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Ex Ilva, due offerte vincolanti sul tavolo: la gara entra nella fase decisiva

Ex Ilva, arrivate due offerte vincolanti da Flacks Group e Bedrock Industries per tutti gli impianti. Acquisizione simbolica, ruolo dello Stato al 40%, decarbonizzazione e nodi occupazionali al centro della gara

Ex Ilva, due offerte vincolanti sul tavolo: la gara entra nella fase decisiva

Sono due le offerte per l’acquisizione di tutti i complessi aziendali facenti capo agli stabilimenti dell’ex Ilva. Alla scadenza fissata alla mezzanotte dell’11 dicembre, i Commissari Straordinari di Acciaierie d’Italia e di Ilva in Amministrazione Straordinaria hanno ricevuto proposte vincolanti da Flacks Group e Bedrock Industries, entrambi gruppi statunitensi.

A darne comunicazione ufficiale sono stati i commissari Giovanni Fiori, Giancarlo Quaranta e Davide Tabarelli per Acciaierie d’Italia, insieme ad Alessandro Danovi, Francesco di Ciommo e Daniela Savi per Ilva in AS. Le offerte sono ora al vaglio per verificarne completezza e conformità ai requisiti del bando.

La procedura di vendita, tuttavia, resta aperta: come previsto, eventuali nuovi soggetti potranno presentare proposte migliorative rispetto a quelle già depositate.

Una gara senza i grandi siderurgici

Il dato politico-industriale più rilevante è che, per l’intero perimetro dell’ex Ilva, l’interesse arriva esclusivamente da due fondi finanziari e non da operatori industriali della siderurgia. Restano fuori, almeno in questa fase, i grandi gruppi del settore che in passato avevano guardato al polo di Taranto, così come ArcelorMittal, già socio di riferimento prima dell’amministrazione straordinaria.

Sei mesi fa, nella precedente tornata, il gruppo azero Baku Steel aveva messo sul tavolo una valutazione intorno al miliardo di euro, comprensiva del magazzino. Oggi, invece, le offerte per l’acquisizione sono di valore simbolico, a fronte di piani industriali e ambientali di lungo periodo.

L’offerta di Flacks Group: acquisizione simbolica e maxi piano di risanamento

Tra le due proposte, quella più dettagliata è stata illustrata pubblicamente da Michael Flacks, fondatore di Flacks Group, in un’intervista a Bloomberg. Il gruppo con sede a Miami ha presentato un’offerta vincolante pari a 1 euro per rilevare l’ex Ilva, accompagnata da un progetto industriale che punta a riportare la produzione a 4 milioni di tonnellate di acciaio l’anno.

Il piano prevede il mantenimento di circa 8.500 posti di lavoro e un investimento complessivo stimato in 5 miliardi di euro per il risanamento ambientale e industriale degli impianti. Secondo quanto dichiarato, Flacks Group avrebbe già ottenuto il sostegno finanziario di istituti italiani e statunitensi.

Il ruolo dello Stato: partecipazione al 40% nella fase iniziale

Elemento centrale dell’offerta Flacks è la presenza dello Stato nel capitale, con una quota iniziale pari al 40%. Una partecipazione che, nelle intenzioni del gruppo americano, verrebbe successivamente riacquistata per un importo compreso tra 500 milioni e 1 miliardo di euro.

Un’impostazione che trova apertura da parte del governo. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha definito “piuttosto realistica” l’ipotesi di un ingresso pubblico, chiarendo che la partecipazione dello Stato può avvenire “ove richiesta dal soggetto privato in gara” per rafforzare il piano di investimenti all’interno della procedura.

Produzione, decarbonizzazione e nodo energetico

Il futuro industriale dell’ex Ilva resta legato al tema della transizione ambientale. Urso ha ribadito che garantire la continuità produttiva significa attivare il processo di decarbonizzazione, con investimenti su forni elettrici e impianti di preridotto DRI da realizzare entro i prossimi quattro-cinque anni, in linea con l’obiettivo di una produzione “green” entro il 2035.

In questo quadro, il ministro ha ricordato che l’alimentazione degli impianti previsti rende necessaria anche la realizzazione della nave di rigassificazione, tema che continua a dividere territori e istituzioni.

L’incognita Bedrock e le tensioni sindacali

Dell’offerta di Bedrock Industries non sono ancora noti i dettagli industriali. Secondo indiscrezioni di stampa, il piano potrebbe prevedere esuberi occupazionali, alimentando le preoccupazioni dei sindacati, già fortemente critici verso il cosiddetto “piano corto” presentato nelle scorse settimane e giudicato come un progetto di progressiva chiusura più che di rilancio.

Nel frattempo, il Parlamento è al lavoro sull’ultimo decreto Ilva, mentre la vertenza resta aperta e segnata da forti tensioni sociali, in particolare a Taranto.

Una partita ancora aperta

Oltre alle due offerte vincolanti, altri soggetti avrebbero chiesto accesso alla due diligence, lasciando aperta la possibilità che il numero dei potenziali acquirenti salga nelle prossime settimane. I Commissari Straordinari procederanno ora all’analisi formale delle proposte, primo passaggio di una fase decisiva per il futuro del più grande polo siderurgico d’Europa.

Tra risanamento ambientale, occupazione, ruolo pubblico e sostenibilità industriale, la partita dell’ex Ilva entra così nel suo momento più delicato. La vendita non è ancora chiusa, ma il perimetro dei contendenti appare ormai definito.

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