Due pareggi amari. Milan e Juventus non riescono a vincere le rispettive gare con Parma (2-2) e Torino (0-0), sprecando così due enormi chances per scalare la classifica. I rossoneri sarebbero potuti balzare in vetta da soli, invece devono accontentarsi di un momentaneo aggancio al Napoli, con la possibilità di essere staccati e superati anche da Inter e Roma. I bianconeri, invece, non riescono a prendersi il derby della Mole, col rischio di perdere terreno prezioso nella corsa Champions: parlare di scudetto, infatti, al momento non ha alcun senso. I risultati degli anticipi, compresi i pareggi in Como-Cagliari (0-0) e Lecce-Verona (0-0), rendono ancor più affascinante la giornata odierna: si parte con Atalanta-Sassuolo (ore 12.30), per poi procedere con Bologna-Napoli (15), Genoa-Fiorentina (15) e Roma-Udinese (18), e concludere con Inter-Lazio (20.45).
Parma – Milan 2-2: rossoneri avanti di due gol, poi il blackout che vale il pareggio
Partita folle e imprevedibile al Tardini, dove Parma e Milan chiudono sul 2-2 dopo novanta minuti pieni di errori, miracoli, occasioni mancate e ribaltoni. Un punto che basta ai rossoneri per agganciare il Napoli in vetta (in attesa, ovviamente, del match degli azzurri), ma che lascia l’amaro in bocca ad Allegri, furioso per la leggerezza con cui la sua squadra ha gestito il doppio vantaggio.
Il Parma, invece, ritrova gioco, spirito e orgoglio: la miglior prestazione della stagione, capace di mettere in ginocchio il Milan per venti minuti da applausi. Il primo tempo è una giostra a forti tinte rossonere. Al 12’ Saelemaekers sblocca con un sinistro velenoso, complice un intervento un po’ incerto di Suzuki. Poi arriva l’episodio del rigore, con Ndiaye che stende ingenuamente lo stesso belga, Di Bello assegna il penalty e resta della sua idea nonostante il richiamo del Var: decisione rarissima ma corretta, che Leao trasforma nello 0-2 dopo appena 25’.
Sembra tutto maledettamente facile per il Milan, finché Bernabé non inventa il capolavoro nel recupero (sinistro all’incrocio da fuori area), anche grazie all’erroraccio di Estupinan. Nella ripresa succede di tutto, perché il Parma si trasforma e il Milan si spegne, inghiottito dal ritmo e dall’aggressività dei gialloblù. In venti minuti la squadra di Cuesta crea sei palle gol nitide: Delprato sfiora due volte il pari, Pellegrino prende l’incrocio, Bernabé sbaglia l’impossibile. Poi, inevitabile, arriva il 2-2: cross da sinistra, taglio perfetto di Delprato e colpo di testa vincente davanti a un immobile Fofana. Gli ultimi quindici minuti sono puro caos. Leao illumina con un tacco magico ma Pulisic calcia incredibilmente fuori; Maignan salva su una punizione di Hernani, poi Saelemaekers si divora un gol a porta vuota. Nel finale anche Modric ci prova, ma Suzuki respinge. Un pareggio che fa felice il Parma e lascia l’amaro in bocca al Milan, costretto nuovamente a fare i conti (dopo Cremonese e Pisa) con un “mal di piccole” che non si concilia affatto con le ambizioni scudetto.
Allegri: “Due punti buttati, non si possono prendere certi gol”
“Sono due punti buttati – ha sottolineato Allegri -. Non so come sarebbe finita se avessimo chiuso il primo tempo 2-0, siamo rientrati in campo imbambolati, eravamo proprio addormentati. Se vinci 2-0 non puoi prendere quel gol al 48′, la palla la devi buttare in tribuna. Dovevamo andare avanti a giocare con più lucidità. Ripeto, in area eravamo imbambolati, passavano troppi palloni con una facilità estrema. In quelle fasi della partita devi lottare e poi riprendere a giocare, le partite di calcio in un attimo ti si capovolgono sia nel bene che nel male. C’era da fare un po’ di guerra, un po’ di battaglia, ma siamo stati troppo passivi. Quando c’è da fare battaglia non si può giocare, bisogna battagliare. Punti buttati con le piccole? Se sapessi il perché sarebbe facile, sicuramente bisogna migliorare e lavorare. La sosta può farci bene? Non lo so, lo vedremo dopo la partita con l’Inter. Intanto recuperiamo, siamo nei primi quattro posti in classifica e questo è l’obiettivo principale nostro. Sappiamo che ci dobbiamo arrivare, abbiamo vinto tanti scontri diretti, ma con le piccole abbiamo fatto pochi punti ed è una cosa che va migliorata”.
Juventus – Torino 0-0: i bianconeri non sfondano, la vetta si allontana
Finisce 0-0 il derby della Mole, ma il risultato racconta due storie opposte: la Juventus di Spalletti spreca l’occasione di riavvicinarsi alla zona scudetto e si prende un’altra dose di fischi, mentre il Torino di Baroni esce dallo Stadium con un punto che vale oro, il sesto risultato utile consecutivo. Un pari che pesa più per i granata che per i bianconeri, ancora ingolfati, poco lucidi e sempre più prigionieri dei loro limiti offensivi. Spalletti conferma quasi in blocco l’undici visto in Champions, ma la Juve pur dominando il possesso (75% nel primo tempo) non riesce mai a sfondare il muro di un Toro compatto e organizzato. I granata, schierati con un 5-3-2 attentissimo, concedono tre mezze occasioni (tutte sul piede di Conceiçao, l’unico davvero ispirato) e si rendono pericolosi una sola volta, quando al 31’ Ngonge pesca Simeone in area, ma il Cholito sbaglia il controllo e McKennie rientra in tempo per chiudere.
Nella ripresa, dopo l’uscita di Rugani per un attacco influenzale, la Juve cala fisicamente e il Torino prende coraggio. Simeone illude i suoi al 47’ con un gol annullato per fuorigioco, poi tocca a Adams, subentrato, divorarsi il vantaggio a tu per tu con Di Gregorio, che salva il risultato. La replica arriva pochi minuti dopo, ma dall’altra parte: McKennie svetta sul cross di Zhegrova, trovando la risposta miracolosa di Paleari, che tiene in piedi i granata. Gli ultimi venti minuti sono un concentrato di nervi e falli, con le due squadre stanche e imprecise. Spalletti, che tocca quota 1.000 punti in Serie A, vede una Juve ancora impantanata nella costruzione e incapace di sbloccare partite chiuse. Baroni, invece, può sorridere, nonostante non sia riuscito a spezzare il digiuno da derby: il suo Toro è compatto, tosto e soprattutto concreto. A fine gara, la festa è tutta granata sotto il settore ospiti, mentre lo Stadium rumoreggia: per la Juventus, infatti, è l’ennesima occasione persa di quest’inizio di stagione.
Spalletti: “Non siamo contenti, dobbiamo alzare il livello di qualità”
“Non siamo contenti, dentro lo spogliatoio nessuno lo era ed è giusto così – l’analisi amara di Spalletti -. C’è la possibilità di cambiare modulo, mi dispiace andare a casa senza i tre punti, però quando capitano partite come questa non puoi essere distrutto. Ci abbiamo provato fino alla fine, ai giocatori non posso appuntare qualcosa. Quando c’è tutta questa densità bisogna alzare il livello di qualità, la velocità della palla nei passaggi normali può fare la differenza e noi su questo dobbiamo migliorare. Non siamo riusciti a fare delle giocate qualitative e su questo bisogna lavorare, c’era un po’ di stanchezza e si è visto. Ho rifatto le stesse scelte per non dover far entrare qualcuno stanco, però sono molto contento della squadra. Vlahovic? Aveva un problemino alla schiena, quando l’ho tolto era veramente stremato. Yildiz? Lo tengo dentro anche se gioca male, deve stare tranquillo”.
Baroni: “Nostre le occasioni migliori, partite così ci servono per farci crescere”
“Nel primo tempo siamo stati eccessivamente attendisti, ma la squadra è rimasta sempre compatta – il pensiero di Baroni -. Nel secondo tempo siamo scesi in campo con un altro piglio, siamo stati più aggressivi, alla fine forse le occasioni migliori le abbiamo avute noi. Ci servono queste partite importanti e difficili per farci crescere. Stiamo facendo un percorso, la squadra ha trovato compattezza, io vedo ampi margini di miglioramento. Li dovremo fare tutti insieme, squadra, società e tifosi, l’ambiente compatto ci rende migliori”.
Inter – Lazio (ore 20.45, Dazn)
A caccia della svolta. L’Inter arriva alla partita con la Lazio con la possibilità di insediare la vetta della classifica, ma anche la Lazio vuole avvicinarsi alla zona Europa. La squadra di Chivu poi deve dare delle risposte, perché i successi con Verona e Kairat, per quanto importanti, hanno lasciato nell’aria diversi punti di domanda. Tutti sanno che il rischio più grande per l’Inter è quello di sedersi, di sentirsi già arrivata, e proprio per questo la sfida odierna assume un peso specifico enorme, tanto più che la squadra ha già dimostrato di soffrire gli scontri diretti: due delle tre sconfitte stagionali, infatti, sono arrivate contro Juventus e Napoli, con la vittoria sulla Roma come unica eccezione.
Dopo la Lazio, ci sarà il derby col Milan e poi la trasferta contro l’Atletico Madrid, dunque urge una netta inversione di tendenza. Chivu potrà finalmente contare su Thuram, pronto a partire dall’inizio dopo il tagliando di mercoledì. Il francese farà coppia con Lautaro, in un 3-5-2 con Sommer in porta, Akanji, Bisseck e Bastoni in difesa, Dumfries, Barella, Calhanoglu, Sucic e Dimarco a centrocampo. Dall’altra parte, la Lazio si presenta a San Siro con meno talento, ma più fame. In un mese, Sarri ha ribaltato il proprio destino e quello della sua squadra. Sei risultati utili consecutivi, 12 punti, sei clean sheet (quattro di fila) e un ottavo posto quasi insperato. Il “sarrismo” ortodosso, quello fatto di fraseggi e bellezza estetica, è finito in soffitta in virtù di un calcio pragmatico e maledettamente efficace. Il tecnico sogna il colpaccio a San Siro e ci proverà con un 4-3-3 che vedrà Provedel tra i pali, Lazzari, Gila, Provstgaard e Marusic nel reparto arretrato, Guendouzi, Cataldi e Basic in mediana, Isaksen, Dia e Zaccagni nel tridente offensivo.
Sarri: “Loro sono più forti, ci serviranno 25 folli disposti a morire per fare risultato”
“Partita difficilissima, non possiamo giocare alla pari con l’Inter in questo momento, ma non significa che andremo li per non giocare – il commento di Sarri -. Andiamo a San Siro per fare risultato, giochiamo contro una squadra di nome importante e dovremo essere umili. È chiaro che sono più forti, ma a queste qualità mentali va aggiunta la convinzione. Servono 25 folli disposti a morire per ottenere un risultato, così si potrà fare una grande prova. Chivu? È un allenatore che sta venendo fuori ora, valutarlo in tre mesi è difficile, ma ha le caratteristiche per diventare un allenatore di alto livello. A me piacciono più i percorsi di chi fa tante presenze in livelli inferiori, ma lui ha avuto un grande impatto, mi ha fatto impressione. I nostri obiettivi? Questa Lazio non può arrivare da nessuna parte quest’anno, non carichiamo di aspettative e responsabilità questa squadra”.
Bologna – Napoli (ore 15, Dazn)
Una sfida d’alta quota, che può valere una sosta da primi della classe. Dopo i due 0-0 consecutivi contro Como ed Eintracht, Antonio Conte vuole ritrovare gol e vittoria, mancati molto più di quanto non abbia voluto ammettere pubblicamente. La “missione Bologna” consiste nel ritrovare efficacia e qualità in fase offensiva, senza però rinunciare al ritrovato equilibrio. Conte punta anzitutto su Hojlund, che deve tornare l’attaccante rapido, istintivo e letale nello spazio visto a inizio stagione. In attesa di Lukaku, il peso dell’attacco resta tutto sulle sue spalle e Conte sa che è il momento di sbloccarlo e restituirgli fiducia e gol. Il tecnico non stravolgerà nulla, ma qualcosa cambierà soprattutto sugli esterni.
Il suo 4-3-3 vedrà Milinkovic-Savic in porta, Di Lorenzo, Rrahmani, Buongiorno e Gutierrez in difesa, Anguissa, Lobotka e McTominay a centrocampo, Politano, Hojlund ed Elmas in attacco. Dall’altra parte c’è un Bologna sorprendente, deciso a sognare in grande: un successo contro i campioni d’Italia la proietterebbe definitivamente in zona Champions. Italiano, rientrato in panchina dopo la polmonite delle scorse settimane, tenterà il colpaccio con un 4-2-3-1 con Skorupski tra i pali, Zortea, Vitik, Lucumi e Miranda nel reparto arretrato, Moro e Pobega in mediana, Orsolini, Odgaard e Cambiaghi alle spalle dell’unica punta Castro. Nelle ultime cinque sfide di Serie A tra Bologna e Napoli, gli azzurri hanno vinto solo una volta (3 pareggi e 1 sconfitta), dopo una serie di cinque successi consecutivi. E un altro dato, forse il più emblematico, suona come un monito per Conte: il Napoli è rimasto senza segnare in due delle ultime quattro gare di campionato, tante quante nelle precedenti ventinove.
Roma – Udinese (ore 18, Dazn e Sky)
La Roma, dopo la bella vittoria in Europa League contro i Rangers, è pronta a ributtarsi a capofitto sul campionato. Il 2-0 di Ibrox Park ha parzialmente cancellato la delusione per il ko col Milan, confermando una crescita dal punto di vista del gioco apparsa evidente anche a San Siro. Contro l’Udinese, l’obiettivo è ottenere i 3 punti per rimanere attaccati al vertice prima dell’ultima sosta del 2025, nella speranza di ricevere aiuti da Bologna e, perché no, Lazio.
Tante le buone notizie arrivate dalla notte di Glasgow, a cominciare dal ritorno al gol di Soulé, dopo un’astinenza che cominciava un po’ a preoccupare. Ottime nuove anche da Pellegrini, tornato decisivo sia a livello di gol che di leadership, bene anche Dovbyk, sempre più integrato nel sistema gasperiniano. Di contro, c’è da tenere in considerazione il fattore stanchezza, particolarmente fastidioso al cospetto di un avversario fisico come l’Udinese.
Gasp lo sa, ma non ha particolari margini di turnover, specialmente in un reparto avanzato ridotto all’osso con gli infortuni di Dybala e Bailey (Ferguson torna tra i convocati, ma solo per la panchina). Anche oggi sarà 3-4-2-1 con Svilar in porta, Mancini, Ndicka e Hermoso in difesa, Celik, Cristante, Koné e Wesley a centrocampo, Soulé e Pellegrini alle spalle dell’unica punta Dovbyk. Runjaic, reduce dalla bella vittoria sull’Atalanta, risponderà con un 3-5-2 che vedrà Okoye tra i pali, Bertola, Kabasele e Solet nel reparto arretrato, Zanoli, Ekkelenkamp, Karlstrom, Atta e Kamara in mediana, l’ex Zaniolo e Buksa in attacco.