L’Ue ha ratificato l’attuazione del quadro commerciale di Turnberry, resort golfistico del presidente Donald Trump in Scozia, con gli Usa. Frustrato dalla lentezza dei progressi, Trump aveva minacciato di imporre un dazio del 25% sui veicoli europei se l’accordo non fosse stato concluso entro luglio.
Ma quali sono gli effetti? Secondo i dati forniti da Atradius, le case automobilistiche europee si trovano già sotto pressione da entrambe le parti. Le esportazioni automobilistiche verso gli Usa sono diminuite del 17% nel 2025, mentre gli acquisti di veicoli elettrici cinesi sono aumentati del 50%. Per la prima volta, la Germania ha importato dalla Cina più auto di quante ne abbia esportate, mentre l’accesso al mercato statunitense sta diventando sempre più limitato. Un dazio del 25% avrebbe rappresentato un duro colpo.
Usa-Ue, i rischi dell’accordo commerciale
Anche in altri settori le importazioni dell’Ue dalla Cina sono aumentate, in particolare per quanto riguarda batterie, macchinari, elettronica, tessile e beni di consumo. Allo stesso tempo, le esportazioni verso gli Stati Uniti sono diminuite in quasi tutti i settori, ad eccezione di quello farmaceutico. Nel loro insieme, queste tendenze indicano una sfida strutturale più ampia: l’industria europea è sottoposta a pressioni simultanee sia da parte degli Usa sia della Cina, il che contribuisce a una graduale erosione della competitività.
Tuttavia, la fiducia rimane fragile. Un rischio fondamentale è rappresentato dal rispetto parziale dell’accordo, per cui gli Usa mantengono dazi elevati in settori specifici pur aderendo formalmente all’accordo. Ad aprile, l’amministrazione Trump ha introdotto dazi fino al 50% su acciaio e alluminio, e i produttori dell’Ue non ne sono attualmente esenti. I negoziatori europei hanno ottenuto disposizioni che consentono la sospensione dell’accordo su richiesta del Parlamento o di uno Stato membro qualora tali dazi non venissero ridotti entro la fine dell’anno.
Usa-Ue, l’accordo e la fragilità economica europea
La Commissione europea stima che fino alla metà della produzione di acciaio e alluminio dell’Ue potrebbe essere soggetta a dazi doganali fino al 50%. Ciò include non solo le materie prime, ma anche un’ampia gamma di prodotti a valle. I produttori si aspettano che questi dazi scendano in linea con il tetto massimo del 15%. Se ciò non dovesse accadere, rappresenterebbe una grave battuta d’arresto e una minaccia diretta all’accordo.
La presenza della clausola di sospensione non è l’unica salvaguardia inclusa nel testo. Bruxelles potrebbe anche sospendere i tagli tariffari se forti aumenti delle importazioni statunitensi minacciassero l’industria europea, e una clausola di scadenza farà sì che l’accordo scada nel 2029 se non verrà rinnovato.
Le prospettive a lungo termine sono ulteriormente complicate dagli sviluppi della politica commerciale statunitense. A febbraio, la Corte Suprema si è pronunciata contro l’uso dell’International Emergency Economic Powers Act per imporre dazi, mettendo in dubbio la base giuridica delle misure esistenti. Allo stesso tempo, gli Usa continuano ad utilizzare i dazi come strumento politico attivo. Sono state introdotte misure temporanee, tra cui un’aliquota forfettaria del 10% potenzialmente aumentabile al 15%, anch’esse oggetto di contestazione legale. Una combinazione di incertezza giuridica e volatilità politica che pesa come un macigno sulla fragilità economica europea.
