“Disastro termico”, con ondate di calore prolungate e nocive per la salute umana. A questo potrebbe portare secondo gli esperti del Centro brasiliano di monitoramento dei disastri naturali (Cemaden), tra il secondo semestre di quest’anno e il 2027, il probabilissimo arrivo tra poche settimane di El Niño, il fenomeno climatico che periodicamente provoca un forte riscaldamento delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico Centro-Meridionale, con effetti sul clima di tutto il pianeta.
Quest’anno El Niño potrebbe mettere in mostra la sua versione più estrema da 140 anni, tanto che il Washington Post lo ha definito un “Super El Niño”, riportando le parole di Paul Roundy, professore di Scienza atmosferica all’Università di New York che ha lanciato l’allarme sulle conseguenze che ci saranno soprattutto a partire da settembre fino ai primi mesi del prossimo anno in alcune aree del pianeta, Europa compresa: temperature mai viste e fenomeni meteorologici estremi, in particolare siccità ma anche inondazioni, uragani e scioglimento dei ghiacciai.
Le probabilità di formazione del “Super El Niño” sono del 75-80%
Questo perché quest’anno la temperatura delle acque del Pacifico, secondo i calcoli dell’ECMWF (European Centre for Medium-Range Weather Forecasts), si scalderanno di più di 2 gradi rispetto alla media: ecco perché l’impatto di El Niño sarà il più devastante mai visto in questo secolo. Sicuramente sarà più intenso di quello che un paio di anni fa ha portato ad esempio a temperature fino a 5 gradi sopra la media in Brasile (con 8 ondate di calore anomalo nel 2023 e 10 nel 2024), e anche rispetto a precedenti edizioni del “Super El Niño”, che è un fenomeno che si ripete circa ogni 10-15 anni, anziché ogni 2 di El Niño per così dire “normale”.
L’ultimo “Super El Niño” è stato quello di dicembre 2015, che portò le acque del Pacifico a surriscaldarsi di 2,8 gradi, un record destinato ad essere superato nei prossimi mesi. Le chance della formazione di El Niño sono significativamente aumentate nelle ultime settimane: prima erano stimate intorno al 40%, oggi invece l’ECMWF lo stima certo al 75% e il Cemaden dà una probabilità dell’80% tra maggio e giugno, con effetti più intensi a partire da settembre e fino al 2027. Gli effetti ci saranno per tutti, perché il calore proveniente dall’oceano si diffonde nelle zone tropicali del Pacifico e viene poi ridistribuito sul resto del pianeta dalle variazioni delle correnti a getto.
Ecco dove sono attese le ondate di calore: c’è anche l’Europa
Questo significa che le chance che il 2026 possa battere il 2024 come anno più caldo di sempre sono sempre più concrete, e ancora di più lo sono per il 2027. In Sudamerica si parla appunto di “disastro termico”, ma anche in Europa, soprattutto quella centro-orientale (Germania, Polonia, Paesi baltici e scandinavi, Russia), il periodo tra giugno e agosto sarà caratterizzato da una persistente fase di alta pressione, che porterà caldo estremo e siccità. L’Italia almeno per il 2026 potrebbe essere parzialmente risparmiata: farà caldo, ma non così tanto di più della media, soprattutto a Nord-Ovest. Sulla costa orientale del Nordamerica invece in estate il clima dovrebbe essere più piovoso e meno torrido, mentre sono attesi caldo record sulla West Coast e siccità nelle isole caraibiche, con aumento del rischio di uragani e tifoni nell’Oceano Pacifico, comprese le Hawaii, Guam e gran parte dell’Asia orientale.
Particolarmente colpita dovrebbe essere l’India, dove El Niño potrebbe portare ad azzerare le precipitazioni della stagione monsonica nella regione centrale e settentrionali, con conseguenti ripercussioni sulla produzione agricola. Altre aree a rischio tra il secondo semestre del 2026 e il 2027 sono – per quanto riguarda le ondate di calore – Africa centrale, Australia, Indonesia, Filippine, mentre piogge torrenziali e alluvionali dovrebbero affliggere Perù ed Ecuador, alcune zone dell’Africa settentrionale e orientale, il Medio Oriente e le aree vicino all’equatore nel Pacifico.
