Nel varare la ormai famosa tassa di 2 euro sui pacchi provenienti da Paesi extra-europei, pensando di fare una cosa giusta per raggranellare qualche soldo in cambio di un costo tutto sommato minimo, il Governo non aveva fatto i conti con un aspetto: il mondo non finisce in Italia, esistono tanti Paesi vicinissimi a noi che non applicano questa mini-imposta e sui quali possono essere dunque dirottate le spedizioni verso l’Europa. Si chiama effetto-boomerang ed è la fisiologica conseguenza di una mancanza di visione complessiva, e di un approccio sempre troppo sbrigativo e provinciale. E’ successo dunque che da quando è entrata in vigore la misura, all’inizio di quest’anno, sono crollate le spedizioni verso l’Italia, del 36% secondo l’Agenzia delle Dogane, perché i piccoli ordini che arrivano soprattutto dalla Cina hanno preferito allungare il viaggio e fare tappa altrove per evitare la tassa da 2 euro.
Almeno per ora, perchè la tassa arriverà anche nel resto d’Europa e sarà di 3 euro, ma scatterà – salvo ripensamenti, a questo punto – solo a luglio. Il provvedimento vale sui pacchetti di piccole dimensioni, ovvero con un valore inferiore a 150 euro (esenti da dazi), provenienti da Paesi extra europei, ed era stato pensato in un contesto di forte espansione delle piattaforme di ultra fast fashion: basti pensare che nel 2025 il numero di utenti di Temu è cresciuto del 55%. Molte aziende di settore hanno contestato l’imposta, spiegando che i grandi e-commerce cinesi come Shein, Temu appunto e AliExpress avrebbero rapidamente trovato un modo di non pagarla. E infatti è andata esattamente così: nemmeno un mese dall’entrata in vigore e l’alternativa è già stata ampiamente trovata: far arrivare la merce in qualsiasi altro Paese europeo, magari confinante col nostro (Slovenia? Francia?) e da lì farla poi entrare in Italia a costo zero.
Della faccenda si è occupato pure il Financial Times, secondo il quale quello che doveva essere il mezzo per arginare l’ultra fast fashion, si sta rivelando invece un boomerang per l’Italia. “Le aziende di logistica e gli operatori aeroportuali italiani lamentano come detto che la tassa ha già portato a un forte calo del numero di piccoli pacchi gestiti dalle loro reti logistiche e sostengono che i voli cargo provenienti da Paesi extra Ue preferiscono atterrare in altri aeroporti per eludere la tassa”, ribadisce il quotidiano.
