Negli Stati Uniti la distanza tra ricchezza estrema e vita reale non è mai stata così ampia. L’ultimo rapporto di Oxfam America fotografa un’accelerazione senza precedenti. Nell’arco di dodici mesi, i dieci miliardari più facoltosi d’America hanno visto gonfiarsi i loro patrimoni di circa 698 miliardi di dollari. Una cifra che da sola supera il Pil annuale di Paesi avanzati come la Svizzera o la Svezia.
La crescita, però, non è condivisa. L’organizzazione umanitaria parla di una ricchezza che “non beneficia la maggioranza” e di un’economia che continua a premiare chi sta già al vertice.
Il paradosso americano
Secondo l’analisi sui dati della Federal Reserve tra il 1989 e il 2022, l’1% più ricco ha accumulato 101 volte la ricchezza della famiglia media. Negli stessi 33 anni, una famiglia appartenente alla fascia più agiata ha visto il proprio patrimonio medio aumentare di 8,35 milioni di dollari, mentre la famiglia media si è fermata a circa 83mila dollari.
E così mentre i colossi tecnologici e finanziari infrangono record a Wall Street, oltre il 40% degli americani vive oggi con un reddito familiare inferiore al doppio della soglia di povertà federale, un dato che coinvolge quasi metà dei minori.
Trump, la politica fiscale e la spinta alle disuguaglianze
Oxfam punta poi il dito contro la struttura fiscale che negli anni ha favorito i grandi patrimoni, ricordando che il quadro attuale è frutto di scelte bipartisan. L’organizzazione denuncia con toni netti l’impatto dell’agenda economica dell’amministrazione Trump. Il maxi-pacchetto fiscale “One Big Beautiful Bill”, firmato il 4 luglio 2025, ha inaugurato uno dei maggiori trasferimenti di ricchezza verso i ceti più abbienti nella storia statunitense, con tagli rilevanti sulle imposte per redditi elevati e grandi imprese. Secondo le stime del Congressional Budget Office, le modifiche potrebbero lasciare senza assicurazione sanitaria 10,9 milioni di persone, soprattutto a causa dei tagli a Medicaid e ai sussidi dell’Aca.
Chi sono i super ricchi, la top 10
Se la disparità cresce, i protagonisti non cambiano. In cima alla classifica Forbes troviamo ancora i simboli della tech-economy americana. Elon Musk guida con un patrimonio stimato in 244 miliardi di dollari, alimentato dalle performance di Tesla, dall’espansione di SpaceX e dalle sue ambizioni nell’universo dei social. Subito dietro Jeff Bezos, con 197 miliardi, che continua a beneficiare della ripresa di Amazon e coltiva la sua corsa allo spazio con Blue Origin. Completa il podio Mark Zuckerberg con 181 miliardi, trainati dall’impennata delle azioni Meta e dalle scommesse sull’intelligenza artificiale. Seguono Larry Ellison, Warren Buffett, Larry Page, Sergey Brin, Steve Ballmer e Bill Gates. Michael Bloomberg chiude la lista con 105 miliardi.
Dalla Borsa alla vita quotidiana: due Americhe
L’impennata dei patrimoni è figlia di un mix di fattori: la corsa dell’hi-tech, la transizione digitale, politiche fiscali favorevoli ai capital gains e un mercato azionario dominato da pochi. L’1% più ricco detiene quasi metà del valore complessivo dei titoli americani, mentre la metà più povera del Paese controlla appena l’1,1%.
Il risultato è un’economia sempre più biforcata, da un lato la spinta tecnologica e finanziaria, dall’altro salari stagnanti, inflazione, case inaccessibili e un sistema sanitario che resta un lusso per molti.
La battaglia per la democrazia economica
Per invertire la rotta, Oxfam invoca una strategia sistemica, dalla riforma del finanziamento della politica, ad una tassazione più progressiva su redditi e capital gains, politiche antitrust, rafforzamento della rete sociale e dei sindacati e tutela del potere contrattuale dei lavoratori.
L’obiettivo non è punire il successo ma preservare l’equilibrio democratico. Solo così si potrà invertire la deriva verso una “oligarchia americana” che concentra ricchezza e potere nelle mani di pochi.
