eToro. “La Bce ha recentemente riconosciuto che l’oro ha superato i Treasury americani come bene rifugio preferito nelle riserve globali, un cambio di paradigma che trova radici concrete”: dagli acquisiti della banca centrale cinese e di altre economie emergenti al fatto che il debito pubblico statunitense sia sempre più sotto osservazione. In rialzo anche l’argento ma con una distinzione: “Mentre l’oro è guidato soprattutto da fattori monetari e finanziari, l’argento beneficia anche di una forte componente industriale. Una quota significativa della domanda proviene infatti da settori come il fotovoltaico, l’elettronica, i semiconduttori e le infrastrutture elettriche. Per questo motivo, un miglioramento delle prospettive economiche globali in seguito a una stabilizzazione del quadro geopolitico potrebbe favorire l’argento più dell’oro”, sottolinea l’analista.

“L’oro continua a muoversi in una fase di forte sensibilità al quadro macro e geopolitico. La correzione delle ultime settimane non modifica la sua natura di asset rifugio, ma ha confermato come, dopo il forte repricing degli ultimi due anni, il metallo è oggi più esposto a prese di profitto e movimenti tecnici di breve periodo”, ha detto ad Adnkronos Roberta Basili, Southern Europe sales manager di Han etf . “In assenza di nuovi choc, è più probabile una fase di consolidamento su livelli elevati che un’inversione strutturale del trend”, osserva ancora l’analista. L’argento è più volatile “ma conserva fondamentali interessanti”, con le applicazioni industriali continuano a rappresentare il principale elemento distintivo. “Il fotovoltaico mostra segnali di maggiore efficienza nell’uso di questo metallo prezioso, ma anche data center, intelligenza artificiale, automotive e reti elettriche mantengono una base di domanda strutturale per l’argento. Per questo l’argento può continuare a beneficiare sia della componente monetaria, in caso di tassi reali più favorevoli, sia della domanda industriale legata alla transizione energetica e digitale, pur restando un asset più esposto a oscillazioni brusche”, osserva Basili.

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