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Scontro sulla nomina della Bindi alla presidenza Antimafia. Ed è tensione anche in Scelta civica

Si spacca l’intesa Pd-Pdl sulla nomina del presidente della commissione antimafia – Rosy Bindi viene eletta al ballottaggio, con 25 voti favorevoli. Ed è alta tensione anche in casa di Scelta civica, stasera è atteso il direttivo nazionale del partito dopo l’uscita choc di Mario Monti che sferza Bombassei e soci a tenere duro

Scontro sulla nomina della Bindi alla presidenza Antimafia. Ed è tensione anche in Scelta civica

Sulla nomina del presidente della commissione antimafia l’intesa politica Pd-Pdl va in fumo e gli accordi saltano. Ma la candidata del Pd, Rosy Bindi, non appoggiata dal Pdl, al ballottaggio riesce a spuntarla e ad essere eletta presidente della bicamerale. 25 voti a favore, contro gli 8 di Luigi Gaetti del Movimento 5 Stelle. I commissari Pdl non votano. I capigruppo di Camera e Senato, Renato Brunetta e Renato Schifani arrivano addirittura a minacciare di disertare non solo quella odierna, ma tutte le sedute della bicamerale fino alla fine della legislatura, in caso fosse eletto “il presidente imposto dal Pd e non una personalità condivisa dall’insieme delle forze politiche”.

Al primo turno Bindi non ce l’aveva fatta. Aveva, infatti, ottenuto 23 voti (ne occorrevano 26) contro i 6 di Luigi Gaetti dell’M5S e i 2 di Raffaele Volpi. Bindi così è andata al ballottaggio con Gaetti che ha preso 6 voti, 2 in meno dei componenti M5S. Questo in un primo momento ha fatto pensare a una spaccatura nei Cinque Stelle. Ma il deputato Riccardo Nuti ha precisato che i sei voti ottenuti nella prima tornata dello scrutinio, su otto membri complessivi a disposizione degli stellati, rappresentavano la totalità del gruppo: “Un senatore è in missione – ha spiegato – e il candidato al primo turno non si è autovotato”. Sta di fatto che la presenza dei commissari M5S ha garantito il numero legale.

Lo scontro Pd-Pdl sull’Antimafia non è l’unica tensione politica del giorno, aria di rottura si respira anche nel partito di centro di Scelta Civica che ha convocato per stasera un direttivo nazionale nella sede di via Pioli. In quell’occasione probabilmente sarà sancita la rottura definitiva tra il tridente Casini-Mauro-Olivero e l’asse che Mario Monti aveva messo in campo, formato dai confindustriali (il vicepresidente Alberto Bombassei e il tesoriere Gianfranco Librandi), dai montezemoliani (con in testa Andrea Romano), dagli ex-Pd di area liberal (Linda Lanzillotta e Alessandro Maran) e dagli ex-radical, oltre che liberal come Benedetto Della Vedova.

Intanto Mario Monti, in una lettera inviata al vice presidente di Scelta Civica Alberto Bombassei, con la quale formalizza le dimissioni da presidente del partito invita il partito a non lasciarsi superare: “Chi vuole ‘superare’ Scelta Civica – scrive – svendendola dopo essersene servito, merita una vostra reazione. Civile, certo, ma forte”. E aggiunge: “Il mio sostegno a Scelta Civica non verrà meno”.

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