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Lecornu, dimissioni lampo per gli “appetiti dei partiti”. Francia nel caos, rischio elezioni: cosa può succedere ora

Francia di nuovo nel caos dopo che Lecornu solo lunedì aveva presentato la lista dei ministri. Macron prima accetta le dimissioni poi rilancia e chiede al premier di trattare fino a mercoledì: “Responsabilità mia se fallisce”

Lecornu, dimissioni lampo per gli “appetiti dei partiti”. Francia nel caos, rischio elezioni: cosa può succedere ora

Un record: Sébastien Lecornu si è dimesso il giorno dopo aver annunciato il suo nuovo governo durato solo 14 ore. Diventa così il primo ministro con il mandato più breve della storia, nonché il quinto primo ministro francese a lasciare dal 2022. 

Lecornu era stato nominato da Emmanuel Macron lo scorso 9 settembre, dopo le dimissioni del suo predecessore François Bayrou, che era stato sfiduciato in un voto dell’Assemblea Nazionale. Il presidente della Repubblica, dopo aver inizialmente accettato le dimissioni, ha chiesto a Lecornu di condurre nuove consultazioni. Se entro mercoledì non riuscirà a salvare la legislatura, Macron promette di “assumersi le proprie responsabilità“, parole che sembrano presagire il possibile scioglimento dell’Assemblea Nazionale e nuove elezioni anticipate.

Lecornu: “Non c’erano le condizioni per restare”

Non c’erano le condizioni per restare primo ministro“: ha detto Lecornu dopo aver rassegnato le dimissioni, inizialmente accettate dal presidente Emmanuel Macron salvo poi rilanciare per un ultimo tentativo: il presidente della Repubblica ha chiesto al premier di trattare fino a mercoledì. “Se fallisce – ha detto Macron in serata – mi prenderò la responsabilità”.

In una breve conferenza, il primo ministro uscente aveva parzialmente spiegato le ragioni della sua scelta: “I partiti politici continuano ad adottare una posizione come se avessero tutti la maggioranza assoluta dell’Assemblea Nazionale. Ogni partito politico vuole che l’altro adotti il suo programma”, ha dichiarato.

Lecornu ha spiegato di aver cercato per tre settimane “di costruire un percorso con le parti sociali, le associazioni dei datori di lavoro e i rappresentanti dei sindacati dei dipendenti, in particolare su questioni che sono in stallo da molte settimane”, come l’assicurazione contro la disoccupazione, le pensioni e la previdenza sociale, per “ripristinare la gestione congiunta” e “costruire una tabella di marcia” con il nucleo comune dei partiti della maggioranza. Un tentativo che però non è riuscito a superare “gli appetiti di una parte” dei partiti legati alle imminenti elezioni presidenziali del 2027. Il riferimento, neanche troppo velato, è al leader Républicains Bruno Retailleau, ma non solo.

“Bisogna ascoltare i propri militanti, ma pensare sempre all’interesse delle cittadine e dei cittadini francesi”, ha detto l’ormai ex primo ministro, assicurando che era “pronto al compromesso”. Le forze politiche “a volte fingevano di non vedere il cambiamento, la profonda rottura rappresentata dal mancato utilizzo dell’articolo 49.3 della Costituzione”, che permette al governo di far approvare una legge senza voto parlamentare, salvo una mozione di sfiducia. Non solo, a suo dire, non esisteva più “un pretesto per una censura preventiva” in parlamento.

Lecornu ha infine ribadito che “Basterebbe poco perché le cose funzionino”. Questo “poco”, ha spiegato, significherebbe più disinteresse personale, più umiltà, e “un po’ di rinuncia a certi ego”.

Francia: cosa è successo?

Lecornu avrebbe dovuto presentare martedì la sua dichiarazione di politica generale all’Assemblea nazionale, ma ora sembra che invece farà un ultimo tentativo di negoziazione. Domenica aveva presentato il suo governo, che era quasi identico al precedente: 12 ministri su 18 erano stati riconfermati. Della lista, alla Difesa, faceva parte anche l’ex ministro dell’Economia, Bruno Le Maire, fedelissimo di Macron e molto inviso alle opposizioni che lo considerano il responsabile dell’esplosione del debito pubblico. I nomi scelti avevano suscitato non pochi malumori anche all’interno della coalizione, con i Repubblicani molto critici nei confronti di Lecornu.

Francia: cosa succede ora?

Quello che sta accadendo in Francia non ha precedenti. Le dimissioni di Lecornu aprono una fase di forte incertezza. Le Maire ha deciso di farsi da parte allo scopo di agevolare il dialogo con i Repubblicani, con i quali Lecornu cercherà di intavolare nuovi negoziati lampo.

In caso di fallimento, la palla passerà nuovamente nelle mani del presidente Emmanuel Macron che ha davanti due scelte: provare a nominare il sesto primo ministro in meno di tre anni, magari cercando di dare al governo un’impronta diversa – dopo tre premier di centrodestra potrebbe nominarne uno di centrosinistra o potrebbe optare per un tecnico – col rischio di scontrarsi con i voti contrari del parlamento, oppure rassegnarsi, sciogliere l’assemblea nazionale e indire nuove elezioni anticipate, le seconde in poco più di un anno dopo quella decise nel giugno 2024. C’è anche una terza possibilità, che però al momento è considerata la meno probabile, anche se dopo la frase di Macron di “assumersi la responsabilità” in caso di ennesimo flop di Lecornu le possibilità salgono: il presidente della Repubblica potrebbe decidere di fare lui stesso un passo indietro e convocare elezioni presidenziali anticipate per uscire dall’impasse politica che paralizza la Francia.

La reazione della politica

Dopo l’annuncio di Lecornu dalle opposizioni arriva, quasi all’unanimità, la richiesta di elezioni anticipate. Dal Rassemblement National (RN) sia Jordan Bardella che Marine Le Pen chiedono lo scioglimento dell’Assemblea Nazionale: ”Siamo alla fine del cammino. Domani non sarà meglio (..) Siamo in fondo alla barzelletta, la farsa è durata abbastanza”, ha dichiarato Le Pen chiedendo quindi il ritorno ad elezioni anticipate.

La France Insoumise (LFI) si spinge oltre e chiede” l’esame immediato” della mozione di destituzione di Macron. ”Dopo le dimissioni di Sébastien Lecornu, chiediamo l’esame immediato della mozione depositata da 104 deputati per la destituzione di Emmanuel Macron”, scrive in un messaggio pubblicato su X il leader del partito della sinistra radicale, Jean-Luc Mélenchon. 

Olivier Faure, segretario del partito socialista  sottolinea invece la “dignità” nella scelta di dimissioni del premier che vede come un “vero gollista” e ha invitato l’Eliseo ad aprire finalmente la guida del governo alla sinistra.

L’ex premier francese François Bayrou chiede ”riserbo” dinanzi ad una situazione ritenuta ”pesante e preoccupante”. Di ritorno nel suo feudo di Pau, l’ex premier rifiuta di commentare l’attuale situazione politica della Francia, invocando un ”minimo di riserbo” da mantenere ”in queste circostanze tanto pesanti quanto preoccupanti”.  

La reazione dei mercati

Dopo le dimissioni di Lecornu, la Borsa di Parigi ha registrato un ribasso dell’1,36%, appesantita soprattutto dal settore bancario. L’Oat decennale ha chiuso con un rendimento del 3,57% e uno spread con il decennale tedesco di 86 punti base. Si tratta dello stesso differenziale con il Bund della carta italiana, che vede anche il medesimo rendimento con il benchmark di uguale durata. Nel frattempo le agenzie di rating hanno avvertito Parigi: la paralisi politica potrebbe far retrocedere il paese. 

(Ultimo aggiornamento alle 8.20 di martedì 7 ottobre)

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