A pochi mesi dalle elezioni di midterm di novembre, Donald Trump affronta un nuovo segnale di difficoltà politica. La Camera dei rappresentanti ha votato a favore del blocco dei dazi sulle importazioni dal Canada, con sei deputati repubblicani che si sono uniti ai democratici: 219 voti a favore contro 211 contrari. La risoluzione passerà ora al Senato, dove potrebbe ricevere il via libera.
Anche se la misura difficilmente produrrà effetti concreti, a causa del probabile veto presidenziale, il voto rappresenta una battuta d’arresto significativa per Trump e per lo Speaker della Camera, Mike Johnson, e arriva mentre gli Stati Uniti attendono il pronunciamento della Corte Suprema sulla legittimità dei dazi imposti senza passare dal Congresso.
Un duro colpo al consenso di Trump
La sconfitta in aula è un chiaro segnale che il consenso nei confronti del presidente continua a vacillare, non solo tra gli elettori, ma anche tra i suoi stessi parlamentari. I dati dei sondaggi più recenti – da Gallup all’Economist, da Reuters/Ipsos a RealClearPolitics – mostrano un calo più o meno marcato dell’approvazione dell’operato della Casa Bianca.
I deputati repubblicani che hanno sfidato Trump appartengono alla componente moderata del partito e hanno deciso di rompere la disciplina di partito per proteggere gli interessi dei loro distretti. Il messaggio dei “ribelli” è chiaro: il protezionismo e i dazi non valgono il rischio di provocare aumenti dei prezzi, ritardi nelle filiere e tensionicommerciali con un partner strategico come il Canada.
Le minacce di Trump ai repubblicani
Poco prima del voto, Trump aveva lanciato un avvertimento ai repubblicani al Congresso: “Chiunque voterà contro i dazi pagherà alle elezioni, anche alle primarie”, aveva scritto sul suo social Truth, sottolineando che le tariffe garantiscono agli Stati Uniti una maggiore sicurezza economica, “perché bastano a spingere gli altri Paesi ad accettare le nostre richieste”. Non ha risparmiato critiche al Canada: “Si è approfittato degli Stati Uniti per molti anni. È tra i peggiori Paesi al mondo con cui avere a che fare”.
Il contesto della battaglia sui dazi
Lo scorso febbraio, Trump aveva invocato l’International Emergency Economic Powers Act per dichiarare un’emergenza legata alla sicurezza nazionale, imponendo dazi del 25% su importazioni da Canada e Messico e del 10% sui prodotti cinesi, motivando la decisione con problemi di sicurezza alle frontiere e traffico di droga.
Sebbene il Senato abbia già tentato di annullare alcuni dei dazi imposti dall’amministrazione Trump, il voto della Camera rappresenta la prima occasione formale per esprimere una posizione chiara sulla strategia commerciale del presidente, utilizzata fin dal suo ritorno alla Casa Bianca.
