Il Rapporto GreenItaly, giunto alla sedicesima edizione e promosso da Fondazione Symbola, Unioncamere e Centro Studi Tagliacarne con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, fotografa lo stato della green economy italiana.
Alla presentazione, insieme a Ermete Realacci, Andrea Prete e Gilberto Pichetto Fratin, hanno partecipato rappresentanti di Conai, Novamont, Ecopneus, Enel, oltre a Francesco La Camera (Irena) e numerosi esperti del settore, a testimonianza della crescente integrazione tra imprese, istituzioni e innovazione sostenibile.
Eco-investimenti e green jobs: la crescita italiana
Nel periodo 2019-2024, sono state 578.450 le imprese extra-agricole che hanno effettuato eco-investimenti, pari al 38,7% del totale, ovvero più di una impresa su tre. Nel 2024, i green jobs hanno raggiunto 3,298 milioni di unità, in crescita del 4,3% rispetto al 2023 (+135 mila unità), con una quota sul totale degli occupati pari al 13,8%.
Il risultato complessivo nell’ultimo biennio vede un consolidamento del dato sia assoluto sia relativo registrato nel 2022, con l’auspicio che quest’ultima rilevazione possa rappresentare una solida base da cui far partire nell’immediato futuro un virtuoso processo di crescita. Con riferimento alla distribuzione regionale dei green jobs, lo scenario resta pressoché immutato anche nel 2024, con l’affermazione del NordOvest con il 32,8% del totale nazionale, seguito dal Nord-Est (23,6%), dal Mezzogiorno (23,1%) ed infine dal Centro (20,5%); unica area, quest’ultima, a segnare una flessione, seppur lieve, di lavoratori verdi rispetto all’anno precedente (-0,5%; +6,2% per il Nord-Ovest ed il Sud e Isole; +4,0% per il Nord-Est).
Italia al top nel riciclo dei rifiuti
Nel recupero di materia, l’Italia dà il meglio di sé. Secondo Eurostat, la nostra capacità nell’avvio a riciclo dei rifiuti totali (urbani e speciali) ha raggiunto il 92,6% (2023), un tasso di gran lunga superiore a quello delle altre grandi economie europee, Francia (81,5%), Germania e Spagna (75,5%), e alla media UE-27 (60%).
Invece la distribuzione per macro-aree geografiche delle imprese eco-investitrici dei settori dell’industria e dei servizi nel periodo 2019-2024 evidenzia una differenziazione geografica lievemente maggiore, sia rispetto alla precedente rilevazione (2019-2023) sia all’intervallo temporale immediatamente precedente (2014-2018).
La differenza tra l’incidenza delle imprese che hanno effettuato eco-investimenti sul totale delle imprese extraagricole nelle macro-aree nel 2019-2024 è contenuta in più o meno 2,7 punti percentuali rispetto alla media (38,7%), con un valore massimo nel Nord-Est (41,4%) e un minimo nel Centro (36,6%). La differenza è ancora di poco rilievo per poter discutere di una concreta dinamica geografica che interessi l’indicatore in questione, ma va comunque evidenziato che la differenza tra la performance di ciascuna area analizzata e la media nazionale tende a crescere, giacché era in un intorno di 1,5 punti percentuali sia nella scorsa rilevazione (20192023), sia nel periodo immediatamente precedente (2014-2018).
Lombardia leader della green economy
La Lombardia conserva saldamente il primato nella graduatoria regionale anche nell’intervallo temporale 2019-2024, con 102.730 imprese ecoinvestitrici nel settore dell’industria e dei servizi, pari al 17,8% del totale nazionale e al 39,3% del totale delle imprese della regione. Nelle prime cinque regioni per numero di imprese che hanno effettuato investimenti green sono concentrate ben il 53,1% delle imprese che nel periodo esaminato hanno realizzato eco2 investimenti (era il 52,2% nel periodo 2019-2023); oltre alla Lombardia, si confermano in questo gruppo il Veneto (54.970 imprese eco-investitrici), il Lazio (50.960 unità), la Campania (50.890 unità) e l’EmiliaRomagna (47.640 unità).
Roma sorpassa Milano nella classifica delle imprese green
Nella graduatoria provinciale anche nel periodo 2019-2024, continua il testa a testa tra le città metropolitane di Roma e Milano, rappresentative rispettivamente del mondo dei servizi e dell’industria. In quest’ultima rilevazione, la città metropolitana di Roma si riprende il primato con 39.020 imprese eco investitrici extra-agricole, in crescita rispetto alle 36.290 unità della scorsa rilevazione (2019-2023); segue la città metropolitana di Milano, con 37.680 imprese green.
Si confermano nelle prime cinque posizioni della graduatoria provinciale Napoli (25.930 imprese green), Torino (21.380 unità) e Bari (15.030 unità).
Riciclo e filiere virtuose: Italia leader in Europa
Analizzando, invece, la sola incidenza di imprese eco-investitrici sul totale delle imprese provinciali, le migliori performance sono registrate a Bolzano (50,1%), Bologna (47,6%) e Siracusa (46,2%). Nel riciclo degli imballaggi, l’Italia ha raggiunto la quota effettiva del 76,7% (2024). Il dato consolida la nostra leadership europea, già confermata dal raggiungimento con 10 anni di anticipo dell’obiettivo europeo di riciclo complessivo per il 2030 (dati CONAI).
Le filiere più virtuose sono quelle della carta (92,4%), del vetro (80,3%) e dell’acciaio (86,4%). La filiera degli imballaggi in plastica biodegradabile e compostabile, con un tasso di riciclo del 57,8%, è – insieme alla plastica tradizionale (50,8%) – il settore con il più rapido tasso di crescita. Virtuosa a livello europeo anche la filiera degli oli minerali, con un tasso di riciclo pari al 98% (dati CONOU).
Per quanto riguarda invece il recupero di Pfu (pneumatici fuori uso), le attività di recupero hanno permesso al Paese nel 2024 di evitare l’emissione di oltre 90mila tonnellate di CO2eq e risparmiare 957 milioni di MJ di risorse fossili (dati Ecopneus).
Prete: “Il green è un moltiplicatore di valore”
“La transizione green non è più soltanto una scelta etica o ambientale: è il nuovo spazio dove si misurano competitività, produttività e capacità industriale dei Paesi”, ha dichiarato Andrea Prete, presidente di Unioncamere.
“Le imprese che investono in tecnologie net-zero non solo riducono le emissioni ma performano meglio. Le aziende europee che detengono brevetti green strategici hanno in media una produttività più alta del 17% rispetto alle altre. Il vero limite oggi non è la volontà delle imprese, ma la carenza di professionisti qualificati: le aziende incontrano difficoltà di reperimento per oltre la metà dei green jobs ricercati. La sfida non è ‘se’ fare la transizione, ma ‘come’ trasformarla in competitività nazionale”.
Realacci: “L’Italia può essere protagonista della transizione verde”
“I dati del 16° Rapporto GreenItaly confermano la concretezza dell’invito del Presidente Mattarella a fare della transizione verde e della decarbonizzazione un importante fattore di competitività“, ha affermato Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola.
“C’è un’Italia che fa della transizione verde un’opportunità per rafforzare economia e società. Siamo una superpotenza europea dell’economia circolare, e questo ci rende più competitivi e capaci di futuro. Possiamo dare forza a questa economia grazie al Next Generation EU e al PNRR. La burocrazia inutile ostacola il cambiamento necessario, ma possiamo farcela se sapremo mobilitare le migliori energie del Paese senza lasciare indietro nessuno”, ha concluso Realacci.