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Transizione 5.0 ed ex Ilva: due flop del ministro Urso in una volta sola sono un po’ troppi

Dopo un lungo letargo per la macchinosità delle norme il programma Transizione 5.0 che finanzia le imprese che investono in macchinari e impianti verdi viene depotenziato con il taglio di larga parte dei fondi per dirottarli sulla manovra di bilancio. Intanto la crisi dell’ex Ilva si aggrava e il ministro Urso rischia di firmarne il fallimento

Transizione 5.0 ed ex Ilva: due flop del ministro Urso in una volta sola sono un po’ troppi

I fondi per le imprese inizialmente previsti per il programma Transizione 5.0 dirottati in larga parte sulla manovra di bilancio e la crisi dell’ex Ilva giunta ormai a un passo dal fallimento del più grande impianto siderurgico d’Europa. Il ministro delle imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che finora non ne ha azzeccata una, fa il pieno dei flop. Uno peggio dell’altro. Il taglio dei fondi per Transizione 5.0 e la destinazione delle risorse provenienti del Pnrr alla manovra di bilancio grida vendetta perché, dopo aver reso molto macchinoso l’accesso ai 6,2 miliardi di euro inizialmente previsti per il sostegno alle industrie che investono in macchinari e impianti verdi, Urso s’è dovuto arrendere alle pretese del ministero dell’Economia e ha ridotto i fondi alle aziende che avevano già acceso mutui in vista degli investimenti sostenuti da Transizione 5.0. Un flop totale soprattutto se confrontato con il grande successo di Industria 4.0 che i governi Renzi e Gentiloni lanciarono con Calenda ministro dell’Industria per la gioia delle imprese. Ma non meno sconsolante è la crisi, forse irreversibile, a cui è arrivata l’ex Ilva di Taranto che non trova pace e che per ora vede solo allungarsi l’area della cassa integrazione. Urso dice che ci sono ancora quattro soggetti interessati all’ex Ilva ma dopo l’annullamento del bando che aveva visto prevalere Baku Steel ci vuole un atto di fede per crederci. Subito giù dalla torre.

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