La Bce ha alzato i tassi d’interesse dello 0,25%. Il tasso sui depositi presso la banca centrale sale così al 2,25%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,40% e quello sulle operazioni di rifinanziamento marginale al 2,65%. Si tratta del primo rialzo in quasi tre anni – da settembre 2023 – e potrebbe non essere l’unico, dato che le attese sono per un secondo aumento entro fine anno. “Le prospettive restano incerte, con rischi al rialzo per l’inflazione e rischi al ribasso per la crescita economica”, ha detto la presidente della Bce Christine Lagarde in conferenza stampa a Francoforte.
Lagarde: “Decisione unanime, invia un segnale”
“La decisione che abbiamo preso oggi di aumentare di 25 punti base i nostri tre tassi di interesse è stata unanime, senza alcuna riserva. Non abbiamo discusso né dibattuto alcuna proposta alternativa e quella basata sulle proiezioni dello staff dell’Eurosistema e sulle raccomandazioni del nostro capo economista è stata approvata all’unanimità. Non vi è stata alcuna discussione su altre opzioni”, ha spiegato Lagarde, sottolineando “non è una decisione drastica“: un aumento di 25 punti base dei tassi “è una decisione che, chiaramente, invia un segnale ed è necessaria data la situazione economica in cui ci troviamo, l’incertezza che stiamo affrontando, le prospettive inflazionistiche e le proiezioni elaborate dall’Eurosistema”, ha detto la presidente della Bce.
Il rialzo arriva in seguito alla spirale inflazionistica innescata dalla guerra in Iran che ha avuto un forte impatto soprattutto sui prezzi energetici. Lo scopo è quello di evitare che si verifichi un’impennata come quella vista nel 2022, quando appena uscita dalla pandemia, l’economia europea si trovò ad affrontare un aumento dei prezzi vertiginoso innescato dall’invasione russa dell’Ucraina. Allora si disse che la Bce aveva agito tardi. Oggi l’Eurotower non vuole ripetere lo steso errore.
“Il Consiglio direttivo si impegna a definire la politica monetaria in modo da assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2% a medio termine”, si legge nella nota della banca centrale. “In linea con questo impegno”, il board “ha deciso oggi di innalzare di 25 punti base i tre tassi di interesse di riferimento della Bce. Il conflitto in Medio Oriente sta generando pressioni inflazionistiche e la decisione di aumentare i tassi è solida rispetto a una serie di scenari che delineano come lo shock potrebbe evolvere e incidere sulle prospettive di medio termine per l’area dell’euro”.
Le nuove proiezioni su crescita e inflazione
La Bce ha diffuso anche le nuove proiezioni su crescita e inflazione. Secondo le nuove previsioni, nello scenario base, l’inflazione complessiva si attesterà al 3% nel 2026 (dal 2,6% atteso a marzo), al 2,3% nel 2027 (da 2%) e al 2,0% nel 2028 (invariato). L’inflazione core, ovvero al netto della componente energetica e alimentare, è stimata in media al 2,5% nel 2026 e nel 2027 e al 2,2% nel 2028. I ritocchi all’insù si devono soprattutto alla “traiettoria più elevata dei prezzi dell’energia, che in certa misura dovrebbero trasmettersi all’inflazione degli alimentari, dei beni e dei servizi”, spiega la Bce.
Prendendo sempre come riferimento uno scenario base, la crescita dell’area euro dovrebbe invece attestarsi in media allo 0,8% nel 2026, all’1,2% nel 2027 e all’1,5% nel 2028. A marzo le proiezioni dello staff erano per una crescita dello 0,9% nel 2026, dell’1,3% nel 2027 e dell’1,4% nel 2028. “Si tratta di una revisione al ribasso per il 2026 e il 2027 che riflette l’impatto più pronunciato della guerra sui mercati delle materie prime, sui redditi reali e sul clima di fiducia”, fa sapere l’Eurotower.
Lagarde: “Inflazione ben sopra i target fino alla prima metà del 2027”
“L’aumento dei prezzi dell’energia farà salire ulteriormente l’inflazione durante l’estate e la manterrà ben al di sopra dell’obiettivo fino alla prima metà del 2027. Avrà inoltre un impatto sull’inflazione di alimentari, beni e servizi”, ha detto la presidente della Bce Christine Lagarde in conferenza stampa a Francoforte. “L’inflazione dovrebbe poi tornare all’obiettivo nella seconda metà del 2027 – ha aggiunto – sostenuta dal calo dei prezzi dell’energia e da aumenti più contenuti degli altri prezzi. Tuttavia, la guerra in Medio Oriente resta una delle principali fonti di incertezza. Quanto più a lungo i prezzi dell’energia rimarranno elevati, tanto più sarà probabile che alimentino un aumento più ampio dell’inflazione attraverso effetti indiretti e di secondo impatto”. “Monitoreremo pertanto attentamente l’entità e la persistenza dell’aumento dei prezzi dell’energia e il modo in cui esso si trasmette alla formazione di prezzi e salari, alle aspettative di inflazione e alla dinamica economica complessiva”, ha affermato la presidente della Banca Centrale europea.
Lagarde: “La crescita rallenta soprattutto nei servizi, rischi orientati al ribasso”
Parlando invece della crescita, “al netto di un fattore temporaneo in Irlanda, l’economia dell’area euro è cresciuta nel primo trimestre, sostenuta dalla domanda interna e dalle esportazioni. Tuttavia, la guerra in Medio Oriente sta pesando sull’attività economica e le indagini segnalano un rallentamento, in particolare nei servizi”, ha detto Lagarde. “Finora il settore manifatturiero ha tenuto – ha aggiunto -. In parte ciò è dovuto al fatto che le imprese hanno accumulato scorte per far fronte alle pressioni sulle catene di approvvigionamento. Ciò riflette anche l’aumento della spesa per la difesa”. I rischi sono orientati al ribasso, poiché la guerra “si è aggiunta a un contesto globale già caratterizzato da elevata volatilità delle politiche economiche”, ha spiegato ancora la numero uno dell’Eurotower, sottolineando che “interruzioni prolungate delle forniture energetiche potrebbero far aumentare ulteriormente i prezzi dell’energia e mantenerli elevati più a lungo di quanto attualmente previsto. Questi fattori eroderebbero ulteriormente i redditi reali e renderebbero imprese e famiglie più riluttanti a investire e spendere”.
“L’impatto negativo sulla crescita si intensificherebbe qualora la chiusura delle principali rotte marittime provocasse gravi carenze di fattori produttivi essenziali, costringendo le imprese dell’area euro a ridurre la produzione. Un peggioramento del sentiment sui mercati finanziari globali o un’offerta di credito più restrittiva potrebbero indebolire la domanda”. Inoltre ulteriori frizioni nel commercio internazionale potrebbero aggravare le interruzioni delle catene di approvvigionamento, ridurre le esportazioni e indebolire consumi e investimenti. Le altre tensioni geopolitiche, “in particolare la guerra ingiustificata della Russia contro l’Ucraina, continuano a rappresentare una fonte significativa di incertezza”, ha chiarito Lagarde.
Gli economisti si aspettano un altro rialzo entro fine anno
“Per definire l’orientamento di politica monetaria adeguato, il consiglio direttivo Bce “seguirà attentamente la situazione e adotterà un approccio guidato dai dati in base al quale le decisioni vengono assunte di volta in volta a ogni riunione”, ha affermato Lagarde da Francoforte. “In particolare, le decisioni del Consiglio direttivo sui tassi di interesse saranno basate sulla valutazione delle prospettive di inflazione e dei rischi a esse associati, considerati i nuovi dati economici e finanziari, nonché della dinamica dell’inflazione di fondo e dell’intensità della trasmissione della politica monetaria, senza vincolarsi a un particolare percorso dei tassi”.
Quello di oggi potrebbe non essere l’unico aumento. Gli economisti del panel sentito da Bloomberg, stimano infatti un altro rialzo entro fine anno. Goldman Sachs si aspetta un secondo rialzo a settembre che porterebbe il tasso Bce al 2,5%, perché “gli ultimi dati vanno in direzione di un’inflazione significativamente più alta e una crescita più debole” che nelle previsioni Bce dello scorso marzo. Una previsione condivisa anche da Barclays. Di parere opposto la tesi di Ing, secondo l’aumento di giugno potrebbe configurarsi come un puro intervento isolato.
(Ultimo aggiornamento: ore 16.04 di giovedì 11 giugno)
