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Starmer, resa dei conti al via: ecco perché le dimissioni di un ministro aprono la corsa al vertice di Labour e governo

Gran Bretagna, sfida alla leadership di Keir Starmer lanciata all’interno del Labour dopo la disfatta alle Amministrative: il ministro della Sanità, Wes Streeting, esponente della destra laburista, si è dimesso. Obiettivo: spodestare il premier come capo del partito di maggioranza e del governo. Cosa significa

Starmer, resa dei conti al via: ecco perché le dimissioni di un ministro aprono la corsa al vertice di Labour e governo

Sfida alla leadership di Keir Starmer lanciata all’interno del Labour dopo la disfatta alle amministrative del 7 maggio: il ministro della Sanità, il 43enne Wes Streeting, esponente della destra laburista, ha annunciato giovedì le sue dimissioni, formalizzando per primo la candidatura volta a spodestare il premier come capo del partito di maggioranza e del governo. Ma a muoversi è anche l’ala sinistra: un deputato lascia il seggio per consentire ad Andy Burnham, attuale sindaco di Manchester ed esponente della “soft left”, di candidarsi per un ritorno alla Camera dei Comuni, necessario per partecipare alla corsa alla successione di Starmer. Una candidatura che – secondo Sky News – il premier non intende contrastare utilizzando la propria posizione in seno al Comitato esecutivo nazionale del Labour .

Starmer, al via la resa dei conti

E dunque, la resa dei conti sulla leadership di Starmer è ora solo questione di tempo. Streeting è sceso in campo sollecitando sir Keir a fare un passo indietro per consentire al partito – spaccato peraltro fra destra e sinistra interne – di darsi una nuova guida e provare a uscire dalla crisi di consenso in cui è precipitato in meno di due anni dal suo ritorno al potere. Ma la sfida di fatto è sul tavolo, come fanno sapere i suoi stessi sostenitori, assicurando che “Wes ha già il sostegno” di più degli 81 deputati del gruppo parlamentare di maggioranza (il 20% del totale) necessari a obbligare Starmer a sottoporsi alla conta dei voti dinanzi alla base. Una sfida che d’altronde il primo ministro insiste a dirsi pronto a raccogliere, nonostante i tentativi di convincerlo ad arrendersi e a fissare una data per passare la mano, accettando una transizione concordata.

Starmer, chi lo difende

Mentre a difenderlo restano se non altro alcuni ministri di spicco, come la cancelliera dello Scacchiere, Rachel Reeves, la quale sottolinea il dato migliore delle attese sulla crescita dell’economia britannica dello 0,6% nel primo trimestre del 2026 e ammonisce i compagni a non “gettare il Paese nel caos”.

Starmer, chi lo attacca

Nella sua lunga lettera d’addio, Streeting scrive però senza mezzi termini di aver “perso fiducia” nel primo ministro. L’accusa principale è quella di non aver saputo reagire alla debacle elettorale recente: “Avevamo bisogno di una visione e ci dai il vuoto, avevamo bisogno di una direzione e ci porti alla deriva. Ormai è chiaro – taglia corto Streeting – che non sarai tu a guidare il Partito laburista alle prossime elezioni politiche e che i parlamentari del Labour e i sindacati affiliati vogliono un dibattito su ciò che verrà dopo. Dovrà essere un dibattito ampio, con la migliore varietà possibile di candidati, io spero che tu vorrai facilitarlo”.

Parole al vetriolo a cui Starmer risponde quasi con una scrollata di spalle, richiamando il valore “dell’unità” per essere “all’altezza di una battaglia cruciale per l’anima della nazione”.

Il messaggio è comunque chiaro: Streeting – primo aspirante premier gay dichiarato – è pronto a lasciare il tempo di entrare in scena ad altri pretendenti, se riusciranno a trovare appoggi sufficienti nel gruppo parlamentare. Ma spera in effetti di farsi incoronare in solitaria se la sua accelerazione impedirà ai candidati alternativi di organizzarsi. Si vedrà.

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