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Vertice Trump-Zelensky, passi avanti sulla pace ma resta il problema del Donbass

Incontro a Mar-a-Lago tra Trump e Zelensky dopo la telefonata con Putin: l’intesa sulla pace in Ucraina è al 90-95%, ma restano irrisolti Donbass, Zaporizhzhia e le garanzie di sicurezza

Vertice Trump-Zelensky, passi avanti sulla pace ma resta il problema del Donbass

Nuovi spiragli di pace. L’incontro a Mar-a-Lago tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky segna un possibile punto di svolta nel negoziato sulla guerra in Ucraina. Prima una lunga telefonata con Vladimir Putin, poi il faccia a faccia con il presidente ucraino. E così il presidente americano si dice ottimista, “un accordo è vicino. Se le cose vanno bene, fra poche settimane ci potrebbe essere”.

Il dialogo procede dunque su un doppio binario: da una parte il confronto diretto tra Washington e Mosca, dall’altra il lavoro con Kiev per definire i contorni politici e strategici dell’intesa. Il clima del bilaterale con Zelensky appare diverso rispetto al passato: toni distesi, strette di mano e parole di apprezzamento esplicite. “Quest’uomo ha lavorato sodo ed è molto coraggioso, anche il suo popolo è molto coraggioso”, dice Trump, certificando un cambio di passo nei rapporti personali e politici tra i due leader.

Se il passo in avanti c’è stato, restano però scogli decisivi da superare. Le percentuali, ripetute più volte davanti ai giornalisti, parlano di un’intesa possibile tra il 90 e il 95%. Ma quel 5-10% ancora irrisolto pesa come un macigno: Donbass, territori occupati, centrale di Zaporizhzhia e garanzie di sicurezza. In sostanza, l’accordo di massima c’è, ma il tratto finale del negoziato è il più accidentato.

Il Donbass, il vero scoglio da superare

Il punto più delicato resta il Donbass. Trump lo definisce “un grosso problema”, Zelensky lo chiama per nome: “è una questione difficile. Abbiamo posizioni diverse con la Russia. Non direi che su questo punto c’è accordo, ma ci stiamo avvicinando”.

Sul tavolo c’è l’ipotesi di una zona economica o di libero scambio, ma senza una soluzione condivisa sulla sovranità dei territori. Da Mosca il messaggio è semplice: per arrivare alla pace serve una “decisione politica coraggiosa” di Kiev, ovvero accettare concessioni territoriali. È qui che il negoziato rischia di incepparsi, perché Zelensky continua a rifiutare l’idea di un ritiro completo dal Donbass, soprattutto dalle aree non controllate dalla Russia.

Trump, però, insiste, “ci stiamo muovendo nella giusta direzione” e avverte che il tempo non gioca a favore di Kiev, senza accordo, quei territori “potrebbero andare persi comunque”.

Zaporizhzhia, tregua e sicurezza: i dossier aperti

Oltre ai territori, restano irrisolti altri due capitoli chiave. Il primo è la centrale nucleare di Zaporizhzhia. Trump rivela di averne discusso con Putin, “sta lavorando con l’Ucraina per farla riaprire, è bravo in questo senso”. Zelensky, però, resta cauto e contrario a una gestione condivisa con Mosca.

Il secondo dossier è quello della tregua e delle garanzie di sicurezza. Nella telefonata con Putin, Trump ha concordato sul fatto che un cessate il fuoco immediato “prolungherebbe solo le ostilità”. Serve una soluzione strutturale, non una pausa armata. Quanto alle garanzie per Kiev, il presidente americano rassicura, “ci sarà un accordo solido. Le nazioni europee sono coinvolte in questo”.

Zelensky, consapevole di essere arrivato al momento decisivo, apre anche sul piano politico interno: mette sul tavolo la possibilità di un referendum sul piano di pace e si dice disponibile, in caso di accordo, a indire le prime elezioni dal 2019, a condizione che la sicurezza sia garantita.

Garanzie europee e l’incognita russa

Dopo il bilaterale, Trump e Zelensky si sono collegati con i leader europei. L’Europa, assicura la Casa Bianca, avrà un ruolo centrale nelle garanzie di sicurezza. Nel corso della chiamata la premier Giorgia Meloni ha richiamato la necessità di restare compatti in una fase decisiva del negoziato, mentre la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ha sottolineato che “sono stati compiuti progressi significativi” e che la tenuta dell’accordo dipenderà da “garanzie di sicurezza incrollabili fin dal primo giorno”.

Trump guarda già ai prossimi passi: un nuovo vertice con gli europei a gennaio, forse alla Casa Bianca. Sullo sfondo resta anche l’ipotesi di un suo viaggio in Ucraina o di un intervento al parlamento di Kiev. “Siamo nelle fasi finali dei colloqui. O la guerra finirà, oppure andrà avanti per molto tempo”.

Dietro l’ottimismo americano, però, permane l’incognita russa. A Mosca si continua a parlare di una soluzione “di lungo termine”, non di un semplice cessate il fuoco, mentre sul terreno il conflitto non si ferma. Dopo Mar-a-Lago, la palla è ora nel campo di Mosca. E dal Donbass passa il confine sottile tra pace e stallo.

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