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Troppi decreti-legge: in Senato otto proposte per riformare l’articolo 77 della Costituzione e limitare l’abuso

I decreti-legge sono ormai troppi e in Senato tutti, da FdI a Avs passando per Lega, Fi, Pd, M5s, Iv e Noi moderati, concordano sulla necessità di riformare l’articolo 77

Troppi decreti-legge: in Senato otto proposte per riformare l’articolo 77 della Costituzione e limitare l’abuso

Troppi decreti. Tutti d’accordo. E dunque tutti parimenti d’accordo a intervenire sull’art. 77 della Costituzione, che appunto disciplina il ricorso alla decretazione da parte del governo. Da FdI a Avs, passando per Lega, Fi, Noi moderati, Pd, M5s, Iv, sono otto al Senato, in commissione Affari costituzionali, le proposte di revisione di quell’articolo.

L’aumento dei decreti-legge: i numeri dalla prima legislatura a oggi

Intanto, qualche numero, a testimonianza dell’aumento vorticoso del ricorso alla decretazione d’urgenza. Basti pensare che nella prima legislatura (1948-1953), il governo De Gasperi emanò solo 29 decreti, mentre in questa legislatura siamo già arrivati a 113 decreti presentati (98 sono stati convertiti in legge, 12 sono scaduti, 3 sono in discussione per la conversione). Ma già nella seconda legislatura i decreti raddoppiano (60) e addirittura superano per la prima volta il centinaio (124) nella VI (governi Andreotti II, Rumor IV e V, Moro IV e V). Il culmine si è avuto nella dodicesima legislatura (10/5/1994-8/5/1996, governi Berlusconi I e Dini I) che ha segnato una vera e propria apoteosi dei decreti-legge: ne vengono emanati 669, il che significa quasi un decreto-legge al giorno (per l’esattezza 0,87), festivi compresi. C’è da aggiungere, però, che di questi solo 121 sono stati convertiti in legge, 538 sono decaduti e 10 sono stati bocciati (dati Camera, numeri del Parlamento). Nella successiva si contano 458 decreti (governi Prodi I, D’Alema I e II, Amato II), di cui 88 sono “ereditati” dalla legislatura precedente. Si passa poi a 226 decreti nella XIV (governi Berlusconi II e III) per scendere a 51 e 31 nelle due successive (dati Senato, servizio resoconti) e quindi risalire a 100 decreti nella XVII e 146 nella scorsa legislatura.

Le proposte dei senatori: più tempo e più limiti alla decretazione

“Negli ultimi anni, il ricorso sempre più frequente all’adozione dei decreti-legge da parte dei Governi ha di fatto «esautorato» il ruolo del Parlamento”, riconosce il senatore forzista Adriano Paroli, che propone di aumentare a novanta giorni il termine per la conversione dei decreti-legge “per permettere un lavoro più attento da parte delle Camere in sede di conversione degli stessi”. Identica la proposta del sen.

Domenico Matera (FdI), che punta il dito sul termine dei 60 giorni per la conversione del decreto “spesso rivelato eccessivamente ristretto per consentire l’esame nel merito dei decreti-legge da parte di entrambi i rami del Parlamento”. E però subordina l’allungamento dei termini alla richiesta di almeno un decimo dei componenti di una delle due Camere. E questo per “evitare che la proroga del termine venga disposta da ciascuna Camera in modo sistematico e determini un’alterazione del disegno costituzionale”. Propone i 90 giorni anche il leghista Paolo Tosato che in aggiunta suggerisce, “al fine di consentire un esame approfondito in entrambi i rami del Parlamento”, che l’esame nella Camera in cui il decreto è stato presentato non superi i sessanta giorni, pena la decadenza. Mariastella Gelmini (Noi moderati) non ha dubbi: siamo di fronte a un “vero e proprio abuso” della decretazione d’urgenza e dunque fissa una serie di paletti sulla straordinarietà e l’omogeneità (non possono essere accettate, in sede di conversione, aggiunte estranee al decreto).

Paletti tematici e proposte restrittive di Pd, Iv, M5s e Avs

Limiti ben precisi anche nella proposta che vede primo firmatario il senatore Pd Andrea Giorgis: “i decreti devono contenere misure di immediata applicazione e di carattere specifico e omogeneo, concernenti pubbliche calamità, sicurezza nazionale, norme finanziarie o l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza all’Unione europea”.

Parlano di “abuso” della decretazione anche i senatori Musolino e Borghi (Iv), rimarcando come il decreto-legge “è ormai diventato un ordinario strumento di legislazione, capace di inficiare – spesso fino ad annullarle – le prerogative del Parlamento” e dunque anche loro propongono precisi vincoli. Ribaditi anche nella proposta a prima firma Alessandra Maiorino (M5s). Fa eco la proposta a prima firma Peppe De Cristofaro (Avs), che rimarca come “l’abuso della decretazione d’urgenza ha invertito del tutto il rapporto tra regola ed eccezione nell’attribuzione della funzione legislativa alle Camere (la regola) e la previsione di strumenti di rango legislativo cui il Governo può talora ricorrere (l’eccezione)”.

La Commissione ha deciso la costituzione di un comitato ristretto con il compito di mettere a punto un testo che unifichi le varie proposte.

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