OpenAI compie un passo concreto verso la quotazione a Wall Street. La società guidata da Sam Altman ha presentato alla Securities and Exchange Commission (Sec) statunitense il proprio prospetto confidenziale per una futura quotazione in Borsa, entrando ufficialmente nella corsa alle più grandi Ipo della nuova era dell’intelligenza artificiale.
Per ora, però, il gruppo non scopre le carte. Nessuna data è stata fissata e i dettagli dell’operazione restano in fase di valutazione. Se fino a pochi mesi fa l’autunno 2026 sembrava l’orizzonte più probabile per lo sbarco a Wall Street, oggi il calendario appare molto più flessibile e subordinato alle priorità strategiche dell’azienda.
OpenAi verso Wall Street: quotazione vicina ma “senza fretta”
“Non abbiamo deciso i tempi e potrebbero essere lunghi”, ha spiegato OpenAI in una nota. “Ci sono iniziative che desideriamo portare avanti e che risultano più semplici da realizzare come società privata. Tuttavia, questa scelta ci offre la possibilità di accelerare il percorso verso la quotazione qualora dovesse diventare l’opzione migliore”.
Le dichiarazioni riflettono la fase delicata attraversata dall’azienda che, dopo aver rivoluzionato il settore con il lancio di ChatGPT nel 2022, si trova oggi a gestire una crescita rapidissima, investimenti miliardari e una competizione sempre più serrata.
Secondo diversi osservatori, OpenAI potrebbe utilizzare il percorso verso la Borsa per semplificare la propria struttura societaria e razionalizzare alcune attività dopo il mancato raggiungimento di alcuni obiettivi interni di sviluppo. Negli ultimi anni il gruppo ha inoltre affrontato importanti turbolenze manageriali, con l’uscita di diversi dirigenti di primo piano. Sul fronte legale, invece, la società ha recentemente ottenuto una vittoria significativa nella controversia avviata da Elon Musk, tra i cofondatori originari del progetto, che accusava OpenAI di essersi allontanata dalla sua missione iniziale di organizzazione non profit.
OpenAi si avvicina alla quotazione in Borsa: valutazione da record
Con una valutazione stimata intorno agli 850 miliardi di dollari, OpenAI rappresenta oggi uno degli asset privati più preziosi al mondo. La società si aggiunge così al ristretto gruppo di protagonisti dell’AI pronti a sfruttare la forte domanda degli investitori per le aziende legate alle tecnologie emergenti.
L’entusiasmo dei mercati, tuttavia, convive con interrogativi sempre più pressanti. Economisti e analisti continuano a interrogarsi sulla sostenibilità degli enormi investimenti richiesti dall’intelligenza artificiale, sulla reale redditività dei modelli di business e sull’effettivo impatto che queste tecnologie potranno generare sulla produttività dell’economia globale. Restano inoltre aperte le questioni legate alle conseguenze sociali, occupazionali e regolamentari della diffusione dell’AI.
Il nodo politico e i rapporti con Washington
La crescita dell’industria dell’intelligenza artificiale si sviluppa in un contesto caratterizzato da regole ancora in evoluzione e da un rapporto sempre più stretto tra innovazione tecnologica e politica.
Negli Stati Uniti continua ad attirare attenzione la vicinanza tra alcuni dei principali protagonisti del settore e l’amministrazione Trump. Sam Altman ed Elon Musk sono frequentemente indicati come figure influenti nei nuovi equilibri tra tecnologia e potere politico. Anche Sergey Brin, cofondatore di Google, ha recentemente assunto posizioni considerate più vicine all’area conservatrice americana.
L’anno delle mega-Ipo: SpaceX al debutto, Anthropic accelera
Prima di OpenAI, sarà SpaceX a inaugurare la stagione delle mega-Ipo tecnologiche. La società di Elon Musk si avvicina al debutto al Nasdaq con una domanda degli investitori già superiore al numero di azioni disponibili, segnale di forte interesse e di un collocamento che, secondo le indiscrezioni, risulterebbe già sovrascritto. La quotazione è attesa nei prossimi giorni, con pricing previsto l’11 giugno e inizio delle negoziazioni il 12 giugno.
L’operazione punta a raccogliere circa 75 miliardi di dollari, con una valutazione vicina ai 1.800 miliardi, che renderebbe SpaceX la più grande Ipo della storia. L’interesse degli investitori è elevato, ma restano interrogativi sulla sostenibilità di un business ad altissima intensità di capitale, sulla governance che lascerà a Musk il controllo della società e sulla dipendenza dai ricavi di Starlink e dai grandi contratti federali con il Pentagono e le agenzie di sicurezza statunitensi. Gli analisti si aspettano un forte entusiasmo nelle prime sedute di scambio, anche se le performance delle Ipo nel lungo periodo sono spesso meno brillanti di quanto suggerisca l’euforia iniziale. Sullo sfondo avanza anche Anthropic, guidata da Dario Amodei, ha depositato il 1° giugno un filing riservato per una Ipo negli Stati Uniti, poche settimane dopo un round da circa 65 miliardi che l’ha portata a una valutazione di circa 965 miliardi. Se i piani saranno confermati, il 2026 potrebbe diventare l’anno decisivo per l’approdo in Borsa dei giganti dell’intelligenza artificiale.