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Richemont brilla per i suoi gioielli: ricavi a +14% e utile in crescita grazie al riaffacciarsi dei cinesi e a dazi Usa soft. Il titolo vola

Il presidente Johann Rupert vede “alcuni primi segnali” di miglioramento della domanda in Cina, ma invita alla cautela: è presto per parlare di una piena ripresa

Richemont brilla per i suoi gioielli: ricavi a +14% e utile in crescita grazie al riaffacciarsi dei cinesi e a dazi Usa soft. Il titolo vola

Richemont, società del lusso specializzata in gioielli e orologi, brilla nella Borsa elvetica, con rialzo anche verso il 7% poi ridotto in tarda mattinata, ma comunque oltre il 4%.

La maison del lusso ha registrato una crescita più robusta nel secondo trimestre rispetto al periodo precedente, testimonando anche in questo settore della gioielleria una ripresa dell’interesse e una luce in fondo al tunnel come già riscontrato nelle maison della moda come ad esempio Lvmh e Kering, Burberry o Hermès, grazie anche al riaffacciarsi dei consumatori cinesi e a un impatto contenuto dei dazi Usa.

Nei primi sei mesi Richemont ha visto ricavi crescere del 5% a tassi correnti (+10% a tassi costanti) a 10,62 miliardi di euro, sopra le attese di 10,38 miliardi di euro. Quasi quadruplicato l’utile netto passato da 457 milioni di euro a 1,8 miliardi di euro, dopo che le consistenti svalutazioni patrimoniali nello stesso periodo dell’anno precedente che avevano drasticamente ridotto i suoi profitti.

Nel periodo, è stato il secondo trimestre che ha visto lo sprint maggiore con i ricavi balzati dell’8% a tassi correnti e del 14% a tassi costanti a quota 5,2 miliardi di euro grazie a incrementi in tutte le aree geografiche nonostante venti contrari tra cui le fluttuazioni valutarie, l’aumento dei prezzi dell’oro: Europa a +9% a valute correnti, Americhe a +12%, Asia a +4% e Middle East & Africa a +16%. In particolare, specifica la nota, l’area composta da Cina, Hong Kong e Macao è tornata a crescere.

Meglio la gioielleria Cartier e Van Cleef degli orologi Baume & Mercier o Piaget

Guardando ai vari segmenti di business, le maison di gioielleria, che ha in portafoglio tra marchi come Cartier e Van Cleef & Arpels, hanno continuato a beneficiare della domanda elevata e hanno incrementato le vendite con un +9% a tassi correnti nel primo semestre e un +12% nel secondo trimestre. Le vendite di orologi, con marchi come Baume & Mercier, Cartier, Jaeger-LeCoultre, Montblanc, Officine Panerai, Piaget, sono invece diminuite organicamente del 6% (a valute correnti) nei primi sei mesi, ma nel trimestre che termina a settembre hanno limitato il calo a un -2% a tassi correnti diventando +3% a tassi costanti.

Il presidente Johann Rupert, in una conference call successiva ai risultati, ha affermato di vedere “alcuni primi segnali” di miglioramento della domanda in Cina, ma ha invitato alla cautela, sostenendo che è ancora presto per parlare di una piena ripresa.

Secondo quanto riporta Reuters, Richemont “sta affrontando meglio rispetto ai concorrenti sia i dazi commerciali Usa sia il recente rallentamento del settore del lusso, grazie a una politica di prezzi stabile e alla maggiore esposizione alla gioielleria rispetto alla moda, più soggetta a rapidi cambiamenti”. C’è inoltre da aggiungere che Stati Uniti e Svizzera hanno recentemente raggiunto un accordo commerciale per ridurre i dazi del 39% sulle importazioni svizzere imposti da Trump. Gli Stati Uniti costituiscono il più grande mercato per Richemont, che nel Paese genera circa il 22% delle vendite.

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