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Welfare, 2 italiani su 3 temono un futuro peggiore: pensioni e sanità alimentano il pessimismo. L’indagine Unipol

La ricerca Changes Unipol-Ipsos fotografa una diffusa sfiducia. Preoccupano soprattutto pensioni, natalità e assistenza agli anziani, mentre la scuola resta il servizio pubblico che ispira maggiore fiducia

Welfare, 2 italiani su 3 temono un futuro peggiore: pensioni e sanità alimentano il pessimismo. L’indagine Unipol

Il futuro del welfare italiano viene guardato con crescente preoccupazione. Quasi due italiani su tre (65%) ritengono che le prossime generazioni avranno una qualità della vita peggiore rispetto a quella attuale e più della metà (55%) dubita che lo Stato sarà in grado di garantire le pensioni di domani. È il quadro che emerge da una ricerca realizzata da Changes Unipol in collaborazione con Ipsos, che mette in evidenza un diffuso pessimismo intergenerazionale legato soprattutto alla percezione di una crescente fragilità economica del Paese.

Pensioni, il nodo più critico

Secondo l’indagine, la principale fonte di preoccupazione riguarda proprio la sostenibilità del sistema pensionistico. Il 47% degli intervistati individua nel debito pubblico il principale fattore di rischio, seguito dalla precarizzazione del lavoro e dai bassi salari (38%) e dall’invecchiamento della popolazione, aggravato dal calo delle nascite (36%). Solo l’8% degli italiani ritiene che le nuove generazioni potranno beneficiare di un trattamento pensionistico equo. Lo scetticismo è particolarmente diffuso tra i Baby Boomer, ma coinvolge tutte le fasce d’età.

Per gli italiani una parte della soluzione passa anche dal mercato del lavoro. Il 90% ritiene che le imprese dovrebbero favorire maggiormente la crescita professionale dei giovani e l’81% pensa che chi ha raggiunto l’età pensionabile dovrebbe lasciare spazio alle nuove generazioni. Rimane invece più diviso il giudizio sulla disponibilità dei giovani a impegnarsi per costruire il proprio percorso professionale: solo il 52% ritiene che siano davvero pronti a mettersi in gioco.

Natalità frenata dall’incertezza economica

La ricerca evidenzia un forte legame tra welfare, lavoro e denatalità. Per il 57% degli italiani le difficoltà economiche rappresentano il principale ostacolo alla scelta di avere figli, davanti all’incertezza sul futuro (36%) e alla precarietà lavorativa (35%). Al tempo stesso emerge con chiarezza quali sarebbero gli strumenti più efficaci per invertire la tendenza: per l’88% è determinante la stabilità del contratto di lavoro, mentre l’86% indica la flessibilità lavorativa e l’85% servizi pubblici come asili nido e mense scolastiche. Seguono i contributi economici e congedi parentali più lunghi e meglio retribuiti, entrambi indicati dall’80% del campione.

Sanità in bilico, la scuola convince ancora

Il pessimismo si estende anche agli altri pilastri del welfare. La metà degli italiani (50%) ritiene che in futuro lo Stato non riuscirà a garantire adeguatamente il Servizio sanitario nazionale. Il 49% esprime dubbi sul sostegno alle famiglie con figli, mentre il 58% teme che non sarà assicurata un’assistenza sufficiente agli anziani e alle persone non autosufficienti. L’unica eccezione è rappresentata dalla scuola: il 59% degli intervistati continua infatti a nutrire fiducia nella capacità del sistema pubblico di garantire il servizio di istruzione.

La crisi silenziosa dei caregiver

Accanto ai timori per il futuro emerge una difficoltà già presente. Un italiano su quattro è coinvolto nell’assistenza a un familiare anziano, non autosufficiente o con disabilità. Per chi svolge questo ruolo le conseguenze sono pesanti: il 75% denuncia stress e problemi psicofisici, il 68% vede ridursi relazioni sociali e tempo libero, il 61% segnala difficoltà economiche e il 56% lamenta ripercussioni sul lavoro e sulla carriera. Per affrontare questa situazione, gli italiani indicano come priorità il sostegno economico diretto ai caregiver (43%), seguito dal rafforzamento dell’assistenza domiciliare pubblica (35%) e da strutture residenziali pubbliche più accessibili e di maggiore qualità (34%).

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