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Mediobanca vola in Borsa: fusione con Mps e delisting ma non molla Generali. È la fine di un’epoca

Ieri il cda di Rocca Salimbeni presieduto da Nicola Maione ha annunciato la decisione. Il progetto prevede che le attività di corporate and investment banking e private banking a servizio della clientela di fascia alta saranno trasferitein una società non quotata posseduta al 100% da Banca Mps che manterrà la denominazione di’Mediobanca spa’ in cui sarà ricompresa anche la partecipazione in Assicurazioni Generali”

Mediobanca vola in Borsa: fusione con Mps e delisting ma non molla Generali. È la fine di un’epoca

Sono entrambi in rialzo stamane in apertura i due protagonisti del risiko bancario a Piazza Affari: Mps e Mediobanca. Ieri il Cda di Rocca Salimbeni presieduto da Nicola Maione ha mosso sulla scacchiera: Mediobanca verrà incorporata con una fusione per incorporazione e abbondonerà la quotazione a Piazza Affari. Mps quota poco dopo l’apertura delle contrattazioni 8,72 euro in rialzo del 3,42%, mentre Mediobanca è a 19,53 euro con un balzo del 7,63%.

Il progetto prevede che le attività di corporate and investment banking e private banking a servizio della clientela di fascia alta saranno trasferitein una società non quotata posseduta al 100% da Banca Mps che manterrà la denominazione di’Mediobanca spa’.

Da notare che il cda senese ha deciso inoltre che sotto la nuova Mediobanca spa “sarà ricompresa anche la partecipazione in Assicurazioni Generali”: che così sarà sottoposta alla direzione e controllo di Siena ei senesi, ma direttamente gestita dal management insediatosi quattro mesi fa in Piazzetta Cuccia, con Alessandro Melzi d’Eril come ad e Vittorio Grilli come presidente. Secondo alcuni analisti ciò fa immaginare un compromesso tra le istanze iniziali dell’ad Luigi Lovaglio e quelle degli azionisti Caltagirone e Delfin, soci rilevanti anche nel Leone di Trieste (dove Mediobanca ha un 13%),

Una decisione alla fine in linea con le scelte indicate nell’ops lanciata 13 mesi, quando Rocca Salimbeni andò all’assalto di Piazzetta Cuccia, e il management Mps si impegnò a ottenere 700 milioni di euro di sinergie di fusione, divise equamente tra maggiori ricavi e minori costi, anche se nel frattempo erano emersi non pochi scenari alternativi, figli delle frizioni tra l’ad Luigi Lovaglio e una parte del cda, oltre che con l’azionista Francesco Gaetano Caltagirone titolare dell’11,5% del Monte. Il 26 febbraio si riunirà il cda della capogruppo senese per approvare il piano di integrazione.

“La nuova struttura del gruppo è finalizzata al raggiungimento degli obiettivi strategici e reddituali e alla piena realizzazione delle sinergie industriali per la massimizzazione della creazione di valore”, spiega Mps, che sottolinea come quello di Mediobanca sia “un brand di altissimo valore con un patrimonio unico di competenze e sinonimo di eccellenza nei servizi di consulenza alle imprese e ai privati”. “Tale configurazione – prosegue la nota – è volta a valorizzare l’expertise distintiva di Mediobanca e delle risorse professionali, in un modello operativo specializzato”.

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