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Whirlpool, Gilles Morel pronto a lasciare dopo la vendita ai turchi di Arcelik: cosa cambia ora nel mondo dei grandi elettrodomestici

In carica dall’aprile del 2019, Gilles Morel, presidente di Whirlpool Emea, sarebbe vicino al passo indietro. Il ruolo del “grande capo” Bitzer. Nuovi big al comando: turchi, cinesi, indiani e malesi, cosa accadrà adesso? I rischi sulle relazioni sindacali

Whirlpool, Gilles Morel pronto a lasciare dopo la vendita ai turchi di Arcelik: cosa cambia ora nel mondo dei grandi elettrodomestici

Non tira certo una buona aria, di questi tempi, per i Ceo e i presidenti delle multinazionali, in particolare nel settore dell’hi-tech e dei majap. È di qualche giorno fa la “partenza” del Ceo di Haier Europe, Yannick Fierling, arrivato a questa carica dalla Whirlpool come Ceo della filiale Emea (ora venduta alla turca Arcelik). Ma, come già anticipato da FIRSTonline, all’orizzonte ci sarebbe un altro addio, ben più clamoroso: quello del presidente di Whirlpool Emea, Gilles Morel, in carica dall’aprile 2019. Una partenza avvolta al momento da interrogativi, rumors e smentite ufficiose ma che, a quanto pare, dovrebbe essere annunciata ad aprile con gli eventi istituzionali della corporation, l’assemblea annuale e la comunicazione dei risultati del quarter. A meno che non venga anticipata proprio a causa della ridda di voci che si sta affastellando su una partenza così importante ma che rappresenta – per le sue modalità – un’eccezione. Morel è l’assai abile e discreto tessitore della rapida conclusione delle trattative per la vendita della filiale europea, Medioriente e Africa di Whirlpool, con la difficile scelta tra i due contendenti: Arcelik e Midea.

Whirlpool-Arcelik: la rapidità di Morel

L’incarico di trovare la miglior soluzione che lasciasse comunque a Whirlpool una quota di presenza in Europa era stato affidato a Morel nell’ottobre 2022 dal presidente della corporation, Marc Bitzer. E il 17 gennaio 2023, la multinazionale annunciava la dismissione delle attività Emea con la vendita alla turca Arcelik. Morel aveva lavorato con particolare rapidità tenendo conto che Bitzer gli aveva chiesto di chiudere la trattativa entro e non oltre il 30 giugno 2024. Ma c’è di più: se anche i negoziati non fossero andati a buon fine, Morel aveva ottenuto che la società di Benton Harbor sarebbe comunque rimasta in Europa per realizzare un inevitabile piano di dure ristrutturazioni. E aveva ottenuto anche – pare – che la vendita non venisse attuata attraverso un doloroso “spezzatino” della struttura industriale europea.

Elettrodomestici, quanti manager hanno detto addio

Per Morel che ce l’ha fatta e che dovrebbe ovviamente essere ricompensato adeguatamente, almeno una decina di presidenti, Ceo e direttori generali di multinazionali del settore sono stati letteralmente defenestrati, nel 2023, complice la crisi, il Covid, le male gestioni del board e, soprattutto, la progressiva finanziarizzazione delle multinazionali anglosassoni e europee. Il record di queste defenestrazioni appartiene al presidente-Ceo di Whirlpool, Marc Bitzer che nel giro di pochi mesi ha, per così dire, accompagnato alla porta i Ceo delle filiali di tutto il mondo a partire dall’uscita del presidente e Coo (Chief operating officer) di tutta la corporation, Joseph T. Liotine, in carica soltanto dall’agosto 2021. Sopra di lui c’era solo Bitzer. E, come FIRSTonline riuscì ad anticipare, l’addio del Coo era stato preceduto in grande riservatezza dall’allontanamento del presidente della Whirlpool America Latina, Joao Carlos Costa Brega, nominato nel 2012: proprio Brega aveva voluto e seguito l’oneroso investimento da 52 milioni di dollari per una nuova fabbrica in Argentina (ingovernabile e in pieno caos). E poi, subito dopo, ecco le “dimissioni” di Vishal Bohola presidente solo dal 2021 di Whirlpool India, un Paese importantissimo per Whirlpool, poiché in forte ascesa, ricco di manager di valore e soprattutto di una classe media sempre più internazionalizzata. E del resto, anche la Cina era stata lasciata in precedenza senza Ceo poiché il vertice di Whirlpool Asia-Cina era stato “dimissionato”, con anche la chiusura della grande fabbrica. 

Bitzer e l’orazione “funebre” della globalizzazione 

Dietro questo rimescolamento – che pare non sia ancora arrivato a conclusione – si è verificata una perdita di quote, profitti e immagine di quello che era il primo – in valore – produttore mondiale di elettrodomestici. Da multinazionale a big regionale del Nordamerica il passo è stato molto rapido e del resto è stato lo stesso Bitzer, nell’aprile 2022, a dichiarare che la società doveva adattarsi ad un mondo sempre meno globalizzato per le difficoltà della logistica, le tensioni geopolitiche e commerciali. Pronunciando così l’orazione “funebre” della globalizzazione, del just in time e delle faraoniche fabbriche delocalizzate. Cosa succederà ora con il nuovo proprietario della ex Whirlpool Emea? Mistero.

Elettrodomestici: cosa è cambiato e cosa cambierà ancora

Con tutta probabilità, i media potranno scordarsi le consuete conferenze stampa, le interviste, le richieste di informazioni e news dato che le relazioni esterne dei nuovi big, turchi o cinesi, indiani o malesi, sono estremamente diverse. Saranno anche difficili le tradizionali trattative con i sindacati o i politici locali. Rispetto al 2022, quando Arcelik affrontò con grande entusiasmo la scalata al gigante mondiale, quando le vendite post Covid crescevano vertiginosamente e anche i profitti salivano, i tempi sono molto cambiati. Le promesse di un futuro di grandi crescite, senza tagli né ristrutturazioni saranno difficili da mantenere. Nel frattempo proprio la crisi attuale, con le drammatiche incertezze geopolitiche, sta creando di nuovo un certo movimento di M&A. Per esempio, si sa che Bosch, che ha saputo ben governare la pesante contrazione delle vendite e della crisi in Germania, è pronta a crescere e probabilmente Miele, illustre vittima della crisi, dovrebbe entrare nel perimetro aziendale di Bosch. E la Hisense, che saggiamente da tempo ha comprato non solo brand ma anche fabbriche in Europa, crescendo del 15-20 per cento da almeno tre anni, è pronta a fare shopping. Così come tutti sono in attesa che Electrolux, dopo le ristrutturazioni e gli investimenti in eco sostenibilità e il rafforzamento in aree importanti come l’Australia, scelga infine chi vorrà acquisirla o con chi creare joint-venture. Di certo, per molti investitori decisivo non sarà il fatto di poter contare su fabbriche lontanissime, ma l’avere fabbriche vicine ai mercati, snelle e super digitalizzate con produzioni estremamente diversificate.

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