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“Un futuro da riprogettare”: Mario Deaglio legge l’economia di un mondo senza bussola. Rapporto del Centro Einaudi

Nel nuovo Rapporto del Centro Einaudi Un futuro da riprogettare, Mario Deaglio analizza un capitalismo smarrito tra debito, disuguaglianze e nuove sfide globali. Il Presidente di Intesa Sanpaolo, Gros-Pietro: “Capire l’economia per non subirla”

“Un futuro da riprogettare”: Mario Deaglio legge l’economia di un mondo senza bussola. Rapporto del Centro Einaudi

C’è un filo rosso che attraversa Un futuro da riprogettare, il nuovo Rapporto del Centro Einaudi a cura di Mario Deaglio, in libreria dal 30 maggio per Guerini e Associati: la necessità di capire dove stiamo andando, in un mondo che sembra aver “dimenticato come si costruisce una bussola”.

Non è un libro di previsioni, ma uno strumento per orientarsi, “un paio di occhiali”, scrive Deaglio, con cui leggere le fratture della globalizzazione e le metamorfosi del presente: dalle guerre al ritorno del protezionismo, dalla crisi climatica alla rivoluzione digitale, fino all’erosione della democrazia rappresentativa. Il Rapporto, frutto della storica collaborazione tra Centro Einaudi e Intesa Sanpaolo, riunisce quindici voci di economisti, sociologi, storici e scienziati in un’analisi multidisciplinare delle nuove tensioni globali.

Deaglio, professore emerito di Economia internazionale e già direttore de Il Sole 24 Ore, descrive un panorama in cui “camminiamo tutti sull’orlo di un precipizio”: un mondo che, dopo aver perso la bussola, rischia ora di smarrire anche i principi morali su cui aveva fondato il proprio sviluppo. Il libro invita a comprendere le logiche economiche e sociali che stanno riscrivendo le regole del capitalismo globale.

L’economia smarrita tra debito, tecnologia e squilibri

L’introduzione di Deaglio si apre con un’immagine netta: “Il mondo ha perso la bussola“. Dietro questa metafora c’è l’analisi di un sistema economico in transizione strutturale, in cui i vecchi meccanismi di autoregolazione non funzionano più. La Grande Recessione del 2008 ha smentito l’idea di un mercato capace di mantenere da solo l’equilibrio; la rivoluzione digitale ha moltiplicato i dati e la velocità, ma non la trasparenza.

Oggi viviamo, osserva Deaglio, in un capitalismo oligopolistico e asimmetrico, dove la concentrazione di potere nelle mani di poche multinazionali tecnologiche ha creato “una libertà dimezzata”: siamo consumatori apparentemente liberi, ma “qualcuno instrada le nostre scelte in direzioni predeterminate”. È una forma di “autoritarismo sottile”, fondata sulla conoscenza dettagliata dei comportamenti individuali e sull’uso di strumenti come il nudging e le fake news per orientare decisioni economiche e politiche.

Sul piano macroeconomico, l’analisi tocca i nodi classici della vulnerabilità del sistema: debito pubblico crescente, inflazione intermittente e stagnazione produttiva nei Paesi avanzati, a fronte della spinta delle economie emergenti e dell’instabilità climatica.

Deaglio richiama l’insegnamento di Adam Smith: un mercato senza regole e senza una moralità condivisa smette di essere liberale e diventa terreno di privilegio e concentrazione del potere economico.

Il ritorno di Trump e la crisi del liberalismo

Tra i capitoli più forti del volume c’è quello dedicato agli effetti del ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, che Deaglio interpreta come un segnale del profondo mutamento dell’economia mondiale. L’America di Trump, con il suo protezionismo e la spinta al ritorno delle produzioni entro i confini nazionali — rappresenta, secondo Deaglio, la fine dell’ordine economico globale che aveva retto per oltre trent’anni.

È il passaggio da una globalizzazione aperta a una competizione “frammentata, territoriale, spesso aggressiva”. Questa trasformazione si accompagna, scrive Deaglio, alla crisi di un liberalismo senza regole, travolto dal paradosso di “un eccesso di libertà che sta uccidendo la libertà stessa”.

La tecnologia, nata per emancipare, si è trasformata in strumento di controllo. Le grandi piattaforme digitali, “un gigantesco cartello”, “conoscono tutto di noi, mentre noi non sappiamo nulla di loro”. Da qui la proposta di un nuovo liberalismo più morale e trasparente, capace di ricostruire fiducia e regole in una società segnata da manipolazioni, disinformazione e poteri opachi.

Il ritorno dell’interventismo statale, le nuove guerre economiche e la ricerca di sicurezza industriale, dall’energia ai semiconduttori, sono per Deaglio i segnali di un mondo che “non sa ancora se sta uscendo dalla globalizzazione o entrando in una fase più selettiva di essa”. L’incertezza, osserva, non è un incidente temporaneo, ma “la condizione permanente del capitalismo del XXI secolo”.

Gros-Pietro: “Capire la complessità per non subirla”

A introdurre il Rapporto è Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Intesa Sanpaolo, con una prefazione dal titolo emblematico: “Oltre la globalizzazione. Un viaggio nel cambiamento continuo“.

Comprendere le dinamiche globali – scrive – non è un esercizio accademico, ma una necessità operativa. Le banche devono mantenere una doppia postura: vigilare sui rischi e sostenere l’innovazione”. Nella sua analisi, Gros-Pietro individua le grandi linee di faglia del mondo postglobale, la disuguaglianza crescente, la crisi del ceto medio, la corsa alle armi e la fragilità democratica. E mette in guardia contro “l’eccessiva concentrazione oligopolistica e l’insostenibilità di certi modelli di welfare”.

Il capitalismo, spiega, “è in bilico tra fondamentalismo di mercato e liberalismo inclusivo”. La soluzione, per lui, è nella conoscenza e nella responsabilità, “un’economia sana vive solo entro istituzioni serie, libere e democratiche”.

Il Rapporto, sottolinea, rappresenta una bussola per orientarsi nella nebbia dell’incertezza, grazie alla capacità di combinare rigore analitico e visione strategica: dall’elettrificazione globale all’intelligenza artificiale, dalla sicurezza alimentare alla trasformazione del lavoro, ogni tema è affrontato con l’obiettivo di “capire la complessità per non subirla”.

Una bussola per il futuro

Un futuro da riprogettare è, in definitiva, un libro che parla di economia nel senso più ampio, non solo di mercati, ma di società e valori. Deaglio non offre ricette, ma materiali per costruirne di nuove. È un invito a riscoprire il pensiero critico e a rifiutare le scorciatoie, “non abbiamo una bussola, ma possiamo ricominciare a costruirla, insieme”.

Il volume è stato presentato il 7 ottobre 2025 alla Libreria Egea di Milano, durante l’incontro “Quale futuro per la democrazia?”, che ha visto Mario Deaglio dialogare con Giuseppe Russo, Giorgio Arfaras, Daniel Gros e Franco Bruni, moderati dal giornalista Fabrizio Patti. Un appuntamento che ha confermato la vocazione del Rapporto come spazio di confronto tra accademia, economia e società civile.

È, nelle parole dello stesso Deaglio, “un invito a diventare partecipanti attivi, non spettatori” di un mondo in ricostruzione. Perché il futuro, spiega Deaglio, non va previsto: va riprogettato.

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