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Francia e Germania in crisi spiazzano la Ue: chi reggerà la bandiera dell’europeismo?

L’Europa rischia di perdere due dei suoi tre baricentri. La Francia è preda di una delle crisi politiche più acute della sua storia, la Germania, mostra segnali di anemia strutturale della crescita da cui fatica ad uscire. E in Europa il sovranismo prende sempre più piede

Francia e Germania in crisi spiazzano la Ue: chi reggerà la bandiera dell’europeismo?

Tra i tanti piani di instabilità globale, la profondità di quanto sta avvenendo nelle due più grandi economie d’Europa, Germania e Francia, merita sicuramente attenzione. La crisi che sta vivendo il sistema politico in Francia e il cambio strutturale in corso nel modello industriale della Germania, rischia di far venir meno per i prossimi anni due dei tre baricentri dove giocano i grandi protagonisti dell’europeismo (il terzo è l’Italia). È più plausibile, infatti, che le leadership francesi e tedesche concentreranno molto presto il grosso delle risorse e delle strategie nelle questioni di politica interna. Da qui nasce l’interrogativo circa il futuro prossimo di quella fiammella europeista che anche nei tempi recenti più difficili, dalla crisi dei debiti sovrani in poi, ha sempre resistito in Francia, Germania e Italia seppur con intensità, leadership e finalità diverse.

Cosa sta succedendo in Francia

Da mesi la Francia vive una delle sue crisi politiche più acute, dopo il naufragio di François Bayrou, è toccato a Sébastien Lecornu, esponente centrista e fedelissimo di Macron, incarnare il ruolo della vittima sacrificale di un sistema politico-istituzionale ormai sfibrato. È la terza volta in poco più di un anno che la Francia cambia il suo Primo Ministro: la debolezza del governo riflette una polarizzazione crescente della società, con un elettorato frammentato tra destra radicale, sinistra barricadera, un centro sempre più compresso, con sullo sfondo la stagione declinante di Emmanuel Macron, molto più popolare e influente nella grande politics internazionale che non nel complesso gioco della stabilità governativa francese.

Per questo motivo le brucianti questioni europee sul tavolo rischiano di essere accantonate molto a lungo nel dibattito politico in Francia.

La crisi politica della Germania

Parallelamente, dall’altra parte dell’asse, la Germania che per decenni ha assicurato ai vagoni della locomotiva economica europea i vantaggi del terzismo della sua grande industria, sta mostrando ormai segnali di anemia strutturale della sua crescita, fondata sulla primazia (o quasi) nella grande industria automobilistica ed approvvigionamenti di energia a buon prezzo via Russia. Un mondo definitivamente sparito.

Nel 2025, dopo due anni di recessione, la produzione industriale tedesca sta andando peggio delle attese e secondo gli ultimi dati di agosto si registra un ulteriore calo, superiore al 4% rispetto al mese precedente. Uno scivolamento legato ancora all’automotive, il settore che pesa di più sulla produzione industriale.

La debolezza tedesca è il frutto di una serie di fattori che per essere affrontati necessitano di un piano politico-economico a lungo termine: l’aumento dei costi dell’energia dopo la guerra russo-ucraina, la pressione competitiva e tecnologica sui settori manifatturieri tradizionali da parte della Cina e da ultimo il nuovo round di incertezze commerciali dovute ai dazi.

Il cancelliere Friedrich Merz è costretto a rivedere al ribasso le stime di crescita rilevazione dopo rilevazione, che quest’anno sarà poco sopra lo zero, con un recupero modesto atteso nel 2026 e 2027 solo se riuscirà a mettere in cantiere rapidamente gli schemi dei nuovi piani di investimenti infrastrutturale. Un’iniezione di spesa pubblica per ridare prospettive ad un’economia che ha perso la sfida sulle auto elettriche con la Cina. Inoltre, se la crescita tedesca resterà stagnante, la Germania perderà progressivamente il margine di manovra finanziaria necessario per fare da volano alle altre economie manifatturiere in Europa.

Se i pilastri del centro Europa saranno immersi in problemi di stabilità interna, deficit di crescita (Germania) e finanze pubbliche fuori controllo e frammentazione politica (Francia), chi sarà il propulsore dei futuri passi dell’integrazione comunitaria, proprio ora che il mondo obbliga gli europei a non occuparsi solo di economia, ma anche di difesa, investimenti strategici e politica estera. Oltretutto mentre i grandi Stati europei badano ai problemi in casa propria, i partiti marcatamente euroscettici, o quelli ascrivibili all’eterogenea galassia della destra sovranista, continuano a guadagnare terreno in molti Paesi, non solo a Est, ma anche negli Stati membri di vecchia matrice europeista.

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