L’economia globale entra in una fase di maggiore incertezza a causa del conflitto in Medio Oriente, che sta incidendo sui prezzi dell’energia, sulle catene di approvvigionamento e sugli scambi internazionali. Un quadro già oggetto di numerosi allarmi trova conferma nella Nota sulla congiuntura di aprile 2026 dell’Ufficio parlamentare di bilancio(Upb), che descrive un contesto internazionale in deterioramento e caratterizzato da rischi al ribasso per la crescita. Nel quadro italiano, secondo le stime Upb, il Pil nel primo trimestre del 2026 cresce tra lo 0,1% e lo 0,2%, confermando una fase di espansione debole ma ancora positiva. L’attività economica resta sostenuta soprattutto dalla domanda interna, mentre il contributo dell’estero si conferma debole. Gli effetti diretti del conflitto sull’economia risultano al momento limitati, ma sono attesi in progressiva emersione nei prossimi trimestri.
Scenario globale in peggioramento tra energia e inflazione
Prima dello scoppio del conflitto, l’economia mondiale mostrava una crescita moderata ma disomogenea tra aree geografiche. L’escalation in Medio Oriente ha però determinato tensioni sulle infrastrutture energetiche e sulle principali rotte commerciali, con conseguenti pressioni sui prezzi delle materie prime.
L’aumento dei costi energetici alimenta l’inflazione importata, in particolare in Europa, e rafforza le aspettative inflazionistiche, con possibili riflessi sulle future decisioni di politica monetaria. Permangono inoltre incertezze legate alle politiche commerciali internazionali, incluse le tariffe statunitensi, che continuano a rappresentare un fattore di rischio per gli scambi globali.
In questo contesto, il Fondo monetario internazionale ha rivisto al ribasso le stime di crescita per il 2026, soprattutto per area euro ed economie emergenti, con rischi complessivamente orientati al ribasso.
Italia 2025-2026: crescita debole e fiducia in rallentamento
Nel 2025 il Pil italiano è cresciuto dello 0,5%, in linea con le stime Upb, ma sotto la media dell’area euro. La crescita è stata sostenuta dalla domanda interna, mentre il contributo dell’export è risultato negativo per la prima volta dal 2023. Il mercato del lavoro ha continuato a espandersi, ma con segnali di rallentamento nella seconda parte dell’anno.
L’inflazione è rimasta inferiore alla media dell’area euro, ma i consumi delle famiglie hanno mantenuto un profilo prudente. Nel primo trimestre del 2026 l’inflazione ha raggiunto l’1,7% a marzo, in graduale risalita, accompagnata da un peggioramento delle aspettative legato all’incertezza geopolitica.
Si registra inoltre un indebolimento della fiducia dei consumatori, mentre quella delle imprese resta più stabile, soprattutto nei servizi e nelle costruzioni. Le condizioni del credito mostrano segnali di graduale miglioramento secondo gli indicatori Upb.
Stime Upb sul primo trimestre 2026: crescita fragile ma positiva
Le stime indicano che nel primo trimestre del 2026 l’economia italiana abbia rallentato rispetto alla fine del 2025. La crescita si colloca tra lo 0,1% e lo 0,2%, in un contesto di elevata incertezza. Il manifatturiero resta debole, i servizi mostrano una crescita moderata e le costruzioni rallentano, mentre la domanda interna continua a sostenere l’attività.
Scenari 2026-2027: impatto della guerra su Pil e inflazione
La Nota dell’Upb include simulazioni sugli effetti del conflitto in Medio Oriente nel biennio 2026-2027. In uno scenario più favorevole, caratterizzato da una progressiva stabilizzazione geopolitica e dalla riapertura dello Stretto di Hormuz, i prezzi energetici tornerebbero gradualmente verso livelli più equilibrati entro la fine del 2027. In questo caso, il Pil italiano risulterebbe inferiore di circa 0,2 punti percentuali all’anno rispetto allo scenario pre-conflitto, mentre l’inflazione aumenterebbe di 1,3 punti percentuali nel 2026 e di 0,5 punti nel 2027.
In uno scenario meno favorevole, con tensioni persistenti ma senza escalation militare, l’impatto sarebbe più intenso: la crescita del Pil si ridurrebbe di circa 0,4-0,5 punti percentuali per ciascun anno del biennio, mentre l’inflazione resterebbe più elevata più a lungo, con un aumento di 1,3 punti nel 2026 e di 1,1 punti nel 2027.
Le simulazioni, sottolinea l’Upb, restano soggette a elevata incertezza e saranno aggiornate in base all’evoluzione del contesto internazionale e del conflitto.
